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PRIMO CONGRESSO DI BIODINAMICA IN ITALIA, o quasi.

GRAND HOTEL di RIMINI, 12-13 GENNAIO 2004.

Un grande distributore di vino genovese e un grande albergo riminese hanno riunito in Italia due portavoce della viticoltura biodinamica mondiale, Nicolas Joly e Anselme Selosse, per quello che è stato pomposamente definito il “primo congresso di biodinamica in italia”, nella brochure di presentazione inviata dalla “Moon Import s.a.s” ai propri clienti.

Ho partecipato alla due giorni riminese grazie alla cortesia di un agente moon della zona, del quale ai tempi in cui lavoravo nella ristorazione ero affezionato cliente; un privilegio da 300 euro, a tanto infatti ammontava la somma di partecipazione per assistere al congresso, senza calcolare che, vivendo a 30 minuti da Rimini, non ho dovuto nemmeno pernottare in una camera dell'albergo, al prezzo “convenzionato” di 120 euro a notte.

Sono venuto a sapere tutto per caso e mi sono ritrovato di fronte a due miti dell'enologia mondiale senza pagare un centesimo. La notte precedente ho faticato a prendere sonno: che emozione, che curiosità, quante aspettative: “…devo essere lì molto prima, chissà quanta gente ci sarà, da tutta la penisola… figuratevi se produttori, media e operatori italiani si lasceranno sfuggire il PRIMO CONGRESSO DI BIODINAMICA IN ITALIA…” pensavo nella mia testolina di privilegiato, ospite speciale della Moon e del Grand Hotel.

E invece il congresso, a parte il contributo dei due ospiti speciali, si è rivelato un flop clamoroso.

Pochi i presenti, peraltro molti erano ospiti speciali del distributore, proprio come il sottoscritto; pochissimi i produttori presenti (a proposito, cosa ci faceva Enzo Ercolino della Feudi di San Gregorio, in un posto dove si osannavano lieviti naturali, identità e denominazione d'origine? Forse San Gregorio ha fatto un miracolo… ); qualche giornalista, Gambero Rosso Channel, e qualche appassionato di biodinamica dall'accento nordico (...sarà per questo che le cifre di partecipazione erano così alte? Quei pochi sfortunati hanno pagato per tutti?)

L'improvvisazione organizzativa del comitato si è notata nella traduzione inadeguata dei due relatori, nella dinamica stanca dei temi affrontati, nella scelta di moderatori poco preparati, nella gestione di due giornate frammentate ed evanescenti, tanto che uno fra i pochi produttori intervenuti meditava addirittura di intentare azioni legali, per l'usurpazione della parola biodinamica, ma ha lasciato stare: purché se ne parli.

In realtà, argomenti come quelli trattati da Selosse e Joly sono così complessi e delicati che vanno gestiti con scrupolo, con una più profonda capacità interpretativa che di certo non poteva appartenere al comitato di Rimini.

Sarebbe bastato chiamare le cose con il loro nome, senza confondere le legittime iniziative commerciali con presunte iniziative di diffusione culturale, creando equivoci e scontento su temi delicati e importanti.

Nella vita devi aspettarti di tutto, perfino un congresso bluff sulla biodinamica, dove congresso sta per carosello e biodinamica per “tendenza enogiornalistica del momento”; quello che rattrista è, come diciamo nell'editoriale di Porthos 15, che “non c'è nessuna coerenza, non ci sono costrutto e approfondimento, si annusa il vento e si afferra l'idea che sale, la si strapazza fino a renderla nauseabonda per gettarla via svilita, esausta, innavicinabile”, e neppure io me la sento di perdonare chi mi toglie un sogno, chi maltratta un mito.

Dimenticavo, per chi volesse leggere la cronaca di un convegno sulla viticoltura biodinamica svoltosi in Italia prima dell'evento riminese, ecco il link:

AGRI.BIO Fossano

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