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Storie

Il diario di Federica da Sonoma

Sesta puntata
Con l’espressione inglese “field blend” si indica un vigneto composto da diverse varietà. In California, prima del proibizionismo e subito dopo, questa forma di allevamento era pratica comune. Al momento della vendemmia, le uve di tutte le diverse varietà che componevano il vigneto venivano raccolte contemporaneamente, cofermentate per poi essere eventualmente imbottigliate con il nome di località europee in base al colore del vino ottenuto e alle cultivar utilizzate.

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Dialogo tra due enofili impenitenti

È almeno nell’arte che si cerca di raggiungere la
           perfezione, visto che è così difficile nella vita.
   Woody Allen


ATTO III 
         
Carmelo – «Cosa deve trasmettere un vino a chi lo beve? Emozioni. Io so perfettamente che il vino non è un’opera d’arte. Ma in qualche modo alcune grandi bottiglie, grazie alla natura, si avvicinano all’arte: allora occorre lasciare che ognuno, degustando un calice di vino, provi le sensazioni che potrebbe sentire osservando un bel quadro». Così si esprimeva un ben noto produttore delle Langhe, in un’intervista rilasciata una decina di anni fa a un cronista dell’AIS.
Sandro – E sai qual è l’errore? Quello di farne una questione gerarchica. Il vino è una forma d’arte a prescindere da un’impostazione di questo tipo.

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Dialogo tra due enofili impenitenti

Ti aspetti di trovare poesia in una rivista di poesia?
Le cose non sono così semplici.
Charles Bukowski

ATTO II

Carmelo – C’è un tema che mi sta molto a cuore.
Sandro – Quale?
C – Il binomio vino e salute.
S – Io l’ho sempre considerato una fuorviante forzatura.
C – Ricordi il Paradosso Francese?
S – Era la fine degli anni ottanta. La tesi – peraltro suggestiva – era, in sintesi, la seguente: la mortalità per malattie cardiovascolari dei francesi in linea con la media europea, nonostante l’elevato consumo di materia grassa (formaggi e latticini), era da attribuirsi al regolare accompagnamento dei pasti con il vino, in particolare quello rosso.

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Dialogo tra due enofili impenitenti

La fortuna conosce solo strade tortuose.
Roberto Alajmo

ATTO I

Carmelo – Pensavo a quello che mi dicevi qualche giorno fa sul valore culturale del vino e sai una cosa? A volte mi capita di riflettere sullo stato del vino in Italia e mi viene da pensare che, nel Bel Paese, produttore storico, non ci sia quasi più speranza per il nostro amato liquido odoroso.
Sandro – Prova a pensare alla Francia, ad esempio. Di come il popolo francese senta il proprio vino. A quanto appartenga alle persone sin dalla nascita. Insomma, è da sempre un loro possedimento culturale e non perdono l’occasione di farlo pesare, in un modo che talvolta sfiora l’arroganza.
C – La Francia si può senz’altro definire una nazione enofila tout court. Ma a monte di questo c’è una ragione culturale davvero forte: i francesi sono, orgogliosamente, un vero popolo. Gli italiani, è dura ammetterlo, no.
S – La tua suona quasi come una semplificazione, ma potrebbe essere la ragione, o almeno una delle ragioni per le quali l’Italia, nonostante un confronto qualitativo alla pari e un corredo storico e di varietà indiscutibilmente più profondo, non sia riuscita dove la Francia ce l’ha fatta.

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Il diario di Federica da Sonoma

Seconda puntata
Quando ho detto a Joe «abbiamo finito di potare», mi ha risposto che era molto triste. Io, felicissima, invece ho pensato alla bottiglia di Champagne che avrei aperto per festeggiare.

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Di quando in quando...

Di quando in quando, fra una punta di parmigiano e una mozzarella, mi capita di comprare un pezzetto di pecorino romano. A casa mia lo mangio solo io, con un tozzo di pane, oppure grattato grosso sulla pasta o sulle verdure. Quello che trovo dal mio salumiere sa di sale e poco altro, aggredisce il palato, ma è un buon compagno di cantina, se vi armate di pagnotta e vino, potete regalarvi dei piacevoli momenti. Talvolta ne grattugio una parte, che finisce nel pesto o in qualche torta di verdure. Consumo annuale inferiore ai due chilogrammi, sicuro. Insomma, non sarò io a risolvere la crisi dei pastori sardi.

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"Laddove mancano i nomi e le canzoni per raccontarli, manca la vita"

Una voce di donna mi risponde al telefono: «Il signor Maga è uscito. Se mi lascia il suo numero la faccio richiamare». Poco dopo mezzogiorno squilla il mio cellulare. Sento una voce pacata, all’interno della quale c'è un po’ di rassegnazione. «Posso passare da lei per assaggiare il suo vino, fare due chiacchere e vedere la cantina e i vigneti?», chiedo. Il signor Maga mi risponde semplicemente con un sì e un arrivederci.

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Il diario di Federica da Sonoma

Quinta puntata
Le vacanze sono finite e con loro le pigre giornate e le passeggiate con Roxy fatte di attesa. Il sudore e il rumore delle macchine sostituiscono la tranquillità di quei giorni.

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Il diario di Federica da Sonoma

Quarta puntata
Sono partita per qualche giorno e mi domandavo come avrei ritrovato la vigna al mio ritorno: verde, di quello smeraldo che solo la pioggia è capace di colorare. Nell'ultima settimana l'acqua è caduta come non faceva da tempo e in alcuni tratti le viti riescono a nascondersi tra l'erba.

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Il diario di Federica da Sonoma

Prima puntata
Produco numeri per una cantina a Sonoma e poi ricerco la felicità nel “mio” vigneto, un piccolo fazzoletto di terreno con una Babele di varietà su piede franco vecchie cent’anni. Faccio il vino illegalmente nel mio garage. Sigh, in America il proibizionismo non è mai finito!

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Dialogo con Andrea e Luigi Scorrano di Pomarius

a cura di matteo gallello

Andrea e Luigi Scorrano gestiscono il punto vendita di Monteverde, a Roma, dal 1996. Il loro amore per la natura nasce in gioventù, durante i periodi estivi trascorsi ad Alezio, il paese di famiglia a soli quattro chilometri da Gallipoli, nel cuore del Salento.
Pomarius è diventato nel tempo un riferimento non solo per il quartiere ma anche per alcuni tra i migliori ristoranti di Roma, grazie a una forte dedizione, una costante ricerca qualitativa sul campo e non solo per la scelta ortofrutticola ma anche per la gastronomia.

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Riviste

Libri