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Storie

Dialogo tra due enofili impenitenti

Ti aspetti di trovare poesia in una rivista di poesia?
Le cose non sono così semplici.
Charles Bukowski

ATTO II

Carmelo – C’è un tema che mi sta molto a cuore.
Sandro – Quale?
C – Il binomio vino e salute.
S – Io l’ho sempre considerato una fuorviante forzatura.
C – Ricordi il Paradosso Francese?
S – Era la fine degli anni ottanta. La tesi – peraltro suggestiva – era, in sintesi, la seguente: la mortalità per malattie cardiovascolari dei francesi in linea con la media europea, nonostante l’elevato consumo di materia grassa (formaggi e latticini), era da attribuirsi al regolare accompagnamento dei pasti con il vino, in particolare quello rosso.

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Dialogo tra due enofili impenitenti

La fortuna conosce solo strade tortuose.
Roberto Alajmo

ATTO I

Carmelo – Pensavo a quello che mi dicevi qualche giorno fa sul valore culturale del vino e sai una cosa? A volte mi capita di riflettere sullo stato del vino in Italia e mi viene da pensare che, nel Bel Paese, produttore storico, non ci sia quasi più speranza per il nostro amato liquido odoroso.
Sandro – Prova a pensare alla Francia, ad esempio. Di come il popolo francese senta il proprio vino. A quanto appartenga alle persone sin dalla nascita. Insomma, è da sempre un loro possedimento culturale e non perdono l’occasione di farlo pesare, in un modo che talvolta sfiora l’arroganza.
C – La Francia si può senz’altro definire una nazione enofila tout court. Ma a monte di questo c’è una ragione culturale davvero forte: i francesi sono, orgogliosamente, un vero popolo. Gli italiani, è dura ammetterlo, no.
S – La tua suona quasi come una semplificazione, ma potrebbe essere la ragione, o almeno una delle ragioni per le quali l’Italia, nonostante un confronto qualitativo alla pari e un corredo storico e di varietà indiscutibilmente più profondo, non sia riuscita dove la Francia ce l’ha fatta.

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Il diario di Federica da Sonoma

Seconda puntata
Quando ho detto a Joe «abbiamo finito di potare», mi ha risposto che era molto triste. Io, felicissima, invece ho pensato alla bottiglia di Champagne che avrei aperto per festeggiare.

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Di quando in quando...

Di quando in quando, fra una punta di parmigiano e una mozzarella, mi capita di comprare un pezzetto di pecorino romano. A casa mia lo mangio solo io, con un tozzo di pane, oppure grattato grosso sulla pasta o sulle verdure. Quello che trovo dal mio salumiere sa di sale e poco altro, aggredisce il palato, ma è un buon compagno di cantina, se vi armate di pagnotta e vino, potete regalarvi dei piacevoli momenti. Talvolta ne grattugio una parte, che finisce nel pesto o in qualche torta di verdure. Consumo annuale inferiore ai due chilogrammi, sicuro. Insomma, non sarò io a risolvere la crisi dei pastori sardi.

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Nostalgia, ma di futuro

Non è vero che la storia dell’essere umano è un percorso continuo verso il miglioramento. Credo piuttosto che il progresso avvenga a strappi, che l’uomo proceda tentoni alternando periodi di sviluppo ad altri di decadenza. È difficile argomentare senza dilungarsi in approfondimenti sociologici ma ho soltanto una sensazione: vorrei esser nato vent’anni prima.

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Il Parafada 1990, la scoperta della sensualità

Ti riporto esattamente le considerazioni scritte in treno, la mattina seguente il felice incontro, mentre tornavo a Roma.
Nessuna modifica è stata fatta.
Concedimi solo una breve introduzione e due considerazioni finali.

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Il diario di Federica da Sonoma

Quarta puntata
Sono partita per qualche giorno e mi domandavo come avrei ritrovato la vigna al mio ritorno: verde, di quello smeraldo che solo la pioggia è capace di colorare. Nell'ultima settimana l'acqua è caduta come non faceva da tempo e in alcuni tratti le viti riescono a nascondersi tra l'erba.

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Il diario di Federica da Sonoma

Prima puntata
Produco numeri per una cantina a Sonoma e poi ricerco la felicità nel “mio” vigneto, un piccolo fazzoletto di terreno con una Babele di varietà su piede franco vecchie cent’anni. Faccio il vino illegalmente nel mio garage. Sigh, in America il proibizionismo non è mai finito!

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Dialogo con Andrea e Luigi Scorrano di Pomarius

a cura di matteo gallello

Andrea e Luigi Scorrano gestiscono il punto vendita di Monteverde, a Roma, dal 1996. Il loro amore per la natura nasce in gioventù, durante i periodi estivi trascorsi ad Alezio, il paese di famiglia a soli quattro chilometri da Gallipoli, nel cuore del Salento.
Pomarius è diventato nel tempo un riferimento non solo per il quartiere ma anche per alcuni tra i migliori ristoranti di Roma, grazie a una forte dedizione, una costante ricerca qualitativa sul campo e non solo per la scelta ortofrutticola ma anche per la gastronomia.

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La meglio gioventù /1

Un viaggio in Calabria

Una spada di luce infuocata divide una porzione di celeste da una di nero pece. È l’alba, Cosenza è ormai vicina. Il termometro del pullman dice che fuori siamo a zero, uno spesso lenzuolo di brina copre prati, terra e divani rottamati ai margini della strada. Per andare a Cirò non è necessario passare per Cosenza, anzi, ma solo quando uno attraversa il ponte sul Busento e imbocca via Telesio per perdersi nell’intricata rete dei vicoli della città vecchia può iniziare a capire perché invece lo è.

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Ab assuetis non fit passio*

«Vuole dire che più si trova più si cerca, e che più si cerca più si trova?»
«Esatto. Certe volte mi sembra che fra la ricerca e la scoperta si sia formata una relazione paragonabile a quella che si stabilisce fra la droga e l’intossicato».

da Paul Valéry, L’idea fissa, a cura di Valerio Magrelli, Adelphi Editore, Milano 2008

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