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Storie

Intervista ad Antonella Sgrillo

di sandro sangiorgi e sara manzin

Roma-Palermo, 10 ottobre 2013

«Attraverso il cibo posso offrire un pezzetto di me e donarlo agli altri».


L’autrice di Io riesco a vederci il Sole. Ricette di dolci con poesie – in uscita per Porthos Edizioni in una versione completamente rinnovata (nota dell'editore) – ci racconta la sua vita: il lavoro, l’impegno per liberare Palermo dal pizzo, l’amore per il marito Aldo e la nascita del suo libro.


antonella


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Estinzioni



«Io so solo che tutto va ma non va».
da “A Tratti”, in Ko de Mondo del Consorzio Suonatori Indipendenti (1994)



Mi passano tra le mani il Verdicchio e il Fiano che duellano per chi dei due è “il migliore bianco italiano”; i romantici vini del Carso; il Barolo re dei vini, il Barbaresco vino da re; il Taurasi per intenditori e l’imprevedibile Mascalese dell’Etna. Tipologie didattiche perché esemplari, richiesti perché delineano profili e aprono i cuori.
Non mi sfiora nemmeno il pensiero che tali vini possano essere trascurati o abbandonati. Ma anche questi blasonati hanno attraversato problematiche molto gravi, basti pensare alla quasi totale scomparsa del Fiano irpino durante il periodo della fillossera. Alla sola idea mi tremano le gambe.

Spiaggia Soverato

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Dialogo tra due enofili impenitenti

Perché preoccuparsi degli operai, che eseguono ordini precisi?
Studiate piuttosto gli architetti.
Nicolas Joly



ATTO IV 

Sandro – L’informazione è uno dei traguardi storici raggiunti dall’uomo moderno. Oggi chi vuole informarsi ha davvero tante possibilità, soprattutto grazie al web. È ovvio che bisogna anche essere “attrezzati” culturalmente per orientarsi, per distinguere quale informazione è “meno schietta”, perché qui nessuno ha ragione o torto. Il punto è che le persone devono imparare a difendersi da sé. Pensandoci bene, ci rendiamo conto di quanto sia condivisibile la riflessione – qualcuno lo considera un vero e proprio monito – di numerosi filosofi e osservatori della società odierna.
Carmelo – Intendi la fine del leaderismo?


6 L


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"Laddove mancano i nomi e le canzoni per raccontarli, manca la vita"

Una voce di donna mi risponde al telefono: «Il signor Maga è uscito. Se mi lascia il suo numero la faccio richiamare». Poco dopo mezzogiorno squilla il mio cellulare. Sento una voce pacata, all’interno della quale c'è un po’ di rassegnazione. «Posso passare da lei per assaggiare il suo vino, fare due chiacchere e vedere la cantina e i vigneti?», chiedo. Il signor Maga mi risponde semplicemente con un sì e un arrivederci.

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Il diario di Federica da Sonoma

Quinta puntata
Le vacanze sono finite e con loro le pigre giornate e le passeggiate con Roxy fatte di attesa. Il sudore e il rumore delle macchine sostituiscono la tranquillità di quei giorni.

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Il diario di Federica da Sonoma

Quarta puntata
Sono partita per qualche giorno e mi domandavo come avrei ritrovato la vigna al mio ritorno: verde, di quello smeraldo che solo la pioggia è capace di colorare. Nell'ultima settimana l'acqua è caduta come non faceva da tempo e in alcuni tratti le viti riescono a nascondersi tra l'erba.

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Terra a cuore aperto

foto di davide vanni

Oggi non c’è tempo per la politica o per il calcio, per dire: «Tanto è tutto uguale. Non cambia niente».
Nell’aria si respira l’odore di cose chiare e semplici: non ci sono schermi e si va avanti nella stessa direzione. Lavoriamo fino alla fine con il sudore della fronte, con le mani, le braccia e tutto il corpo.
Oggi viviamo con il cuore della natura, alla maniera dello stercorario, delle termiti e delle api; o come i bambini che non rinunciano mai alla scoperta.
Oggi è un giorno diverso dagli altri: si vendemmia da Michele1.

Trattore michele

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Il diario di Federica da Sonoma

Settima puntata
L’invaiatura è in anticipo di due settimane. I grappoli belli e grandi diventano spargoli, con chicchi più piccoli, risalendo la collina.
Quest’anno le stagioni, sempre prevedibili da queste parti, hanno regalato molte sorprese. Nei primi due mesi dell’anno, l’assenza di precipitazioni e le relative elevate temperature, hanno anticipato la ripresa vegetativa.


Invaiatura 2

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Il diario di Federica da Sonoma

Sesta puntata
Con l’espressione inglese “field blend” si indica un vigneto composto da diverse varietà. In California, prima del proibizionismo e subito dopo, questa forma di allevamento era pratica comune. Al momento della vendemmia, le uve di tutte le diverse varietà che componevano il vigneto venivano raccolte contemporaneamente, cofermentate per poi essere eventualmente imbottigliate con il nome di località europee in base al colore del vino ottenuto e alle cultivar utilizzate.

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Dialogo tra due enofili impenitenti

È almeno nell’arte che si cerca di raggiungere la
           perfezione, visto che è così difficile nella vita.
   Woody Allen


ATTO III 
         
Carmelo – «Cosa deve trasmettere un vino a chi lo beve? Emozioni. Io so perfettamente che il vino non è un’opera d’arte. Ma in qualche modo alcune grandi bottiglie, grazie alla natura, si avvicinano all’arte: allora occorre lasciare che ognuno, degustando un calice di vino, provi le sensazioni che potrebbe sentire osservando un bel quadro». Così si esprimeva un ben noto produttore delle Langhe, in un’intervista rilasciata una decina di anni fa a un cronista dell’AIS.
Sandro – E sai qual è l’errore? Quello di farne una questione gerarchica. Il vino è una forma d’arte a prescindere da un’impostazione di questo tipo.

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Dialogo tra due enofili impenitenti

Ti aspetti di trovare poesia in una rivista di poesia?
Le cose non sono così semplici.
Charles Bukowski

ATTO II

Carmelo – C’è un tema che mi sta molto a cuore.
Sandro – Quale?
C – Il binomio vino e salute.
S – Io l’ho sempre considerato una fuorviante forzatura.
C – Ricordi il Paradosso Francese?
S – Era la fine degli anni ottanta. La tesi – peraltro suggestiva – era, in sintesi, la seguente: la mortalità per malattie cardiovascolari dei francesi in linea con la media europea, nonostante l’elevato consumo di materia grassa (formaggi e latticini), era da attribuirsi al regolare accompagnamento dei pasti con il vino, in particolare quello rosso.

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Dialogo tra due enofili impenitenti

La fortuna conosce solo strade tortuose.
Roberto Alajmo

ATTO I

Carmelo – Pensavo a quello che mi dicevi qualche giorno fa sul valore culturale del vino e sai una cosa? A volte mi capita di riflettere sullo stato del vino in Italia e mi viene da pensare che, nel Bel Paese, produttore storico, non ci sia quasi più speranza per il nostro amato liquido odoroso.
Sandro – Prova a pensare alla Francia, ad esempio. Di come il popolo francese senta il proprio vino. A quanto appartenga alle persone sin dalla nascita. Insomma, è da sempre un loro possedimento culturale e non perdono l’occasione di farlo pesare, in un modo che talvolta sfiora l’arroganza.
C – La Francia si può senz’altro definire una nazione enofila tout court. Ma a monte di questo c’è una ragione culturale davvero forte: i francesi sono, orgogliosamente, un vero popolo. Gli italiani, è dura ammetterlo, no.
S – La tua suona quasi come una semplificazione, ma potrebbe essere la ragione, o almeno una delle ragioni per le quali l’Italia, nonostante un confronto qualitativo alla pari e un corredo storico e di varietà indiscutibilmente più profondo, non sia riuscita dove la Francia ce l’ha fatta.

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