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Per Rosella

foto di giulia cerro

Due giorni fa ci ha lasciato Rosella Martini, figlia di Manfredi de “Il Paradiso di Manfredi”, a Montalcino. Ha ereditato l’azienda insieme a suo marito Florio Guerrini e l’ha condotta con l’aiuto delle figlie Silvia e Gioia. 
I nostri pensieri sono per la sua famiglia e per chi l’ha conosciuta e amata. Nelle prossime righe troverete un ricordo e una poesia di Chandra Livia Candiani, sono la mia e la nostra dedica.

rosella e florio

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Il vigneto, comunità e contaminazioni

 
Ecco il resoconto dell’evento dedicato ai vini ottenuti dalle “vigne miste”, introdotto dal testo presente nella brochure di presentazione della stagione 2019-2020.
Quindi il discorso di apertura da parte di Matteo Gallello e di seguito un’intervista a Jacopo Stigliano, produttore di due etichette da vigne miste. A chiusura il racconto della degustazione con i dettagli sugli otto vini degustati, una dote di conoscenza di persone, paesaggi e territori, testimonianze di culture uniche, antiche e, nello stesso tempo, prodigiosamente moderne. 

starseti collage

«Un tempo il contadino piantava vitigni diversi nella stessa vigna, forse per comprendere quali si sarebbero adattati meglio al clima e alla terra del luogo. Col passare degli anni il vignaiolo ha scoperto un’interazione energetica ben al di là del visibile, da cogliere tutta nel vino. Il crescente rigore eugenetico nelle selezioni clonali ha impoverito la biodiversità, anche tra ecotipi dello stesso vitigno, e ha portato a una riduzione della varietà e della profondità espressiva dei vini. Eppure la biodiversità non è solo una risorsa espressiva del liquido, ma anche un’opportunità agricola: magari il maltempo non rovinerà tutti i grappoli visti i diversi tempi di fioritura e poi, nel caso di malattie, non tutte le piante saranno colpite. La non omogenea maturazione degli acini è diventata un’insospettabile virtù, creatrice di equilibri impensati».

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Etna, sogno siciliano

a cura di sandro sangiorgi
foto di matteo gallello e roberto lo pinto


lI talento immediato soccombe davanti alla massa della produzione meccanica.

J.W. von Goethe 

La frase di Goethe, estrapolata da Fotografia e società di Gisèle Freund, sintetizza la mia attuale visione dell’Etna: un luogo dal talento cristallino grazie alla congiunzione straordinaria tra il contesto naturale e l’intelligenza umana. A Muntagna, in virtù dell’orografia e della geomorfologia, per ora non si presta a un invasivo processo di meccanizzazione, la manualità è sempre alla base del lavoro. Basta menzionare i terrazzamenti e i muretti a secco e si comprende l’impossibilità di adottare mezzi aggressivi per lavorare la terra. Ad ogni modo, per quanto negli ultimi trent’anni molti impianti ad alberello siano stati sostituiti dalle spalliere, per permettere l’ingresso di macchine tra i filari, rimane alta la percentuale di vigneti condotti “alla greca” (l’alberello egeo). 

Copertina Etna LOW

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da Porthos, aggiornamenti sulla questione Coronavirus

Gentili Amiche e Gentili Amici della comunità porthosiana,

diversamente da quanto comunicato meno di una settimana fa, siamo costretti a rimandare l’intera attività didattica.

La situazione generale non permette alle persone di trascorrere serenamente il tempo qui a Porthos.
Stiamo lavorando a un nuovo calendario sebbene non ci sentiamo ancora di confermarlo, vista la volatilità degli eventi.

Considerateci a disposizione per ulteriori dettagli e chiarimenti.

Vi ringraziamo sin d’ora per la pazienza e vi auguriamo giorni sereni.

matteo, roberto, greta, chiara, graziela, sandro

Pantelleria palma

Respirare insieme

a cura di sandro sangiorgi
foto di matteo gallello

Una boccata d’aria. È appena passata l’una di notte del primo sabato di riapertura della vineria. Sono rimasti pochi tavoli e dopo sette ore di frenetico servizio tiro giù per la prima volta la mascherina. Ricomincio a respirare, è come rinascere. Non mi ero mai reso conto di quanto fosse orribile avere a che fare solo con il proprio respiro. Si soffoca, non tanto fisicamente quanto psicologicamente. Nell’atto della respirazione c’è l’essenza della vita stessa. Respirare è la prima cosa che facciamo quando usciamo dal grembo materno, è la continua e ininterrotta contaminazione con gli altri viventi. Non si respira mai da soli: il respiro stesso è la prova che siamo parte di un’unica, molteplice vita. Mettere una barriera tra noi e l’aria che respiriamo è come rimanere confinati, banditi dal mondo. Quell’aria che non riusciamo a vedere, eppure ci permette di sentire, odorare, gustare, vivere.
A chi viene in vineria e mi chiede la solita domanda, «ma che cos’è il vino naturale?», ora rispondo che è un vino che non teme il rapporto con l’aria. Un vino che non ha paura di nascere nella contaminazione con la vita di altri esseri viventi, di accettare fino in fondo lo stupore della metamorfosi dell’uva nel liquido odoroso. Un vino che abbraccia il cambiamento continuo, l’intima essenza della vita.

Calice Luce

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Le fermentazioni spontanee, conversazione con Giacomo Buscioni


Non si può ridurre la fermentazione a un unico e lineare avvenimento: analizziamo piuttosto la biodiversità speciologica. Al momento è conclamato che il Saccharomyces cerevisiae è colui che conduce la fermentazione alcolica e molto spesso caratterizza lo spettro aromatico del vino. Le ricerche indicano che c’è una grande differenza genotipica rilevata tra le stesse famiglie di cerevisiae quando provengono da ambienti di vinificazione diversi, mentre è meno elevata all’interno dei ceppi provenienti dalla stessa cantina che, per questo, sono definiti “indigeni di cantina”.
Le spiegazioni di Giacomo Buscioni in un'articolata conversazione su Zoom.

La lettera di Giacomo Lippi, febbraio 2020


Caro Sandro,

ti scrivo perché il tuo “pezzo sui topi” mi ha fatto molto riflettere sulle posizioni velleitarie che spesso animano i progetti di vino naturale, Val Di Buri in primis.
Sembra che chi si getta in un’avventura come questa, si trovi a un bivio esistenziale, chiamato a una scelta di vita da cui dipende la salvazione del mondo! Tutto assume una valenza rivoluzionaria e cristologica e le coordinate entro cui si muove questa comunicazione sono quelle del conflitto e del sacrificio!

Lippi

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“La Nuova Enologia” di Pier Giovanni Garoglio, riflessioni e spunti, 55 anni dopo

a cura di sandro sangiorgi

Sono ormai numerosi gli articoli dedicati al “gusto di topo,” vogliamo offrire un piccolo approfondimento avvalendoci di alcuni brani tratti dal libro di Pier Giovanni Garoglio stampato nel 1965 e fornito a uso didattico nelle scuole di Enologia. A suggerirci questa rilettura è l’amico Francesco Ferreri, al quale abbiamo chiesto anche di aggiungere delle considerazioni attuali e specifiche del suo territorio, Pantelleria.
Nel volume dello scienziato fiorentino – non sappiamo con quanta consapevolezza sperimentale – s’intravede l’importanza del concetto di “epigenetica”; Garoglio probabilmente non lo aveva frequentato in modo diretto, tuttavia la sua opera, soprattutto dagli anni cinquanta in poi, è pervasa dalla raccomandazione di non dimenticare il contesto ambientale se si vuole studiare la disciplina microbiologica e trarne un’utilità applicata.

frontespizio Garoglio

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Un luogo per ripartire

ha collaborato emanuela conversano
foto di paolo parise

Stavo ultimando la redazione di questo pezzo quando ho saputo della morte di Vittorio Fusari, un amico prezioso. Voglio mandare il mio pensiero più intenso a Patrizia, moglie e mia carissima amica, e al figlio che ho avuto la fortuna di conoscere poco tempo fa. Se si avrà la pazienza di leggere le mie righe, ci si renderà conto che questo breve accenno ha molto a che vedere coi principi da noi condivisi. 

Al centro della galassia
un campo di mirtilli rossi
Aldo Nove, da Poemetti della sera, di prossima pubblicazione da Einaudi, anticipato dalla rivista Poesia, numero 354, dicembre 2019
 

Una sosta. Potrei definirla anche così. È questo Porthos a Roma.
 Il cammino di ciascuno di noi – il lavoro, l’amore, la vita – ha bisogno di fermate, tanto fondamentali quanto impossibili da programmare. Guardo entrare le persone nella nostra stanza, si siedono, in attesa che si cominci, sono certo che condividono il mio medesimo sentimento, sono qui perché il loro cammino di innamorati del vino (e della bellezza) possa finalmente prendersi una pausa. Non credo che sappiano dove il prossimo tratto di strada li porterà, anche perché dipende dall’esito di quelle ore trascorse in via Laura Mantegazza 60-62.



Roma6

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