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L'appello, un anno dopo PDF Stampa E-mail
Scritto da marco arturi   
Friday 12 June 2009

Il primo giugno dello scorso anno rendemmo pubblico l’Appello in difesa dell'identità del vino italiano. Il nostro intento era quello di raccogliere attorno ai contenuti del documento la produzione, il commercio e il consumo contrari ai disegni speculativi dell’establishment, tesi a trasformare il vino in un bene di mercato da plasmare in funzione delle strategie degli uffici marketing.

Ci siamo riusciti? Solo in parte. Dell’Appello si è molto discusso e riguardo ai suoi contenuti si è molto ragionato, il che di questi tempi e in questi luoghi rappresenta già un bel risultato. Ma ci sarebbe piaciuto fare e soprattutto coinvolgere di più. A rendere la cosa complicata hanno concorso diversi fattori: su tutti, l’indifferenza della grande stampa e la ritrosia di molti produttori a “esporsi”, anche se non è risultato ben chiaro a che cosa. Se andate a scorrere le firme di chi ha sottoscritto il documento vi renderete conto di quanto sia leggera la presenza della produzione. Non siamo andati molto al di là dei “soliti noti”: biologici e biodinamici, vinoveristi, artigianali e affini. Ma dalla lista delle adesioni - che a oggi sono circa 1290 e che continuano per qualche strana ragione a incrementarsi, anche se a ritmo di una ogni qualche giorno - emerge chiaramente una sensibilità diffusa nei confronti del problema da parte di chi il vino lo commercia, lo racconta o semplicemente lo ama.

Ma cosa è stato in questi dodici mesi dell’identità del vino italiano? Mentre a Montalcino l’inchiesta sulle presunte frodi rischia di evaporare tra patteggiamenti e dubbi riguardanti i metodi analitici, Villa Banfi si è vista assegnare il Premio internazionale del Vinitaly per essere – dalla motivazione, testuale - un’azienda indissolubilmente legata al territorio, che emerge con intensità ad ogni sorso dei suoi vini. Alcuni produttori hanno deciso di abbandonare il Consorzio, qualcuno decidendo di dare seguito alla propria adesione all’Appello con iniziative concrete, come questa; altri hanno preferito restare nell’ombra, salvo poi votare contro la proposta di modifica del Disciplinare del Brunello, che comunque è rimasto invariato nonostante in extremis si sia scomodato nientemeno che Angelo Gaja per chiederne la revisione. Una notizia confortante, non fosse che nel frattempo il Nobile di Montepulciano è entrato nel mirino dei “revisionisti” e a Manduria, periferia dell’impero, la modifica del Disciplinare del Primitivo è praticamente cosa fatta.

A Villa Boschi si è celebrata la riunione tra Vini Veri e Renaissance, che negli intenti dei produttori coinvolti dovrebbe andare ben oltre la manifestazione commerciale. C’è da sperarlo, anche perché l’ipotesi di una riunificazione con VinNatur appare remota, adesso più che mai.

Il progetto F.I.V.I. attraversa un momento di difficoltà: non si è ancora ben compreso chi siano i vignaioli indipendenti né se vogliano riunirsi in un sindacato o in una lobby, come non esiste una posizione ufficiale dell’associazione riguardo alla salvaguardia dell’identità del vino e ad altre questioni etiche. In compenso già si discute a proposito dell’opportunità di varare una nuova fiera, della quale non sembrano in molti a sentire il bisogno: nemmeno se si trattasse della versione italiana di Vignerons d’Europe.

Dai giudizi delle guide è emersa, come era del resto prevedibile, una maggiore attenzione riguardo ai vini che sono espressione di vitigno e territorio, mentre una fetta sempre più consistente di pubblico manifesta interesse – anche se spesso in maniera superficiale - nei confronti dei vini naturali.

A ben vedere, insomma, non è che le cose si siano mosse di molto. Proprio per questo crediamo che l’attenzione debba restare alta e che la partita riguardante la salvaguardia delle denominazioni e la tutela del consumatore rimanga aperta. Ecco perché rinnoviamo l’invito a firmare e diffondere l’Appello, a operare scelte di produzione e consumo in linea con i principi che lo hanno ispirato e a mettere in circolo germi di resistenza contro i progetti di chi nel vino non vede altro che un liquido da speculazione.

 
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