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Pignati Federico - sulla certificazione dei vini naturali

Il parere di Federico Pignati – Azienda Agricola Aurora (Offida - AP).

Federico Pignati – Azienda Agricola Aurora–– Vini Naturali: certificazione o no? Se sì, quale?
La nostra azienda è a conduzione biologica dal 1980, cioè dall'’inizio dell’'attività, e ha creduto nella certificazione fin dall’'inizio; nel 1987 è stata tra i fondatori dell'’Associazione Marchigiana Agricoltura Biologica (AMAB), della quale ha contribuito a redigere il primo disciplinare riguardante l’'agricoltura biologica. In seguito, il controllo è stato delegato a IMC, che tuttora certifica l’'azienda, anche se, purtroppo, a differenza di qualche anno fa, le verifiche si limitano all’'ambito amministrativo, senza analisi sul campo.
Aurora da due stagioni usa i preparati biodinamici su vigneto e uliveto e ha iniziato a produrre alcuni vini senza uso di lieviti selezionati.

–– Cosa pensa dei disciplinari attualmente in uso?
La certificazione biodinamica di Demeter è un percorso molto impegnativo ma è un marchio di garanzia autorevole e rappresenta un obiettivo a cui tendere. Una sorta di autenticazione di livello superiore, che ha valenza anche da un punto di vista commerciale.
La certificazione biologica, pur essendo lacunosa e troppo permissiva, è tuttavia un punto di partenza, una base certa (per di più in fase di armonizzazione a livello comunitario) dalla quale partire per ottenere un vino naturale. Inoltre, elemento estremamente importante, garantisce l'’impostazione biologica di tutta l’'attività aziendale.
Un produttore può, anzi ha il dovere, di andare oltre il disciplinare e avere un comportamento più virtuoso: in questo caso assume un’importanza rilevante la funzione della comunicazione aziendale o il ruolo della stampa. Probabilmente la soluzione potrebbe anche essere un sistema di autocertificazione del tipo di quello usato al Leoncavallo.

– Quale, secondo lei, potrebbe essere il protocollo ideale?
Un disciplinare non dovrebbe comunque essere troppo restrittivo, ma dare delle direttive chiare su alcuni aspetti salienti, come trattamenti e concimazione del vigneto, chiarifica, uso di lieviti selezionati, filtrazione e materiali delle vasche, specificando in maniera esplicita i prodotti o le procedure assolutamente vietate affinché un vino possa definirsi naturale. Discorso a parte per la solforosa, il cui residuo deve avere un valore massimo definito. Ci vorrebbe uno schema del tipo “direttiva – consiglio – divieto” simile a quello che è stato adottato in Francia da Nature et Progrès.


Federico Pignati
Azienda Agricola Aurora - Offida (AP)

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