note di degustazione di sandro sangiorgi foto di giacomo lippi
Non è possibile analizzare il Chianti in quanto comparto agricolo senza considerare il contesto della Toscana nella sua complessità. E questo non solo perché nell’intenzione dei legislatori degli ultimi sessant’anni c’è stata la volontà precisa di fare di quest’ultima un’area vitivinicola d’eccellenza e del Chianti (e delle sue sottozone) la denominazione regionale per antonomasia, con buona pace di Mario Soldati che nel 1969 denunciò i pericoli insiti in questo viatico. Ma anche, e soprattutto, perché la storia del vino nella terra del Boccaccio e del Machiavelli – di cui quest’anno ricorrono alcuni anniversari – è storia recentissima e con la s minuscola, fatta di osmosi fra tendenze e accadimenti apparentemente separati e susseguitisi in luoghi a volte distanti l’uno dall’altro (il Chianti appunto, la costa livornese “degli Etruschi”, Montalcino, Montepulciano, la Maremma grossetana) ma alla lunga strettamente interconnessi. Leggi tutto...
senza schema
Presentarsi e preservarsi
A vivere ho imparato/Son divenuto un altro, dopo d’aver viaggiato/
Partendo da Bologna/facendo a lei ritorno/In visite una volta spendevo tutto il giorno/Ora con i biglietti supplisco ad ogni impegno/Ah! I francesi, i francesi, hanno il gran bell’ingegno!
da Ilcavalier Giocondo di Carlo Goldoni
Biglietti di visita Al ritorno dal Vinitaly me ne sono ritrovati nei pantaloni, nel giubbino, nel portafogli, nello zaino. Decine. «Posso lasciarle il mio biglietto da visita? Non si sa mai! Mi lascia il suo?» Ricordo, me lo consegnò con stile, tra indice e medio, con un movimento elastico dalla tasca verso di me, all’altezza dello stomaco, da esperto cowboy.
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Porthos chi?
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