logo porthos

Indipendenti da sempre,
ci occupiamo di vino, cibo e cultura

Il tuo carrello è vuoto

ico fbico twico isico gplusico ytico yt

Archivio

Enoturismo in Provenza


 Negli ultimi anni si è affermato in Europa un nuovo modo di viaggiare: il turismo del vino. Milioni di appassionati approfittano delle proprie vacanze o dei fine settimana per percorrere strade del vino, scoprire le bellezze del territorio, incontrare viticoltori e degustare i loro prodotti.
Chi sperimenta questo modo di viaggiare generalmente non rimane deluso, tutt'altro!
L’enoturista parte dall’assioma che le zone vinicole sono ricche non sono di fascino enoico, ma di bellezza tout court. Dalle Langhe al Chianti, dalla Borgogna alla Valle della Mosella, e così via elencando, i territori del vino sono ricchi di storia, arte, cultura, panorami mozzafiato e… autenticità.

La Provenza è una meta turistica senz’altro già ben conosciuta dai viaggiatori, ma forse meno dagli “eno-fanatici”. Se si dice Francia si pensa a Bordeaux, alla Borgogna, alla Champagne, all’Alsazia… Questo resoconto, frutto di una recente permanenza in Provenza, rivela invece quanto anche “l’altra Francia” possa offrire belle sorprese enologiche.
Come punto di riferimento del nostro percorso prendiamo il fiume Rodano. Arriva in Provenza dopo aver attraversato Lione e Vienne ed essersi lasciato alle spalle la Côte Rôtie e l’Hermitage. In Provenza lambisce Avignone e Arles e, prima di terminare la sua lunga corsa nel Mediterraneo, attraversa la Camargue.

Ma andiamo con ordine.
Discendendo il corso del Rodano e allontanandoci da esso all’altezza di Orange, incontriamo l’incantevole villaggio di Gigondas. Un paesino con meno di mille abitanti conosciuto in tutto il mondo per il proprio vino rosso e l’omonima appellation. Il centro abitato si trova ai piedi delle Dentelles de Montmirail, formazioni calcaree alte, al loro culmine, oltre 700 m e dalla riconoscibile forma “dentata”. Il paesaggio è molto caratteristico, infatti sia il villaggio sia le Dentelles sono circondate da vigne che, all’aumentare dell’altitudine, lasciano spazio a foreste di querce e pini.
Le aziende vitivinicole sono molteplici. L’azienda Domaine de Montvac, nota in Francia per il vantaggioso rapporto qualità/prezzo, vale sicuramente una visita. L’azienda possiede alcuni ettari di vigna sia nel comune di Gigondas sia nel comune di Vacqueyras, altra interessante appellation poco più a sud.
Le appellation Gigondas e Vacqueyras danno origine a vini rossi piuttosto strutturati e dotati di una certa longevità. Sono ottenuti da uve Grenache, Cinsault, Syrah e Mourvèdre e generalmente solo parte del vino viene affinato in barrique.
Alla degustazione Gigondas ’99 di Domaine de Montvac appare di un bel colore rosso rubino di media intensità, al naso frutti di bosco (more e mirtilli) e una piacevole sensazione animale e fumé, in bocca è quasi equilibrato con un tannino ancora scalpitante ed in evoluzione. Il costo della bottiglia da 75 cl è di 12,00 €.
Vacqueyras ’01 – Cuvée Vincila - di Domaine de Montvac è la sorpresa tra i vini degustati presso il Domaine. E’ ottenuto dall’assemblaggio dei vini provenienti dai vigneti meglio esposti e dalle viti più vecchie che l’azienda possiede nel comune di Vacqueyras. E’ un vino più equilibrato ed elegante del precedente, da bere anche subito o comunque nel giro di qualche anno, con una deliziosa pungenza di pepe nero accentuata dal notevole titolo alcolometrico di 14%. Il costo della bottiglia è di 9,00 €.

 


 

Proseguendo il nostro percorso verso sud e riavviciandoci al Rodano non possiamo non soffermarci a Châteauneuf-du-Pape. L’omonima Denominazione ha acquisito grande importanza fin da quando, nel XIV secolo, il papato si trasferì da Roma ad Avignone (che si trova solo qualche kilometro più a sud). Il paese di Châteauneuf-du-Pape è arroccato su una collina immersa tra le viti e sormontato dai resti della Fortezza dei Papi (vedi foto più sopra).
L’Appellation dà origine a vini rossi o bianchi prodotti a partire dall’assemblaggio di 13 vitigni autorizzati (Grenache, Syrah, Mourvèdre, Cinsault, Muscardin, Counoise, Vaccarese, Picpoul, Terret noir, Clairette, Bourboulenc, Russane, Picardan) che ciascun singolo viticoltore utilizza, in tutto o in parte, seguendo il proprio stile. La produzione annua della Denominazione è di circa 13 milioni di bottiglie (!), la stragrande maggioranza delle quali sono di vino rosso. La resa per ettaro massima è di 35 ettolitri.
La grande reputazione dei vini della zona purtroppo trova riscontro anche nei prezzi al dettaglio. Le cantine più importanti vendono i propri prodotti ad un costo unitario compreso tra i 30 € e i 50 € alla bottiglia. Si possono comunque trovare anche produttori meno celebri con prezzi più contenuti.
Alla degustazione Châteauneuf-du-Pape ’01 di Clos St. Henry appare di un bel colore rosso rubino concentrato, al naso frutti di bosco (ribes), qualche accenno di spezie in formazione (cacao e caffè), in bocca non è ancora equilibrato a causa di un tannino non ancora ben integrato. Un vino come questo probabilmente darà il meglio di sé tra qualche anno e comunque in abbinamento a qualche succulento piatto di carne rossa. Il costo della bottiglia da 75 cl è di 18 €.
Châteauneuf-du-Pape ’01 di Château de la Gardine è tra i migliori campioni assaggiati a Châteauneuf-du-Pape. Di colore rosso rubino impenetrabile, al naso si riconoscono frutti di bosco e prugna, cioccolato e accenni di erbe aromatiche. Tannino evidente ma di promettente setosità. L’equilibrio e la complessità del vino sono ancora in formazione ma la materia prima è di gran classe.  Il costo della bottiglia è di 24 €.
Châteauneuf-du-Pape ’03 di Château de la Gardine. La veste è rubino con riflessi porpora. L’annata calda si riflette nel vino ancora più “muscoloso” del precedente e che risulta complessivamente ancor giovane ed in evoluzione. Il costo della bottiglia è di 22,50 €.
In azienda consigliano di degustare questi vini a non meno di 8 anni dalla vendemmia.

Vale la pena di proseguire il nostro itinerario ancora di qualche decina di km verso Arles. Infatti, a due passi da St Rémy de Provence nel comune di St Etienne du Grès troviamo il mitico Domaine de Trévallon. Le 50.000 bottiglie prodotte ogni anno (con sensibili riduzioni delle quantità nelle annate sfavorevoli) del rosso Vin de Pays (Cabernet Sauvignon e Syrah) sono contese dalle più esclusive enoteche e dai migliori ristoranti del mondo.
Il carattere scontroso del proprietario, il poco usuale assemblaggio utilizzato, le belle etichette dipinte dal fondatore ormai scomparso e amico di Picasso, il volontario declassamento a Vin de Pays del vino simbolo dell’azienda… tutto concorre a fare di questo vino un vero purosangue.
Domaine de Trévallon dell’annata 2000 è un vino intenso ed elegante allo stesso tempo. Il bel rosso rubino tinge il bicchiere, sprigiona sensazioni olfattive di frutta rossa (mora, ciliegia), sottobosco, funghi, spezie, torrefazione e macchia mediterranea. La tannicità marca ancora il gusto ma è ben bilanciata da una piacevole morbidezza. Vino già godibile oggi ma da aspettare ancora qualche anno. Il costo della bottiglia è di 45 € franco cantina.

Televino

La scena che si presenta ogni mattina è la stessa, quando varco la porta dell'ufficio commerciale dove mi occupo di vendita telefonica di vino: saluto la segretaria che mi risponde con un sorriso distratto e subito vado nella stanza dove per quattro lunghe ore siederò ad una vecchia scrivania e dividerò lo spazio con gli altri televenditori. Arrivando al lavoro ho sempre fretta di sedermi e iniziare a chiamare i clienti, ne ho una lunga lista e da loro dipende il successo della televendita di vino. Il primo di noi che si siede ed alza la cornetta sa di avere un piccolo vantaggio, ovvero qualche minuto di pace prima che la stanza si affolli, dopodiché subentra il caos: quattro persone parlano ininterrottamente al telefono, ora trafelate ora ferme ora suadenti, con in più l'andirivieni dei colleghi e del capo che tutto vede, tutto sente.

La lista dei nominativi mi chiama, il telefono mi guarda, si comincia.

 

Le prime tre telefonate vanno a vuoto, tra lunghi squilli senza risposta e messaggi da registrare in segreteria, dove però preferisco non lasciare detto nulla. Fuori è sbocciata la primavera, Milano è più colorata e profumata del solito anche se nubi scure segnano l'orizzonte e dalla finestra aperta entra un'aria fresca foriera di temporali. Non mi rendo conto che la stanza si è riempita, ora siamo in quattro e in breve saremo tutti operativi, c'è confusione ma ciò che ha dell'incredibile è l'apparente isolamento di ognuno di noi per seguire i clienti, l'illusione di essere in un piccolo mondo personale. In realtà una rete subliminale ci unisce e ci permette di esultare ogni volta che la nostra chiamata ha buon esito: bene, complimenti, scambiamo due parole prima che ciascuno torni alle proprie telefonate. Si fanno i conti sull'importo dell'ordine, si controlla che tutto sia a posto e, una volta portato il foglio alla responsabile, si riparte.

 

Finalmente una signora mi risponde, mi presento e le spiego il motivo della chiamata, lei sembra ascoltarmi ma presto mi ferma: è astemia. Che dire? Per fortuna non è sola e il marito, che ora è fuori al lavoro, beve uno o due bicchieri di vino a pasto. Rigorosamente rosso, che prendono in Oltrepò in una cantina amica, conosciuta da tanti anni, poi il signore lo imbottiglia in casa. Loro sono fortunati e ne approfittano, imbottigliano per tutta la famiglia compresi i figli che abitano lì vicino in un appartamento più piccolo. La signora vorrebbe chiudere ma gentilmente mi consiglia di parlarne con il marito che sarà di ritorno all'ora di pranzo, la ringrazio e riattacco.

 

Altra telefonata: all'altro capo c'è una signora più anziana, mi dice che è di fretta e sta andando a una visita medica, si ricorda della mia voce e sostiene che l'ho già cercata alcune sere prima (veramente io non l'ho mai chiamata) ma dovrebbe rientrare di lì a poco. Le chiedo se beve vino e sì, ammette che le piace il vino bianco fresco che va bene in tutte le stagioni. Le vorrei proporre l'offerta della settimana, ma dopo un breve cenno concordiamo che è meglio sentirci più tardi.

 

Seguono diverse chiamate a vuoto, con persone che non rispondono o mettono giù seccate. Mi fanno notare che non possono passare la mattina al telefono, oggi è la terza volta che sono chiamati; anche loro hanno ragione ma prima di me era stato il turno di una società di assicurazioni e dell'olio che viene dalla Liguria, quello che prendono da tanti anni, così buono che non l'hanno mai cambiato. Solo che dall'inizio dell'anno hanno preso a chiamare più spesso, sperando in riordini più frequenti. E' molto sottile il confine tra la telefonata di cortesia con la speranza di scucire un ordine e la troppa insistenza, che di solito non produce nulla di buono. Basta provarci una settimana prima del previsto o accennare una leggera insistenza, che la persona contattata può sentirsi assillata e spezzare in un attimo la sintonia e la fiducia conquistata a fatica tra i due capi del telefono. Oppure basta avere la sfortuna di beccare un brutto momento, l'auto nuova da pagare o una spesa imprevista, affinché la conversazione si tramuti in un monologo inutile. Meglio risentirsi, ma se fosse una scusa per liquidarmi? Può essere e a volte lo si capisce dal tono della voce, anche se si può fare poco o nulla per rimediare. Riproverò, ho ancora decine di nominativi da contattare.

 

Una ragazza sta andando in Africa per lavoro, ha la valigia in mano: come la invidio! Ci risentiremo a fine mese. C'è poi il marito che vuol farmi parlare con la moglie e la signora che non vuole passarmi il marito, anche se è il solo in casa che beve vino.

 

Trovo ancora persone che mettono giù o mi rimandano a tra qualche giorno, soprattutto donne poco disponibili a conversare e soprattutto di vino, poi becco un signore molto loquace che mi vuole tenere lì a parlare come se fossi un telefono amico: problemi con la moglie, pochi soldi, non c'è un filo di allegria o ottimismo nelle sue parole. Però lo ascolto, lui pure mi sente paziente e disponibile finché da una breve descrizione dei miei vini passo al naturale complemento della mia offerta, l'olio toscano di prima spremitura a freddo, un prodotto eccezionale per veri intenditori. No, dice lui, preferisce l'olio ligure. Niente da fare, dopo quasi venti minuti al telefono ci salutiamo con un nulla di fatto. Peccato, per un attimo ci avevo creduto.

 

Ecco un'altra famiglia con i soliti pensieri, dopo un po' sembrano sempre quelli ma non hanno il sapore di una scusa, mi spiace sentire che sono così diffusi. Stavolta parlo con una signora, dalla voce avrà la mia età e non è difficile portarla ad ammettere che, in effetti, è mia coetanea. E' stanca dopo una mattinata spesa fuori casa tra commissioni e spese, ma non lavora?, le chiedo, no, sono a casa in maternità mi risponde. Ecco che si spiega una certa tenerezza e la stanchezza fisica per la pancia ormai pesante. Dopo poco mi viene da sorridere, come posso proporre l'acquisto di due cartoni di vino a una donna prossima al parto? Ci provo: presto festeggerete il lieto evento, suggerisco, e in effetti i preparativi sono stati avviati, anche perché si tratta del primo parto ed è in arrivo una bambina. L'idea del brindisi però non la esalta e faccio fatica a far leva sul prossimo clima di festa in famiglia, piuttosto è preoccupata dalle sempre maggiori incombenze che dovrà affrontare nei giorni a venire. La signora mi accenna che l'alimentazione sarà ancora più importante da quando dovrà allattare. Le chiedo se ha pensato a utilizzare un ottimo olio per condire le pietanze in modo sano e gustoso. In effetti l'olio che il signore di prima aveva in qualche modo snobbato è la mia carta vincente che incontra il favore della donna, la convinco che un prodotto così buono e sano è proprio quello che fa per lei. Fatto: sei bottiglie da 0,75 litri e il vino da tavola in omaggio per il primo ordine. Le spiego come e quando glie lo farò avere e contente ci salutiamo. Brava, bene, come succede sempre il frenetico susseguirsi delle telefonate si interrompe per un attimo per scambiare due battute con i miei colleghi.

 

Mi alzo per portare l'ordine di là, il cielo si è fatto ancora più cupo e nel tempo di bere un caffè veloce inizia a piovere forte. Ho voglia di concludere altri ordini ma non sono sempre fortunata, riesco a sapere molte cose sui gusti della famiglia media ma alcuni adducono varie scuse per non ascoltarmi: quella del vino in damigiana, preso dall'amico contadino è la più gettonata, ma c'è anche chi vuole prima vedere il nostro sito internet, chissà perché. Si capisce anche dal tono delle chiamate con chi ho a che fare: difficilmente un giovane single beve vino sfuso, soprattutto se vive in un piccolo appartamento in città. Vi sono poi alcuni professionisti che usano le casse di vino pregiato come regalo, e presunti intenditori che mi sfidano con domande molto tecniche. Alcuni bevono solo vino della propria regione, altri fingono di essere astemi per interrompere la conversazione,insomma c'è un po' di tutto.

 

Oggi la forte concorrenza tra aziende ci mette di fronte alle offerte più disparate, incluse le aziende che dovrebbero vendere solo vino ma che a ogni ordine riempiono la cucina dei clienti con tanti altri alimenti e bevande, per non parlare di pentole piatti eccetera. Io che del buon vino un po' ci capisco qualcosa, faccio fatica a credere che tutti questi prodotti, venduti a prezzi davvero concorrenziali, siano il top della qualità ma evidentemente fa comodo, specialmente di questi tempi, avere qualcuno che con una semplice telefonata porta a casa ogni ben di Dio e naturalmente un sacco di omaggi.

 

Richiamo la signora che aveva la visita medica, dovrebbe essere tornata. Mi risponde dopo due soli squilli, infatti è appena entrata in casa e non manco di chiederle come è andata: tutto bene, il fisioterapista le ha consigliato di tenersi sotto controllo anche se tra un po' potrebbe essere necessaria l'operazione all'anca, la tranquillizzo e le racconto che mia madre sta molto meglio da quando si è operata anche se ovviamente ci ha pensato bene prima di farsi operare. La sento sollevata, un po' dal responso medico e dalle nostre chiacchiere che rappresentano per lei uno sfogo, abita da sola e probabilmente è vedova. C'è un momento per chiedere le cose e un momento per utilizzare l'immaginazione, ora mi accontento di immaginarla così, non voglio sapere. Una cosa mi è però nota: il figlio verrà a trovarla la sera e a lui racconterà di nuovo tutta la storia, tutto sommato è contenta.

 

Signora che ne dice di viziarsi con qualche bottiglia di vino, quel buon vino bianco che ora con la buona stagione si tiene nel frigorifero, pronto per quando vengono ospiti o per innaffiare una buona cena in famiglia? Mi ascolta disponibile: sono dodici bottiglie di Orvieto Classico e Muller Thurgau a soli ... Come tutti questi soldi? Lei spende molto meno perché prende il vino al supermercato o se lo fa portare, appunto dal figlio. Sì, le spiego, ma questo è vino speciale scelto dai nostri enologi tra le produzioni migliori delle più importanti aree vitivinicole nazionali, nulla a che vedere con i vini "industriali" insomma è un grande vino per festeggiare in famiglia. La signora è titubante, non sa che dire, faccio ancora leva sulla comodità che il prodotto le arrivi in casa tramite un nostro incaricato in un giorno che decideremo insieme. Sì ha ragione, le bottiglie sono così pesanti da portare in casa, ammette. Bene, non mi resta che proporle il vantaggio finale: sei bottiglie di vino da tavola del Veneto in omaggio per questo primo ordine, per ringraziarla della fiducia che ci ha accordato.

 

Rifà i conti, adesso i prezzi sono più convenienti, è quasi fatta. Signora, vuole anche queste sei bottiglie di vino bianco? Ora devo solo rifinire il lavoro: sì ma cosa mi faccio di tutte queste bottiglie? Allora le mando vino rosso va bene? Tanto così per cambiare, e per assaggiare un gusto diverso che per certi piatti di carne è più indicato giusto? Sì è vero, a volte il rosso ci sta molto meglio. Ma ora come funziona? mi chiede. Le spiego come e quando le consegneremo il vino, devo tenere viva la sua attenzione perché la sento distratta o forse non è del tutto convinta, ma alla fine mi dà il suo benestare, riepilogo i vini che ha ordinato e prendo i dati, ringraziandola ancora una volta per l'ottima scelta che ha fatto. In effetti ora è molto più serena di prima, anche perché abbiamo parlato molto e ho contribuito a tranquillizzarla. La saluto e le auguro ancora buona giornata.

 

Siamo contente entrambe, io non posso di certo lamentarmi e alla fine della chiamata guardo l'ora, con stupore vedo che il mio turno è quasi finito. Fossero tutte così le quattro ore da passare al telefono, oggi sono stata fortunata ma domani sarà un'altra giornata, dove ogni volta si ricomincia da zero. Stesse facce, stessi discorsi e mi abituo a sentirli, a seguire il mio percorso nell'approccio ai clienti anche se in realtà a ogni turno ne sento di nuove.

 

Per alcuni lunghi minuti chiamo ancora, ma in buona sostanza mi sto già preparando per il lavoro del giorno dopo. Quando esco sono stanca ma contenta, per fortuna stamane ho preso l'ombrello altrimenti con tutta questa pioggia sarei subito fradicia. Attraverso il viale verso la fermata dell'autobus che, come sempre, tarda ad arrivare e un po' mi bagno, ho una fame da lupo e non vedo l'ora di tornare a casa.

Anteprima Vini Costa Toscana 2005 - l'articolo

L’associazione Grandi Cru della Costa Toscana, anno dopo anno, si prodiga per «difendere, promuovere e diffondere la cultura della qualità della produzione vinicola dei territori delle province toscane che si affacciano sul mar Tirreno».
Se è indiscutibile l’unità di intenti nell’impegno degli associati, altrettanto non si può dire per l’unità che l’associazione rivendica, per quanto possibile, anche in termini di terroir. Da Massa a Scansano le diversità ambientali, ampelografiche, stilistiche e di risultati sono tante e tali che non ci sentiamo di riconoscere un’identità comune.
Lo spirito di unità trapela anche dalla dicitura “Grandi Cru”, che,  in un certo senso, mette sullo stesso piano tutti gli associati. È un'espressione che continuiamo a trovare inappropriata per una questione di sostanza, non per un cavillo formale. Non è un problema di sola valutazione qualitativa, ma culturale. Evidente il calco sul francese grand cru, locuzione connessa a un riconoscimento legislativo, ma soprattutto derivata da una secolare conoscenza del terroir. É questa storica consapevolezza a fissare nella forma «gli usi locali, leali e costanti». La stessa Union des Grands Crus de Bordeaux – che ispirò l’iniziativa toscana e che annovera tenute e vini dal talento disomogeneo, seppur storicamente affermati – banalizza attraverso l’(ab)uso questo concetto dalla forte pregnanza.
Oggi come qualche anno fa l’assaggio consegna un panorama eterogeneo; salvo eccezioni, le eccellenze si concentrano in alcune aree già affermate, a partire dal Bolgherese. La collocazione nello stesso contesto di produzioni molto meno convincenti continua a sembrarci discutibile. Ci sforziamo di interpretarla come una strategia in cui la nomea e la qualità di alcune “punte di diamante” fanno da traino per il resto della regione.
Proprio qui sorge un altro problema. Il successo concreto e durevole di un prodotto deriva dall’utilizzo dei propri mezzi, commisurando le ambizioni. Lo stile e lo spessore con cui i più prestigiosi vini livornesi si imposero già alcuni decenni or sono ispirano buona parte della produzione presentata ad Anteprima Vini. Ci sembra però che alcune bottiglie non abbiano nelle proprie possibilità traguardi di finezza, eleganza o potenza comparabili. Non è in gioco la superiorità di Bolgheri su Montescudaio, ma una diversità in parte soffocata, come se non fosse una preziosa risorsa.

Le lettere

Abbiamo pensato di pubblicare le lettere di alcune persone che in questi anni hanno mostrato di tenere al nostro lavoro.

Leggi tutto

Grandi Cru della COSTA TOSCANA

DATI ASSOCIAZIONE (da Statuto)

L'Associazione Grandi Cru della Costa Toscana ha sede in Castagneto Carducci, Bolgheri, Località San Guido 45.

Sono Associati Promotori della Associazione i seguenti soggetti: Fattoria di Fubbiano Srl; Venerosi Pesciolini - Tenuta di Ghizzano; Azienda Agricola San Gervasio; Tenuta di Valgiano Snc di Petrini e C.; Citai SpA - Tenuta San Guido; La Regola Azienda Agricola Nuti Dott. Luca e C. S.S.; Agricola Marsiliana Srl; Collemassari SpA; Benini Carla - Fattoria Sassotondo; Moretti Giovan Pio Terre del Sillabo; Fattoria Colle Verde Srl; I Giusti e Zanza Vigneti Società Semplice.

Consiglio direttivo: Duccio Corsini, Agricola Marsiliana; Gian Piero de Andreis, Fattoria di Fubbiano; Paolo Giusti, I Giusti e Zanza; Nicolò Incisa della Rocchetta, Tenuta San Guido; Pier Mario Meletti Cavallari, socio onorario; Giovan Pio Moretti, Terre del Sillabo; Flavio Nuti, Podere La Regola; Moreno Petrini, Tenuta di Valgiano; Giampiero Tartagni, Fattoria Colle Verde; Claudio Tipa, Collemassari; Luca Tommasini, Azienda Agricola San Gervasio; Ginevra Venerosi Pesciolini, Tenuta di Ghizzano; Edoardo Ventimiglia, Fattoria Sassotondo.

Comitato esecutivo: presidente onorario Nicolò Incisa della Rocchetta; presidente Ginevra Venerosi Pesciolini; vice presidente Pier Mario Meletti Cavallari; tesoriere Gian Piero de Andreis; consiglieri Moreno Petrini e Edoardo Ventimiglia.

Scopi e attività dell'associazione:
"L'attività dell'Associazione sarà diretta a difendere, promuovere e diffondere la cultura della qualità della produzione vinicola dei territori delle province di Massa, Lucca, Pisa, Livorno e Grosseto fondata essenzialmente sull'autenticità di quei territori idonei per la produzione di grandi vini.
L'Associazione si propone di svolgere, in ambito locale, regionale, nazionale ed internazionale, un'attività di promozione, in tutte le sedi e con ogni possibile modalità, dei vini di qualità prodotti nel territorio delle province di Massa Carrara, Lucca, Pisa, Livorno e Grosseto, con particolare riferimento ai vini prodotti dagli Associati, nonché un'attività di tutela dei marchi dei quali siano titolari gli Associati.
L'Associazione si impegna nella promozione di attività e di iniziative proprie ovvero nella collaborazione e partecipazione ad iniziative promosse da altri soggetti pubblici e/o privati, le quali si sostanzino in attività volte al perseguimento dell'oggetto associativo di cui al precedente comma. L'Associazione potrà intraprendere qualunque e compiere tutti gli atti di natura mobiliare, immobiliare e finanziaria, necessari od utili alla realizzazione degli scopi associativi e comunque, sia direttamente che indirettamente, attinenti ai medesimi, ivi compresa la costituzione e/o partecipazione ad altre associazioni, società od enti comunque denominati, nonché la richiesta dei finanziamenti necessari per la realizzazione della propria attività".

Libri

La Rivista