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De Conciliis Bruno - sulla certificazione dei vini naturali

Il parere di Bruno De Conciliis – Viticoltori De Conciliis (Prignano Cilento - SA).

Bruno De Conciliis – Viticoltori De Conciliis– Vini Naturali: certificazione o no? Se sì, quale?
La questione non ha una soluzione semplice.
Senza certificazione si lascia troppo spazio a chi ha potere e soldi per fare marketing e, in assenza di controllo, autocertifica la sua produzione. Agli occhi del consumatore sono questi produttori a risultare “naturali”, come o più di chi lavora seriamente e non ha tempo, voglia e soldi per comunicare la sua via alla vigna e al vino.
La certificazione, per avere credibilità, dovrebbe essere fatta da un ente super partes: burocrazia, vincoli, legacci e soldi che tutti i produttori di vino naturale che io conosco (me compreso) non accetterebbero con piacere.
Diverso sarebbe se fossero gli stessi produttori a controllarsi vicendevolmente, a certificare ma… io come potrei andare da un qualsiasi vignaiolo come me, che stimo e rispetto, e dargli un voto?
La somma delle tre cose mi dice che troppo spesso, e non solo in Italia, la burocrazia, le carte, i certificatori o i padroni dei certificatori, che possiedono la VERITÀ ultima e il potere di costringere chi produce ad adeguarsi, hanno sempre generato più danni che benefici ai produttori e ai consumatori. Molto meglio, quindi, che questi ultimi imparino a riconoscere i vini buoni e naturali, riprendendo a girare per vigne e cantine, a vedere, toccare, sentire, capire.

– Non pensi però che il consumatore potrebbe essere favorito in questo processo di ricerca da indicazioni certe, fissate anche semplicemente dagli stessi produttori? In assenza di riferimenti non potrebbero la confusione e l’anarchia diventare facilmente un alibi? Per tutti: produttori, certificatori, consumatori, stampa, guide, ristoratori, ...

Ci sono due strade: o si crea un ente certificatore super partes, generando altri burocrati, oppure i produttori si costituiscono in associazione, stipulano un disciplinare e autocertificano di attenersi allo stesso.
Sono entrambe forzature, così come è una forzatura parlare di vini naturali, perché sono gli altri a essere innaturali, quindi non vino, direi.
Quali potrebbero essere i criteri? La conduzione del vigneto senza chimica? La gestione della trasformazione senza biochimica? E quali sono i prodotti non chimici in vigna? E quali i non biochimici in cantina?
Ognuno di noi agisce secondo canoni personali: se fermento con lieviti naturali, non uso enzimi e troiai vari e poi in vigna adopero sistemici, sono solo un mezzo figlio di puttana? E il rame, metallo pesante e fortemente influente sulla vita del terreno, è così tanto naturale?
Facciamo un disciplinare largo in cui molti non si riconosceranno oppure così restrittivo che i vini naturali diventeranno tre in tutta Italia?
Tutto mi sembra in movimento; noi viviamo di questo: di uva prodotta nelle nostre vigne, che diventa vino nelle nostre cantine. Nessun contadino che conosco metterebbe a repentaglio il lavoro di un anno e il sostentamento che ne può trarre per dieci chili di rame in più nel vigneto o mezzo chilo di metabisolfito nel suo mosto. In annate come la 2007 non acidificare il Fiano avrebbe portato alla non commercializzazione del mio vino e significato dover vendere vigna e cantina.
In un disciplinare io metterei ai primi posti il divieto di acidificare e quindi denuncerei il mio Fiano 2007 come un vino non naturale. Al posto del consumatore, dopo averlo assaggiato, avrei rinunciato a comprarne ancora! Vuoi sapere qual è il dramma? Per la prima volta quel … di Parker lo ha classificato sopra i 90 punti.

– Tirando le somme?
Mettiamola così: se qualcuno troverà la maniera di certificare gestendo questi conflitti, permettendo quindi ai produttori di non mentire, evitando la burocratizzazione e il livellamento in basso o l'esclusione in alto, allora credo che la certificazione sarà indispensabile per fornire a chi il vino lo beve uno strumento certo.


Bruno De Conciliis
Viticoltori De Conciliis - Prignano Cilento (SA)

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