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Storie

Pat Metheny, chitarrista oltre il cielo

Pat Metheny viene descritto come il chitarrista oltre il cielo. Ieri ne ho avuto la dimostrazione.
Palco montato davanti al piazzale del Santuario di Monte Berico con una Vicenza illuminata e, alle spalle, la chiesa, anch’essa illuminata. Serata calda ma rinfrescata da una brezza leggera quanto basta per farti sospirare e mandarti alle spalle i 40 gradi della giornata. Il clima è quello delle serata che spesso sogno durante l’anno, l’estate ha il pregio di farti vedere le cose in maniera diversa, la sera d’estate porta con se qualcosa di magico. L’ultima volta che vidi Pat fu a Chioggia in una serata simile, quando suonava in trio accanto a Steve Swallow al basso e Bill Stewart alla batteria.
Pat (sono oramai 15 anni che lo seguo) ieri era in splendida forma, i suoi capelli ribelli, il suo sguardo penetrante e quel sorriso così sereno da farti pensare che sia quasi non vero e che lo accompagna anche quando suona. La sua chitarra ha per me una voce familiare, quella di un amico che non incontro da tempo. Il suono della sua Ibanez d’acero bianco, quando fraseggia nelle tonalità più acute mi crea un’emozione fortissima. Una chitarra a tratti graffiante nella prima parte, con un suono puro quasi primordiale, legni e corde che vibravano per farti vibrare. Accanto a lui Brad Melthau, giovane pianista con uno stile nuovo ed elegante, imprevedibile, riesce a non sovrapporsi mai a Pat ma ad essere un complemento senza mai diventare gregario. E’ il concerto di Pat e Brad ed il suono che ne esce è una cosa unica, nel secondo set si uniscon Larry Grenadier al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria. Il concerto si sviluppa in tensione continua, denso di forte espressione artistica, tempi e progressioni armoniche che si incrociano in una corsa libera. Il finale quasi da spettacolo pirotecnico con una struggente chitarra elettrica midi con Syntclavier (una sorta di mescolatore di suoni elettronico) che sembra gridare al cielo, quasi una preghiera, per certi aspetti mi ricorda John Coltrane. Non si può rimanere sensibili a tutto ciò, mentre ascolto penso al potere della musica, alla sua capacità di essere un linguaggio internazionale che si sviluppa attraverso emozioni. Nota negativa l’impossibilità assoluta di fotografare o riprendere. Mentre capisco la necessità di evitare la riprodizone audio e video non concepisco quella di vietare la fotografia. L’immagine non ha niente a che vedere con il Jazz! Ricordo, circa vent’anni fa, quando andai a fotografare Joe Zawinul tastierista dei Weather Report, in camerino gli chiesi se potevo scattare alcune foto, lui mi guardò e mi rispose: Sure! con uno sguardo che sembrava mi dicesse: guarda che io sono qui per suonare, fai quello che ti pare. Al concerto di Pat mi sentivo un ladro con la macchina fotografica in mano, mentre i ladri erano coloro che mi impedivano di appropriarmi di un momento che era mio!
Comunque sia, serata indimenticabile!

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