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Nutella addio, anzi no

Durante una seduta del parlamento europeo, si discute e si vota su etichette e profili alimentari. Il risultato dei lavori allarma un importante manager del gruppo Ferrero, il dottor Fulci, il quale rilascia preoccupate dichiarazioni sul futuro della Nutella.

I fatti, in breve. Durante una seduta del parlamento europeo, si discute e si vota su etichette e profili alimentari. Il risultato dei lavori allarma un importante manager del gruppo Ferrero, il dottor Fulci, il quale rilascia preoccupate dichiarazioni sul futuro della Nutella: il prodotto bandiera del gruppo potrebbe essere danneggiato da quanto deciso in ambito UE, in quanto difficilmente pubblicizzabile.

Il manager, a quanto pare, ha in passato ricoperto la carica di ambasciatore italiano presso l’ONU, quindi certamente conosce sia i meccanismi della comunicazione sia gli organismi internazionali. Infatti, dopo che il suo grido d’allarme è stato ampiamente diffuso dai media, dichiara che il suo pensiero è stato in parte frainteso, che lui voleva solo richiamare l’attenzione sulla vicenda e sulle sue possibili conseguenze, ma che in realtà nessuno ha mai messo in discussione la Nutella, ci mancherebbe. Dopo l’allarme, insomma, riaffiora il tipico understatement piemontese, senza esagerazioni. Esageruma nen, come dice Carlo Petrini in un articolo su Repubblica, dove affronta da par suo l’argomento. E dimostra, lui come altri, che la dichiarazione del manager è stata uno splendido assist a tutti gli informatori asserviti, che hanno reagito in un lampo. Lo schema è uguale per tutti, dall’alfiere dei contadini di tutto il mondo, all’ultimo dei cronisti televisivi, che parlando di Nutella può distrarre lo scelto pubblico da mille altre porcherie. Lo schema, dicevo. In primis, una botta all’europarlamento, colpevole di occuparsi di futilità, di creare regole farraginose, di ledere il prodotto tipico italiota, di sperperare denaro. In secundis, la difesa a oltranza della Nutella, che sembra evochi commoventi nostalgie in molti intellettuali.

Alla fine, tutti convergono su un rassicurante augurio: che la UE pensi ad altro e tutto finisca a tarallucci e vino, anzi, a pane e nutella.

Curiosamente, nessuno approfondisce il perché e il percome la UE abbia sfiorato la crema nazionale, ciò che conta è riportare l’allarme lanciato dal gruppo Ferrero. Il quale, come ognun sa, è tra i maggiori inserzionisti pubblicitari del paese. A proposito di nazionale, nessuno si scandalizza che un presunto cuoco “azzurro” consigli in tv di fare colazione con pane e nutella, mentre se la UE si occupa di etichette e di consumatori, apriti cielo. Ma cosa avrà mai fatto di così tremendo, questo europarlamento? Il riassunto lo trovate qui e non stupitevi di qualche disallineamento con quello che è stato detto e scritto finora sulla questione, la mancanza di approfondimento è ormai un prodotto tipico del Belpaese. Quanto all’impegno della UE sul fronte dell’alimentazione, chi vuole saperne di più trova ampi materiali qui.

Come era prevedibile, agli informatori asserviti si sono prontamente accodati politici multicolori, in soccorso dell’azienda Ferrero, della tradizione, dei posti di lavoro e della dieta mediterraneo-padana, lieti finalmente di poter difendere qualcosa di diverso dalle loro prebende.

E come era più che prevedibile, nessuno o quasi si fa delle domande su cosa contenga la Nutella. Petrini, poetico come sempre, cita il cacao e le nocciole gentili di Langa, ma forse, nel suo slancio lirico, dimentica qualcosa.

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