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Ecco il calendario degli eventi che si svolgeranno presso la sede di Porthos tra ottobre 2019 e aprile 2020

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Riesling: lignaggio, rigore, identità – I lezione, Mosel Saar-Ruwer

5 maggio 2016, Sede di Porthos, con Max Argiolu

Parole chiave: vibrazioni, acqua di riso, erba medica, talento, fragilità.

Riesling1

Mise en bouche
Bernkasteler Graben Kabinett Trocken 1994 Sebastian Alois Prüm (Wehlen)
È un vino nato sottile che si è assottigliato in modo corale, conservando quella delicatezza “in filigrana” che ne costituisce il maggior elemento di fascino; è stato un modo per prepararci a sentire, per provare a rivolgerci alla tipologia, il Riesling nella Mosel-Saar-Ruwer.

1a
Eitelsbacher Karthäuserhofberg Kabinett 2011 Karthäuserhof (Trier)
Il liquido si solleva e attraversa la poesia del Riesling, s’insinua nelle pieghe del terroir e ci coglie pronti a ricevere il suo messaggio di freschezza; ogni volta che lo si avvicina riprende a spiegare dall’inizio chi è e da dove viene.

2a
Eitelsbacher Karthäuserhofberg GG 2009 Karthäuserhof (Trier)
Fiorito di rosa sulfurea, netto e generoso; la vena tattile è pronunciata e conduce la densità del frutto bianco nella corrispondenza naso-bocca, proprio in fondo, quando il profumo sembra scomparire.

3a
Scharzhofberger GG 2009 Reichsgraf von Kesselstatt (Morscheid)
Contraddittorio e riottoso, gioca tra lo slancio acido, quasi acre, e la matura cedevolezza dell’alcol, appassiona per come si trasforma nel bicchiere, dopo un inizio confuso sa far emergere una stratificazione disciplinata e questo maggiore ordine odoroso si riflette in una scatenata energia gustativa.

4a
Scharzhofberger Kabinett 2009 Egon Müller (Wiltingen)
Pugnace e progressivo, elegante per vocazione, non sbaglia una nota in virtù di un meraviglioso senso del ritmo; promette molto e mantiene altrettanto, sul piano sapido e su quello fisico, ma tiene per sé una faccia non rivelata, la tiene stretta e non la svela, almeno per ora.

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Intervista a Davide Vanni

a cura di laura pinelli e francesca pasqui

Abbiamo intervistato Davide Vanni, autore del documentario Vitae dedicato ai produttori di vini naturali che verrà proiettato sabato 9 aprile alle 18:30 a Cerea, in provincia di Verona, nell'ambito della manifestazione ViniVeri. Introdurrà l’evento Sandro Sangiorgi.

Davide Vanni studia al liceo scientifico di Salò e inizia ad allontanarsi da casa nel 1995 iscrivendosi alla facoltà di psicologia di Padova. Poi inizia il lavoro con i ragazzi autistici in terra friulana. Un altro trasloco lo conduce a Torino per il biennio alla scuola Holden e tanto cinema. Dopo un campus di cinema e magia in Lucania parte deciso verso il mondo del documentario.

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La Sardegna col velo

testo e note di degustazione di matteo gallello
a cura di sandro sangiorgi
foto di giampiero pulcini


Mi sembra inevitabile che, dopo qualche mese, la riflessione iniziale vada a concentrarsi sul senso di quell’incontro di fine ottobre. Certo perdura la bellezza di quei vini imprevedibili e paradigmatici, rimangono ancora i profumi amari, di miele e resine, secchi eterei ammandorlati. Ancora di più permane il pensiero sulla compagnia, l’ospitalità, lo scambio, la meditazione, la lentezza che queste specialità racchiudono. E su valori imprescindibili del vino come l’essere spontaneo e consegnarsi verace che, applicati allo scambio umano, racchiudono il senso della civiltà.

Vernaccia di Oristano e Malvasia di Bosa rimangono per me vini-sorpresa e vini lenti, mai immediati, eppure sempre disponibili. Vini che interpretano un momento, irrompono da un’origine particolarissima, brulicante, incontrollabile, eterna.
Sandro rilevava: «La produzione di vino degli ultimi trentacinque anni ha avuto paura del rapporto con l’aria. I produttori l’hanno temuto, l’hanno demonizzato. Anche nelle iper ossidazioni il tentativo è sempre l’opposto, controllare il vino, decidere al posto suo, mentre un’accorta e naturale dialettica con l’aria ha un valore ed è un valore».
La dialettica e il confronto sono le premesse del vivere felice, nostro e del vino buono.
Di seguito leggeremo le parole di Giampiero Pulcini, Davide Orro, Gianmichele Columbu e Vanna Mazzon: nessuno di loro, anche nella spiegazione scientifica più complessa, trascura la più grande virtù alla base di una comunità, di un sistema sociale chiamato (luogo di) origine.

Vernaccia di Oristano - Porthos Edizioni

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Cirò, Calabria, spirito di appartenenza

di matteo gallello
a cura di sandro sangiorgi

Il vino calabrese è da sempre un mio chiodo fisso.
È un legame inevitabile, il richiamo continuo delle origini. Un’eco che non si consuma e, quando sembra scompaia, basta fermarsi per risentirla. Poi ci sarà anche l’orgoglio, che presuppone il senso del mio agire, la realizzazione di un’identità in quel che faccio ogni giorno. Parlare in qualche modo e per qualche motivo della Calabria è il risultato più vistoso.
Appartenere, ecco il nocciolo della questione. Appartenere a un luogo perché il luogo possa appartenerti. Mi occupo di vino e, in particolare, voglio dedicarmi al vino calabrese.

In vigna con Cataldo Calabretta e Francesco De Franco - Porthos Edizioni
foto di mavi peňa

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