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La lettera di Massimiliano Croci


Questo grande dilemma del disciplinare naturale mi assilla da tempo.
Io onestamente, prima che Loris (Follador, ndc) arrivasse a casa mia e mi parlasse di Vini Veri, non ne sapevo granché, anzi un bel niente: avevo bevuto alcuni dei loro vini e mi erano piaciuti per la personalità territoriale, ma mai li avevo associati a un gruppo. Avevo poi letto qualcosa su internet delle Triple A perché sapevo che Velier distribuiva i vini dell’Elena (Pantaleoni, ndc), ma non ero assolutamente a conoscenza di Villa Boschi, Villa Favorita o di scissioni, manifesti e varie definizioni di vino naturale. Io pensavo solo a fare il vino e l’amore per la mia terra e l’ascolto del mio fisico intollerante alla chimica mi hanno portato a produrre quello che mi piaceva. Tra l’altro ad oggi, commercialmente parlando, non mi sembra di aver operato una bella scelta, visti i debiti accumulati. Comunque lo faccio con passione e continuerò a farlo finché potrò.
Oggi si parla sempre più di vini naturali e dimostrazione ne sono le manifestazioni mirate che continuano ad aumentare. Da un po’ di tempo qualcuno definisce anche i miei vini naturali e io stesso, parlandone, mi accorgo che sottolineo sempre più questa caratteristica, che prima non interessava molto a coloro a cui proponevo il vino.
Ma la domanda è: disciplinare sì o no? A volte sembra proprio una necessità, di fronte a chi si atteggia a naturale, ma che sai bene che non lo è al cento per cento.
Poi, se penso ai disciplinari delle DOC o del Biologico, temo di vedere un altro bel protocollo con ente di controllo allegato da mantenere.
Io oggi mi trovo a pagare, oltre alla tessera sindacale da socio più i servizi a tariffe indecenti da poco aumentate, circa 400 euro per la tessera Consorzio vini DOC, circa 350 euro alla Camera di Commercio per prelievo, analisi e degustazione vini DOC (oltre al diritto camerale annuale), 800 euro per il controllo biologico e a breve si aggiungerà Valore Italia, il nuovo ente “terzo” che avrà il controllo sulle DOC. Infine, come se non bastasse, la settimana scorsa mi arriva una raccomandata dalla ASL che mi chiede 400 euro annui per effettuare i controlli, citando il decreto 194/2008. A questo punto me ne aspetto anche una per sovvenzionare i controlli della Finanza, una per quelli dei NAS, della Guardia Forestale e così via.
Detto questo, pare che la mia preoccupazione sia tutta economica, ma non è così e, sinceramente, dopo aver assistito a qualche stesura e modifica di disciplinari, non voglio più preoccuparmi e rodermi il fegato per l’ennesima certificazione che potrebbe finire come le altre: ricordo sedute combattutissime che, all’ultimo, sono diventate semplicissime nell’ottica di accontentare tutti alla solita maniera italiana.
La vera preoccupazione è quello che accade ogni volta nel caso di questi disciplinari: la grande industria, avendo la possibilità di gestire perfettamente la contabilità, è sempre in regola con i controlli, mentre noi contadini, che la sera rientriamo stanchi in casa senza la voglia di mettere le mani e la testa su dei registri e ci dimentichiamo di appendere il cartello per non so quale nuova normativa, cascasse il mondo se almeno una volta riusciamo a essere perfettamente in regola!
Ci pensi se il naturale diventasse una necessità di mercato? Vedremmo le grandi industrie ottenerlo facilmente, grazie a un lacunoso disciplinare, e magari noi piccoli rimanerne senza, come quando la commissione delle DOC ti scarta un vino perché è leggermente ossidato, come quello che faceva tuo nonno.
Sono molto combattuto: il terrore di vedere spuntare un altro disciplinare inadeguato con controlli costosi che porterà la parola naturale a fare la fine di DOC mi preoccupa parecchio, ma allo stesso tempo capisco un consumatore che cerca garanzie.
A proposito di garanzie, voglio raccontarti una cosa che mi è successa.
Gli avventori che partecipano alle diverse fiere vinicole sono spesso gli stessi e credo sia normale che io ne ricordi le facce e l’ approccio ai miei vini. Ebbene, dopo il tuo articolo sui frizzanti (I quattro frizzanti, Porthos 32, ndc), mi chiama un ragazzo curioso di assaggiare le mie bottiglie: mi dice di conoscere già da anni quelle degli altri produttori citati e ci accordiamo per una visita da me. Appena arriva non mi sembra una faccia nuova: degusta, è entusiasta e acquista. Dopo neanche un mese torna a comprare e porta anche sua moglie. Così mi ricordo: avevano già degustato attentamente i miei vini a una fiera, ma in quell’occasione avevano infilato il biglietto da visita in tasca e basta. Da quando è uscito l’articolo continuano a venire tutti i mesi a farsi la scorta e dentro di me mi chiedo ogni volta: perché durante la fiera non hanno praticamente notato la bontà dei miei vini?
Gli piaceranno davvero o è la garanzia data dalla tua firma che glieli farà piacere?
Ti saluto con affetto, un abbraccio
Massimiliano

 

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