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Noi c'eravamo

La fiera delle umanità

A Fornovo si riducono le distanze. Si fanno domande, si risponde con un sorriso. Basta uno sguardo per capire, con tutti gli equivoci che comporta. Ci si lamenta da vicino e ci si saluta da lontano.
C’è chi crede che l’etica sia importante e che le istituzioni siano incapaci di rispettare e valorizzare il contributo del lavoro agricolo.
A Fornovo è bello vedere le persone che acquistano i vini e i produttori che se li scambiano. Si dispensano consigli, cadono sulla testa le gocce di condensa che si crea sul telone di plastica, tanto dalle persone. I megafoni gracchiano, e gli organizzatori si raccomandano di non bere troppo. Quando bisogna andare via spengono e accendono a intermittenza le luci.
A Fornovo attraversi un paese semideserto a ogni ora del giorno, attraversi il ponte sul Taro, pieno di isolotti di sabbia e ghiaia.
A Fornovo si parla di naturale, già valore di inevitabile ambiguità perché atteggiamento dell’uomo conforme a un ordine civilizzato. È stato interiore, di legge e di paradossi linguistici che bisogna spiegare, con l’uso di carta, inchiostro e colla. Ci si trova tra il dire e il fare, si nomina la pratica e già si è in debito perché è da finire, da definire. La pratica agronomica, la pratica scientifica, la pratica di scrittura.
A Fornovo si presenta e si proietta. Si è presentati e proiettati. Si mandano a salutare, si danno spiegazioni e giustificazioni.
Si allungano i brodi e ti servono il bollito.
A Fornovo del vino m’importa poco.


le rondini
foto di Gianpaolo “Giampi” Giacobbo

 

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