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La Ciurma e la questione DOCG

Le incombenze della Ciurma sono varie, e spesso abbiamo a che fare con le situazioni più imprevedibili.
L'ultima di queste riguarda un episodio particolare, del quale potremo riportare solo la sostanza ma non tutti i dettagli, per salvaguardare la copertura della nostra "gola profonda", che è il componente di una commissione istituita per assegnare una Denominazione di Origine Controllata e una DOCG, e ha deciso di vuotare il proverbiale sacco.
Abbiamo cominciato con il chiedergli le sue generalità, ma la sua risposta è stata secca: "Posso solo dire di essere un enotecnico, ma non posso dirvi di più, ne va della mia vita professionale e privata, ed io qui (un'enoteca del centro di Roma n.d.r.) non sono mai stato, voi non mi avete mai visto. Anzi no, dovrete dimenticare il mio volto".
Beh, in effetti non è facile da ricordare dal momento che, sfidando il caldo d'agosto, ha un cappello, grandi occhiali da sole ed un trench a doppia fodera con il bavero alzato. Mah… sarà l'aria condizionata del locale.
Lo rassicuriamo. "Allora come funzionano le commissioni, diciamolo ai più che non sanno cosa sono e a cosa servono".
"Mmm…mi verrebbe da dire che non servono a niente…".
"Cerchiamo di essere pratici".
"Allora, le commissioni sono in genere istituite da enti come la Regione, la Provincia o la Camera di Commercio, in qualche caso possono essere gestite dai Consorzi di Tutela. Sono composte in gran parte da tecnici come me. Le commissioni degustano i campioni, che sono stati prelevati nelle cantine, preparati naturalmente dal produttore, ed hanno tre opzioni: promuovere, bocciare o rivedere".
"Come rivedere?".
"Sì, in effetti anche io che sono coinvolto in questa storia mi chiedo, da un po', cosa facciamo quando rinviamo il vino a un produttore perché lo riveda. Non è come un articolo che uno ci può mettere le mani prima della pubblicazione, un vino quando è fatto è fatto".
"E cosa fa il produttore quando si vede un vino tornare indietro con questo "invito" della commissione?".
"Con precisione non lo so, posso immaginarlo. Si preoccuperà di preparare un campione diverso da quello che ha mandato, e immagino pure che non appartenga alla stessa massa da cui è stato prelevato il primo".
"A quel punto quante sono le reali bocciature?"
"Alla fine, nella commissione in cui lavoro, sono state pochissime, a volte sono eclatanti perché colpiscono vini estemporanei, vengono definiti poco tipici, spesso sono buonissimi ma col resto che assaggiamo c'entrano poco, ma non perché gli manchi il territorio o il vitigno, piuttosto perché sono troppo diversi".
"Come diversi, mi faccia capire".
"Deve capire che molti miei colleghi, e anche io ero così fino a qualche tempo fa, sono abituati a bere vini molto neutri, perfetti nella confezione, ma privi di una vera personalità. Hanno uno stile degustativo, per così dire, "pulito", e mal sopportano prodotti impegnativi da sentire e valutare, preferiscono rimandarli perché se ne occupi la prossima seduta, di rado li bocciano direttamente".
"Mi diceva che le commissioni servono a poco".
"Il punto è che non si vuole danneggiare il produttore perché è un padre di famiglia come noi, e si finisce per promuovere tutti. Ma se uno volesse fare un lavoro serio dovrebbe alzare la soglia qualitativa, e dunque avere il coraggio di bocciare i prodotti più scarsi, e sono la maggioranza, aiutando i produttori a migliorarsi; poi ci vorrebbero analisi più approfondite per capire se uno ha ciurlato nel manico, cioè ha messo un vitigno non autorizzato nell'uvaggio per migliorare il suo vino, e per queste non ci sono gli strumenti".
"Una specie di doping, insomma. Ma allora è per la scarsa affidabilità delle commissioni che numerose aziende decidono di uscire dalla denominazione e di fare vini da tavola?"
"Ci sono commissioni che non funzionano ma anche produttori furbi che sanno di non essere in regola e allora con un gesto eclatante escono dalla denominazione. In realtà la vera protesta dovrebbe cominciare dai disciplinari di produzione, che sono ad uso e consumo di…."
Improvvisamente il nostro uomo smette di parlare, forse è stato riconosciuto, forse no, ma il suo modo di fare è diventato ancora più furtivo, si alza senza dire una parola, guarda verso la porta, e si allontana. Chissà quando lo rivedremo, non solo ci ha lasciato senza finire il discorso, ma gli avremmo voluto chiedere di più.
La Ciurma per questa volta si ferma qui, ma "gola profonda" o no, la prossima volta entreremo di più nel misterioso mondo delle denominazioni di origine, di chi le dà, di chi le vuole, di chi no, e di chi, come molti di noi, ancora non ci capisce un tubo.

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