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Chi ha il potere

Lacrime amare e qualche sorriso, in compagnia di un crudele compattatore e di Davide Mirisola.
Avete mai pensato chi si avvicini di più all'idea di Orwell di "Grande fratello" nella nostra società?
Niente forze oscure o potere occulti, quelli che sanno tutto di noi a nostra insaputa sono gli spazzini!
Sì, ne sono convinto. Loro possono guardare nei nostri rifiuti di casa, possono sapere il nostro numero di conto corrente, quanti figli abbiamo, dove lavoriamo, quanto spendiamo di bollette, se prendiamo multe, dove abitiamo.
Loro hanno il potere.
Sono arrivato a questa conclusione un giorno che ancora giorno non era, quell'ora in cui la luna e sole si salutano e la gente continua a sprecare scampoli di vita russando.
Il caffè a quell'ora è la solidificazione della solidarietà: tutti ci sentiamo vicini intanto che "conduciamo il treno di notte", mentre gli altri dormono.

strada statale 16Tutti: io, il barista e due spazzini, o se volete "operatori ecologici", tanto, come dicono loro, i nomi cambiano, ma la spazzatura, sempre spazzatura è. Se l'arte oratoria è veramente sublime, saper ascoltare è dote ancor più alta. Così vengo a sapere che un loro collega ha chiesto il trasferimento, a causa del vino. SuperCiuk dei cartoni animati di pallide rimembranze non c'entra. Pietro, il loro collega, era dietro al camion, in una di quelle strade svegliata dal rumore metallico dei bidoni che vengono fragorosamente svuotati tutti i giorni.

Mentre i contenitori gridavano il loro disappunto con strida fredde, si avvicina a Pietro, stordito dal sonno e dalla notte brava appena trascorsa, un'anziana signora, che con un filo di voce dice di aver perduto il marito pochi mesi prima. Pietro la fissa, sguardo neutro. La vecchietta porge all'operatore una cassetta di legno, ancora sigillata, dicendo che all'interno vi sono bottiglie di pregiato vino francese, che suo marito conservava per le occasioni speciali. Purtroppo non potrà più assaggiarlo, quel vino.
Essendo il ricordo del marito ancora fresco e straziante, aveva pensato di sbarazzarsi di quel tesoro enologico-affettivo, ma non avendo il coraggio di buttarlo via, aveva pensato di regalarlo a loro, quelli che al mattino cercano di rendere pulita la sua città, sempre, tutti i giorni, tutto l'anno.

Pietro e Sergio, l'altro operatore, si guardano, quasi commossi.
Sergio è uno dei due spazzini che sta parlando in questo momento: un cristiano di almeno un metro e novanta per un centinaio di chili, barba folta, capelli lunghi fino alle spalle. Si capisce che è uno che difficilmente si commuove, ma quando lo fa è straziante, come ora che sta raccontando ciò che vi ho finora descritto.
Vedo dalle fessure, che ha al posto degli occhi, un luccichio strano. Che stia per piangere? Proseguendo il racconto capisco il perché di quelle lacrime.
La Signora porge la cassetta a Pietro che, dopo un gesto di assenso misto a compassione, afferra la cassetta e la getta dentro la bocca ululante del camion.
La pala compatta-rifiuti fa il suo dovere e si compie il più atroce dei delitti.
Le bottiglie vengono triturate, l'unica traccia che rimane del vino è il suo sangue.
Pietro salta sulle pedane e il mezzo riparte. Sergio sale anche lui e guarda la Signora, quasi a scusarsi per l'indelicatezza del collega.
Dopo centro metri Sergio esplode in una fragorosa risata che prosegue per tutta la lunghezza della via, mentre Pietro lo guarda irritato.
Infine sbotta: "Cosa hai da ridere?" Non aveva capito niente di quello che la vecchietta gli aveva detto!
La filantropa era ormai rientrata nel portone, a Pietro rimaneva solo il senso di colpa e le risa di Sergio, che ancora si alzavano da dietro il camion, mentre agli altri colleghi, prontamente informati, restava un'altra arte: quella della derisione.
Alla fine Pietro ha dovuto chiedere il trasferimento in un altro luogo di lavoro; era diventato impossibile per lui aprire bocca senza che qualcuno lasciasse apparire sugli angoli delle labbra le grinze dello scherno.
È' ora di andare, la città inizia a stropicciarsi gli occhi, mentre Sergio se li asciuga.

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