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Storie

Terra a cuore aperto

foto di davide vanni

Oggi non c’è tempo per la politica o per il calcio, per dire: «Tanto è tutto uguale. Non cambia niente».
Nell’aria si respira l’odore di cose chiare e semplici: non ci sono schermi e si va avanti nella stessa direzione. Lavoriamo fino alla fine con il sudore della fronte, con le mani, le braccia e tutto il corpo.
Oggi viviamo con il cuore della natura, alla maniera dello stercorario, delle termiti e delle api; o come i bambini che non rinunciano mai alla scoperta.
Oggi è un giorno diverso dagli altri: si vendemmia da Michele1.

Trattore michele

Ricordo l’ultima volta in cui raccolsi dei grappoli d’uva nel vigneto di mio zio Piero. Ero un bambino di otto anni con la voglia di giocare tra i filari e mettere in bocca un acino dopo l’altro, impaziente di tornare a casa, infastidito dagli insetti e dalle mani appiccicose. Un’ape mi volò vicino e mi punse. Iniziai a piangere, ma la cura di zia Rina – una moneta da 5 lire posata sulla mia mano – fece passare rapidamente il dolore. Ricordo una strana sensazione, un sapore metallico, come se quella moneta la sentissi in bocca. Oggi, non vedo nessun’ape, ma solo moscerini e tignole. Il sole inizia già a scaldare e dalla terra sale una fastidiosa umidità.
Eppure, oggi sono pieno di entusiasmo per ogni piccolo gesto. Sono con i piedi nel verde, con le stesse mani appiccicose e i pensieri del bambino di otto anni.
Mi guardo intorno e mi chiedo quale sia il mio posto in questo divenire: nella concretezza del vendemmiare, nel piacere di un bicchiere o nella semplicità di una fotografia nel momento della fioritura della vite? Cerco una risposta mentre parlo con il mio compagno al di là del filare. Lo vedo muoversi in modo asimmetrico, tagliare dove io non taglio, abbassarsi mentre io mi rialzo, tergersi il sudore mentre io bevo. Penso e mi commuovo mentre scosto i tralci e con le forbici taglio i grappoli, mentre osservo l’uva testarda cresciuta a testa in giù, tra i fili di ferro.
I miei pensieri non si fermano neanche quando mi ferisco un dito, mentre succhio il sangue alla luce del sole, finché una voce dice: «Fermi! Fermi, si è rotta la pressa!».

tagli

Michele è seduto, con le mani sulle ginocchia. Qualcuno sta armeggiando con le arterie e i neuroni della pressatrice: la tecnologia ha fermato la vendemmia e l’uomo sta cercando un rimedio. È un’azione chirurgica che alimenta la fantasia del bambino di otto anni e scuote l’anima dell’adulto. Armato di flessibile, “il Momi”, guadagnandosi una dedica sulle future etichette dell’azienda, preleva il motore dalla betoniera e lo dona alla pressa che ricomincia a vivere e ad accompagnare il ritmo della nostra raccolta.

Pressa

Continuo a tagliare, a portare l’uva nella cassetta, a tergermi il sudore, a bere, a parlare, a scostare i tralci, nella consapevolezza di trovarmi sopra un pezzo di terra, custodito e protetto ogni giorno dell’anno. Lavoro con la sensazione di essere un piccolo elemento, e ne sono felice. Poi mi scappa un sorriso e penso: «Il sacrificio di una betoniera… che sia questo l’estremo della felicità nel mondo del vino?».

Michele tubo




1 Michele Loda dell'Azienda Agricola Il Pendio di Monticelli Brusati (BS)

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