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Il Blog

9 aprile 2016

Al pensiero della luce, della sua percezione, di solito siamo colti da un bagliore intenso, un effetto totalizzante. Ieri è stata una giornata di luce, quella immensa, indiscutibile, colta tra le pieghe dell’ansia mattutina, nella voce dei compagni di viaggio, nel riflesso dei vini e negli sguardi delle persone che ti aspettano. Suoni e colori, abbracci, una giornata lunga più di venti ore, di quelle che si vorrebbero vivere tante e tante volte, priva della minima fatica, ma si sa che non si può.
Eppure, può essere più densa di significato quando, quasi timorosa della sua stessa forza, s’insinua nel dolore di un addio, di un distacco e libera uno spazio non visto, neanche immaginato.
Ieri, all’interno della manifestazione Viniveri, ho assistito alla proiezione del documentario Vitæ di Davide Vanni. Tante emozioni mi hanno tenuto lì attaccato alle immagini, ai ricordi. Non riesco a farci stare tutto in un pezzo scritto a poche ore dall’evento ma, intanto, è fortissimo il desiderio di consegnare qualche riflessione.

Davide Vanni - Porthos Edizioni
salvatore ferrandes e davide vanni, foto di francesca demontis

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Intervista a Davide Vanni

a cura di laura pinelli e francesca pasqui

Abbiamo intervistato Davide Vanni, autore del documentario Vitae dedicato ai produttori di vini naturali che verrà proiettato sabato 9 aprile alle 18:30 a Cerea, in provincia di Verona, nell'ambito della manifestazione ViniVeri. Introdurrà l’evento Sandro Sangiorgi.

Davide Vanni studia al liceo scientifico di Salò e inizia ad allontanarsi da casa nel 1995 iscrivendosi alla facoltà di psicologia di Padova. Poi inizia il lavoro con i ragazzi autistici in terra friulana. Un altro trasloco lo conduce a Torino per il biennio alla scuola Holden e tanto cinema. Dopo un campus di cinema e magia in Lucania parte deciso verso il mondo del documentario.

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Cirò, Calabria, spirito di appartenenza

di matteo gallello
a cura di sandro sangiorgi

Il vino calabrese è da sempre un mio chiodo fisso.
È un legame inevitabile, il richiamo continuo delle origini. Un’eco che non si consuma e, quando sembra scompaia, basta fermarsi per risentirla. Poi ci sarà anche l’orgoglio, che presuppone il senso del mio agire, la realizzazione di un’identità in quel che faccio ogni giorno. Parlare in qualche modo e per qualche motivo della Calabria è il risultato più vistoso.
Appartenere, ecco il nocciolo della questione. Appartenere a un luogo perché il luogo possa appartenerti. Mi occupo di vino e, in particolare, voglio dedicarmi al vino calabrese.

In vigna con Cataldo Calabretta e Francesco De Franco - Porthos Edizioni
foto di mavi peňa

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Ciao 2015, non ti dimenticherò

Basta la perdita di Alessandro Zamboni a rendere il 2015 un anno terribile. E non importa che l’evento sia avvenuto il 13 agosto, quell’incidente, quella morte assurda sembra portarsi via tutto, apparentemente senza distinzioni; ma forse non è così. Onorare la memoria di un amico significa anche alzare la testa e costatare che si è ricevuto, che si è fatto, a cominciare proprio da ciò che con Ale è stato condiviso. Sono diverse le persone che stanno leggendo queste righe ad avere avuto il mio stesso privilegio, aver abbracciato Alessandro, mangiato e bevuto con lui, lavorato e parlato, riso… (e pianto).

Le miniature di Sandro Sangiorgi - Porthos Edizioni

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Porthos a Viniveri 2016

Sabato 9 aprile 
ore 15:00

Lino Maga e la dimensione nascosta, il mito e la storia di un vino.
Il Barbacarlo riassume l′inscindibile legame tra l′azione della persona e lo spirito del luogo.

maga2

La degustazione verticale è guidata da Sandro Sangiorgi con l′intervento di Jeremy Parzen.
Le annate del Barbacarlo saranno: 1983, 1989, 1999, 2007, 2010, 2011. Quelle del Montebuono: 1982, 2010 e 2011.
Il costo di partecipazione è 50 euro. Clicca qui per prenotare.

ore 18:30
Proiezione in anteprima nazionale del documentario Vitae di Davide Vanni.
Introduce Sandro Sangiorgi e interverranno Lino Maga, Salvatore Ferrandes e Cristiano Guttarolo.

Vite in Viaggio

L'intervista di Sandro Sangiorgi a Davide e il diario di viaggio.

foto di davide vanni


Ein Prosit 2015 – Benjamin Zidarich


riprese e montaggio di francesca demontis


La principale caratteristica della Vitovska è la minuziosa abilità nel leggere i dettagli dei luoghi che abita, restituendone la sintesi minerale, senza farsi sfuggire le condizioni dell’annata. Non possiede un proprio corredo odoroso, così lascia trapelare un’imprevedibilità dai tratti materiali e, soprattutto se vinificata sulle bucce, esibisce un’energia comparabile a quella di un vino rosso; non a caso alcuni osservatori sostengono, con un pizzico di ironia, che se nel Carso si vuole un po’ di tannino bisogna bere Vitovska. L’interpretazione di Zidarich rappresenta il principio di eleganza applicata alla forza, come dimostrano le versioni “Collezione”. Abbiamo assaggiato otto vini, da un reperto storico della produzione di Benjamin e Nevenka alle specialità che stanno maturando nella meravigliosa cantina di Prepotto (Ts).

Abbiamo assaggiato:
1996, 2013 Kamen, 2012, 2011, 2010, 2009 Classica, 2009 Collezione e 2006 Collezione




Verticale del kai di Paraschos e cena a La Subida

Degustazione verticale del Kai di Paraschos

Venerdì 11 marzo, doppio appuntamento a La Subida di Cormons (GO) per festeggiare in contemporanea il pi greco day e gli 80 anni della vigna kai di Paraschos.

Alle 17:30 è prevista una degustazione verticale di 6 annate di kai, il Friulano Paraschos ottenuto dalle storiche vigne tra Lucinico e Gradisciutta, sulle pendici sud-est del Monte Calvario. Una delle zone più vocate del Collio la produzione delle uve Friulano (ex Tocai), grazie al terreno marnoso argilloso ed al clima mite.
La degustazione sarà condotta da Matteo Gallello.
La quota di partecipazione è 40 euro.

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Ein Prosit 2015 – Massimo Carlotto e Stanko Radikon


riprese e montaggio di francesca demontis


Massimo Carlotto è un acclamato autore di romanzi gialli, ma non solo. Uno dei suoi libri più famosi, “Mi fido di te”, è dedicato al cibo, soprattutto a quanto può essere cattivo quello industriale. La sua passione per il vino e per la cucina è antica, come s’intuisce dai ricorrenti accenni presenti sin dalle prime opere. Carlotto ci ha aiutato a capire come la percezione di forme d’arte popolari, come il libro e il vino, può trasformarsi dall’uso al possesso, dalla libertà di goderne in una maniera condivisa all’egoismo vissuto in un’insulsa materialità. Con lo scrittore padovano e con la partecipazione straordinaria di Stanko Radikon, abbiamo fatto una ricognizione nel Friuli Venezia Giulia e nel Veneto alla scoperta delle origini dei vini naturali:

Riva Arsiglia (garganega) 2013 Giovanni Menti (Gambellara)
Cabernet Franc 2013 Monteforche di Alfonso Soranzo (Zovon di Vo')
Collio Rosso (cabernet franc, cabernet sauvignon, merlot) 2006 Renato Keber (Cormons)
Ribolla Gialla 2007 Radikon (Oslavia)




Vegano e Biodinamico - Intervista a Claudio Menicocci


L’azienda Menicocci è stata la prima ed è tuttora una delle poche a essere certificate “biodinamica e vegana”.

Biodinamica e vegan partono da strade molto diverse. Attraverso la mia azienda si sono unite e sono emerse delle contraddizioni. Inizialmente ho portato avanti la mia certificazione all’estero perché l’unico rifermento, nel 2004, era la Vegan Society la cui sede principale è in Inghilterra. Tutti i piccoli movimenti, com’era allora quello vegano, sono anche i più radicali e al tempo erano molto contrari alla presenza animale, quindi non solo la sofferenza. Il maggiore ostacolo era rappresentato dalla considerazione del letame: loro lo escludevano dalla concimazione mentre io affermavo che nel suo utilizzo non poteva sussistere il problema della sofferenza, semmai sarebbe stato il contrario. Era necessario, invece, considerare il benessere degli esseri viventi. Una volta superato lo scoglio, accettata almeno l’idea della presenza e del servirsi del letame, si è passati a discutere dell’agricoltura biodinamica, prevalentemente sui preparati perché quasi tutti concepiti su parti animali.

Allevamento di vacche dell'azienda Menicocci - Porthos Edizioni

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10 agosto - Il vento errante di Calitri

Mi porto l′ultimo pezzo di notte che è già una parte di giorno salendo sul treno che torna verso la Capitale. Ho barattato i respiri della mia vita con i respiri di un luogo e per un pò, forse per sempre, quel luogo e quella mia vita avranno un respiro comune e si troveranno di tanto in tanto a ricordarsi e sentirsi vicini.
Un sonno di alba, lento fino alla stazione di Roma e da lì proseguire per Napoli lungo il litorale.
Una volta sceso mi metto alla ricerca della fermata dell'autobus per Foggia.

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