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Noi c'eravamo

Quando la terra trema

Amo La Terra Trema perché non è una fiera e nemmeno un mercato o un salone dei vini naturali. È una gigantesca osteria come quelle che di una volta, interclassiste e intergenerazionali. Ci puoi incontrare l’avvocato di Milano (magari non fascista) abituato a rari vini francesi e l’operaio precario costretto al vino sfuso, un tranquillo professore in pensione in cerca della bottiglia della domenica e il ragazzo da centro sociale (non solo perché ci siamo dentro) che di solito beve birre, la ragazza che ti chiede in maniera del tutto naturale un rosso e il sommelier o l’appassionato che conosce a memoria i cru di Barolo. E nessuno va di corsa.

Amo La Terra Trema perché ci puoi trovare sia storici produttori e giovani vignaioli emergenti già presenti sulla scena dei vini naturali, sia personaggi e realtà contadine meno noti che frequentano solo questo tipo di manifestazioni: Augusto Cappellano (dei suoi vini abbiamo detto molto, ma avete provato gli strepitosi cioccolatini al Barolo Chinato?), Aurora che ha presentato il Pecorino Fiobbo 2010 più marino che mai, la Barbera d’Asti di mangiafuoco Claudio Solito, Roncola d’oro 2011, Nino Barraco con il Nero d’Avola 2010 in evidenza, ‘A Vita che conferma la crescita del suo Cirò austero, e ancora il Barolo gagliardo di Francesco Clerico, quello più felpato di Roccheviberti, il Cirò di Sergio Arcuri, il Montecucco intenso di Prato al Pozzo; o il Montepulciano d’Abruzzo energico e verace di Emanuele Rasicci.

Amo La Terra Trema perché si mangia benissimo a un prezzo a dir poco conveniente, tanto che avrei voluto provare tutti i piatti dei diversi menu proposti ogni giorno. Ma anche al mercato dove per esempio puoi gustare i caci abruzzesi del monumentale Gregorio Rotolo, Ligabue del formaggio, da sempre presente al Leoncavallo.

Amo La Terra Trema perché è l’erede diretta e legittima di un’intuizione di Luigi Veronelli, quella Fiera dei Particolari del 2003 poi evoluta in Terra e Libertà/Critical Wine. E sono stati tra i primi (forse i primi) ad aver adottato un modello di autocertificazione delle aziende a disposizione di tutti, al di fuori dei rigidi e controversi schemi delle certificazioni biologiche, nella consapevolezza che la migliore garanzia è la responsabilità e l’onestà del produttore.

Amo La Terra Trema perché è palesemente imperfetta e vera. Tuttavia, nonostante la situazione estremamente informale e affollata, si riesce a mantenere una condizione più che accettabile che permette di assaggiare un vino e dedicargli la giusta attenzione. E se i bicchieri in dotazione sono i piccoli ISO, pazienza.

Amo La Terra Trema perché il cartello “Si prega di non fumare dentro la sala. Perché si può fumare fuori” (in cortile) è acuto oltre che libertario. E a me pare molto naturale che tutti lo rispettino.

E poi amo La Terra Trema per il nome che ha. Serio, temibile, evocativo. Comunque ineluttabile.

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