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Rossi Fabrizio - sulla certificazione dei vini naturali

Il parere di Fabrizio Rossi – Azienda Agricola Cefalicchio (Canosa di Puglia - BA).

Fabrizio Rossi – Azienda Agricola Cefalicchio– Vini Naturali: certificazione o no? Se sì, quale?
Per quanto riguarda la certificazione biologica, temo che la situazione sia assai poco chiara. Mi sembra che si faccia molta confusione tra linee guida, obiettivi da raggiungere e disciplinari. All’interno di questi ultimi, inoltre, spesso è difficile avere le idee chiare fra quelli basati su “liste positive”, in cui vengono elencati mezzi tecnici e tecnologie consentite, e dove tutto ciò che non è esplicitamente indicato non è ammesso; e i disciplinari basati invece su liste negative, dove sono riportati mezzi tecnici e tecnologie non ammesse e tutto ciò che non è chiaramente indicato è permesso.

– La vostra azienda è sottoposta a qualche tipo di certificazione?

Per quanto riguarda i regolamenti comunitari in fatto di agricoltura biologica, siamo certificati da CCPB (Controllo e Certificazione Prodotti Biologici), un organismo che verifica annualmente la conformità al disciplinare comunitario.
La nostra azienda fa anche parte di Renaissance Italia, di cui in generale condivide le linee guida, programmando le scelte di cantina, nei punti fondamentali (ad esempio per quanto riguarda l’uso di lieviti autoctoni), coerentemente con lo spirito del gruppo.
Dalla vendemmia 2009 aderiamo inoltre al disciplinare Demeter, che regolamenta la produzione di vino bio in senso più restrittivo rispetto al disciplinare comunitario ma, anche in questo caso, molti produttori pensano che si possa e si debba fare meglio.

– Anche secondo lei le certificazioni attuali sono troppo permissive?
A mio parere, spesso dimentichiamo che il disciplinare rappresenta uno standard minimo, al di sotto del quale il produttore non deve mai scendere, ma che gli consente comunque di ottenere risultati più soddisfacenti. Nulla vieta a un produttore, o a un gruppo di produttori, di adottare protocolli assai più restrittivi di quelli ammessi dai disciplinari e di comunicarlo al consumatore in maniera adeguata.
Dovremmo a ogni modo evitare di presentare al pubblico uno standard eccessivamente severo all’interno del quale inevitabilmente si ritrovano produttori, vini e annate che non sono conformi al disciplinare, oppure che presentano caratteristiche merceologiche assolutamente inaccettabili.


Fabrizio Rossi
Azienda Agricola Cefalicchio – Canosa di Puglia (BA)

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