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Le degustazioni

Il Barbaresco e il Barolo, originalità e universalità

La serata si è svolta martedì 25 febbraio presso il Sabya Beach di Grottammare ed è stata organizzata da Matteo Gallello e condotta da Sandro Sangiorgi. Un grazie particolare a Luca Bruni e allo staff del Sabya, Maurizio Silvestri e famiglia, Walter D'Ambrosio, Valerio Di Mattia, il professor Leonardo Seghetti, Daniele Massa, Emanuele Tartuferi, Giuliano Pettinella.

Barbarolo sabya

 

Barbaresco Montestefano 2009 Serafino Rivella (Barbaresco)
Materiale con sentori cupi e di maturità del frutto, si libera pian piano dagli aspetti più grossolani per approdare a quelli più sottili; chiaro il sentore di rosa. Il vino è lento, ferroso, si sposta da sembianze più concrete a quelle più aeree. Si mantiene comunque ancorato a terra.
In bocca è pieno, un po’ sbilanciato sull’alcolicità che riporta al distillato di ciliegie.
L’acidità è propulsiva e il tannino ben presente, compassato, elegante, demorde gradualmente. Lascia una sensazione verde-terrosa, di materia più che di sottigliezza, ha una certa lunghezza ma “mai niente di troppo”.

Barolo Bussia 2009 Giacomo Fenocchio (Monforte d’Alba)
Giovanile, il quadro odoroso emerge trattenuto e, come se avesse una patina, smorzato da toni fluviali e gessosi; emerge un leggero legno. Poi cacao amaro e un’inusuale lato mediterraneo generoso; nello slancio è un po’ “ingenuo”. Anche in bocca si avverte il gusto della botte che macchia lievemente lo sviluppo, in ogni caso sotto pulsa una grinta pronunciata; il lieve pizzicore ne riporta tutta la gioventù. Tannino impaziente, un po’ asciugante come d’incompiutezza; l’amaro è ben inglobato nel contesto gustativo. L’alcolità è esuberante, l’acidità mimetica.
Nel finale rimane ancora scalfito dal sentore di rovere ma l’energia che trapela lo rende promettente.

Barbaresco Asili 2009 Bruno Giacosa (Neive)
La prima idea è di tenerezza, con un immediato sentore di granatina. Sornione, largo, percezione di miele leggero... intanto si stratifica con toni sanguigni. Karkadè e cacao amaro al sale. Cristalli. Sfugge e si pone in silenzio. Di un’apparente quiete, in continuo svolgimento.
In bocca il senso marino è spiccato; arancia matura e poi l’aspetto materiale delle alghe. Nitore e crepuscolarità. Tannino serrato e sottilissimo, l’acidità è serena, luminosa. Il vino è vitale, mobile, accarezza con le unghie. Soffre un po’ la sua gioventù; è profondo e, col tempo nel bicchiere, di mirabile stabilità al naso.

Barolo Riserva Bricco Boschis Vigna San Giuseppe (Jeroboam) 1997 Cavallotto (Castiglione Falletto)
Cuoio, poi si diluisce in sangue rappreso. Il tono di fondo è caldo, di frutta in disfacimento e marmellata buona. Ingresso determinato ma non sferzante, piuttosto largo, poi placido: ripropone il senso sanguigno e materico. Nella corrispondenza torna l’arancia rossa e insieme si percepisce l’equilibrio dei tannini quasi impalpabili. Ripropone il suo calore e la conseguente larghezza lasciando un bel senso di pulizia, grazie alla sottigliezza dell’acidità e alla rievocazione della radice di china.

Barolo Liste 1996 Giacomo Borgogno della famiglia Boschis (Barolo)
Fiori appassiti, carne frollata, calce. Rinasce in fiori freschi, corteccia, erbe mediterranee. Si avverte un senso di rinnovamento che è l’aspetto entusiasmante. Ingresso in bocca quasi tagliente che lascia il posto a una finissima speziatura. Acidità affusolata. Un’intreccio di sensazioni setose dove i tannini hanno una tattilità che sfiora; poi si ordinano composti e convergono verso il cuore della lingua.

Barolo Cascina Francia (magnum) 1996 Giacomo Conterno (Serralunga d’Alba)
Oscuro e terroso. Severità e carnosità si fondono mirabilmente. In bocca ritorna questo senso così compatto e allo stesso tempo libero. Coralità e fittezza. Il richiamo al mare emerge cristallino come un lascito necessario. Armonia in fusione, unito. Impressiona la qualità del senso di solidità. Intransigente. Emozionante perché non si lascia mai scoprire.

Barolo Riserva 1982 Giacomo Borgono della famiglia Boschis (Barolo)
Glutammato e salsedine. Radicale e superficiale di conchiglie sminuzzate. Emerge poi un senso più discreto sempre con un richiamo di sale; poi menta e argilla a rinsaldare un contatto con la terra. Essenziale e mobile e dall’elegante portamento per quanto conservi ancora una grande rusticità. Il tannino è ben saldo, non molla proprio! Lascia in eredità una diluizione confortevole. Si apre e si riapre... in un respiro vitale.

 

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