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Intervista a Davide Vanni

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D: Già tra il primo e il secondo ho fatto un’esperienza particolare: sono andato in alpeggio e ho lavorato tutta l’estate. Dovevo pagarmi il secondo anno alla scuola perché non avevo preso la borsa di studio.
S: Per il primo invece l’avevi presa?
D: No, l’ho pagato con i soldi del lavoro in Friuli.
S: E quanto costava?
D: Cinquemila euro.
S: Cui dovevi aggiungere i soldi della vita.
D: Penso di essere abbastanza economo, mi accontento di poche cose, il cinema era una di queste. Cibo, cinema e un letto!
S: Dunque sei in alpeggio...
D: A duemila metri: io, il pastore, a volte il nipote del pastore e le vacche.
S: Come lo avevi trovato?
D: Lui è il fratello di una mia amica valdostana. Lei mi disse che aveva bisogno di una persona e mi chiese se ero interessato, io avevo premesso che non avevo mai fatto niente del genere.
S: E cosa succede?
D: Che i ritmi della giornata cominciano a farsi scarni… Sveglia alle 3:45, ci si metteva la tuta da lavoro, gli stivali e in un minuto, con gli occhi ancora chiusi, si era già in stalla a mungere. C’era da attaccare la mungitrice, poi alcune vacche andavano munte a mano per problemi vari.
S: Per esempio?
D: Quando il latte, verso la fine della stagione, è più scarso perché il vitello comincia a succhiarne di più, quindi dai nove litri si passa ai due o tre, è molto più veloce farlo a mano. Oppure c’erano problemi fisiologici tipo la mastite.
S: Era un alpeggio di qualità, nel senso del rispetto verso le regole del rapporto persone–animali?
D: Sì, ma io credo che chi fa quel lavoro ami inevitabilmente gli animali; lui ogni anno andava lì e diceva che non avrebbe potuto immaginare un’altra vita.
S: Quanto tempo stava?
D: Da giugno a fine settembre.
S: E da dove veniva?
D: Aveva la stalla a Cerellaz, una piccola frazione del comune di Avise, non lontano da Arvier. E portava le mucche in Valgrisenche che, come dice la parola, è la valle grigia, perché l’acqua della Dora porta a valle i detriti del ghiacciaio. Luce ce n’è ben poca, sempre nebbia, e il sole cala presto anche d’estate.
S: Però l’erba deve essere meravigliosa.
D: Sì, quando la pioggia è abbastanza regolare, l’erba è di un verde molto acceso.
S: E le vacche apprezzano… a proposito, quante erano?
D: Una trentina, poi c’erano i vitelli e qualche manzo. A un certo punto della stagione i manzi devono stare da soli e noi li portavamo in quota lasciandoli lì.
S: Come li accompagnavi?
D: A piedi.
S: Tu hai cominciato a seguire tutte le attività del pastore o c’erano mansioni che non potevi svolgere perché erano sue esclusive responsabilità?
D: Facevo tutto quello che poteva fare lui; magari al pascolo andavo un po’ meno, perché è un compito che richiede maggiore esperienza e bisogna fare attenzione che le mucche non vadano in posti pericolosi.
S: … dai quali poi sarebbe molto difficile tirarle fuori. Ti è mai successo di esserti perso una mucca, un manzo o un vitellino uscito per distrazione?
D: No, no.
S: È stata la tua prima esperienza agricola?
D: Sì.

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