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Consigli (non richiesti) a un degustatore che si emoziona, ma ancora non lo sa

Questo dialogo telefonico è avvenuto pochi giorni fa tra il curatore e un suo allievo che lavora nel vino. Riportiamo solo la parte sostenuta da Sandro.

Pronto...

Sono io, sì tutto bene, questo luglio ti fa impazzire, pensa quelli che lavorano nel turismo... Ti ho chiamato per quelle schede che mi hai mandato, le ho lette subito.
Cosa penso? Magari, quando ci vedremo di persona, lavoreremo su come fare uscire ciò che hai dentro.

In breve, non posso dire che non mi siano piaciute, ma ho la sensazione che tu scriva quello che gli altri si aspettino da te. Certo, hai un buon ritmo e sei bravo a dare il dettaglio di gusti e riconoscimenti.

Cosa voglio di più? Diverse cose... Aspetta, fammi finire.


Consigli non richiesti a un giovane degustatore - Porthos Edizioni
foto di simone revelli

Ah! Adesso sono uno snob del vino ormai impossibile da accontentare... Forse hai ragione, in ogni caso non mi pare un difetto.

Se lo dici tu.

Sì sì, proprio come Giampiero Albertini nel carosello degli anni Settanta, capofamiglia degli “Incontentabili”.

Lo so, lo so, hai poco tempo, scusami, è che mi piace divagare.

Quando leggo ciò che scrivi mi manca la tua voce. Non trovo la partecipazione. È come se tu avessi perso la libertà di viverti la degustazione e la bevuta come un flusso che ti attraversa completamente.

Come s’impara?

No, non è lo scopo di questa ricerca, è piuttosto il mezzo, il cammino per avvicinarsi al senso del vino.

Non è una questione stilistica, ma di sentimento verso il liquido.

Lo so, non serve ripetermelo, lo so che hai tanta passione per il vino, ma sembra che una parte di te non sia stata informata.

Certo, è una battuta!

Devi andare? E dove?
Un’altra super degustazione di vini! Ma non eri stato già ieri a quella dei vecchi Champagne e l’altro ieri alla sfida tra Grand Cru di Borgogna con i Superiori della Valpolicella Allargata?

Dici che sono invidioso? Forse. A pensarci bene un Valpolicellino fresco ora me lo farei.

Vai vai, chi ti ferma!

Solo una cosa, l’ultima, poi prometto che non ti rompo più: vacci piano, non è il numero dei vini che fa la differenza se poi – di quello che hai bevuto – ti rimangono solo fiori, frutti, spezie, pietre, erbe, tabacchi, caramelli...

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