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Le degustazioni

Cercare il silenzio – I rossi indigeni delle Colline

L’incontro si è svolto il 28 aprile, è stato organizzato da Matteo Gallello, realizzato con la collaborazione della Tradizione e Gabriele Bonci. Grazie al prezioso aiuto di Chiara Guarino, Pino Carone e Laura Pinelli. Condotto da Sandro Sangiorgi.

La parte orientale del Friuli custodisce, insieme ai famosi bianchi, vitigni rossi esclusivi, originali e di alto lignaggio curati dai vignaioli più attenti a preservarne le peculiarità espressive e la bellezza nascosta.

Rossi Friulani

Schioppettino 2002 Ronchi di Cialla (Prepotto)

Fa della compostezza e dell’eleganza, algida e didascalica, la sua “ricerca della sapienza” ma è un’educazione al sapere, alla disciplina. Definito e scarno, aspetti amplificati dall’annata fredda, ha una sua luce, ma manca un sospiro di calore che lo apra, lo liberi.
Il vino che serve per inquadrare il tema dell’evento, ci permette di evocare gli ultimi trent’anni di storia enologica dei Colli Orientali e dei suoi rossi, la famiglia Cialla è particolarmente legata allo Schioppettino, basti pensare al lavoro di recupero e al fatto che la prima annata prodotta sia la 1977.
Spezzatino di vitello con cipollotti e funghi freschi


Merlot 2010 Paraschos (San Floriano del Collio)

“Splendente” non è una condizione della vista, è una metafora che racchiude il senso stesso del vino. Il Merlot di Evangelos, Alexis e Joannis è fervido e agile, tutto pienezza che rinfranca; è sereno, non millanta, disseta. Innegabile la personalità, possiede un ordine interno non sistematizzato o gestito ma ricco, tangibile, fresco. Una sorpresa.
La vigna in cui nasce questo Merlot risale al 2001 ed è situata a Sant’Andrea, vicino a Gorizia. Gli innesti sono stati presi dai tralci di Merlot di una vigna ottuagenaria coltivata nello stesso paese. Il contatto con le bucce è prolungato, trenta giorni in media, affinamento in botti di rovere francese e di Slavonia di diverse dimensioni (barrique, tonneau e tini da venticinque ettolitri) per almeno ventiquattro mesi.
Pizza con crema di patate, Montasio fresco e prosciutto di Cormons


Terrano riserva 2011 Skerk (Prepotto di Duino Aurisina)

La concentrazione, in questo caso, è un colpo d’occhio, niente di cercato. Potrebbe apparire un limite e sarebbe un ingiustificato pregiudizio. Questo Terrano è fitto, denso, ha tante cose nascoste in quell’oscurità, come i frutti più maturi e sottili del bosco. La sua luce deriva da un piano diverso da quello visivo, in quell’alcolicità ritroviamo – chiare – la forza del sangue, le durezze della roccia e la vastità del mare.
Nel 2011 il calore e il vento del Carso hanno asciugato gli acini di terrano delle migliori vigne di Sandi Skerk. Il vino ha fermentato a lungo e ha maturato per tre anni in botti di rovere, è stato imbottigliato con un residuo zuccherino di 3 mg/l forte di quindici gradi alcolici.
Il filetto di cervo con i mirtilli rossi, ricetta de La Subida di Cormons


Sacrisassi Rosso (refosco e schioppettino) 2012 Le Due Terre (Prepotto)
Propone la fluidità, la chiarezza e l’essenzialità riscontrate in altre annate, come 2009, 2010 e 2011. Coeso, i tratti più carnosi fanno da contraltare alla tensione acida, agendo con perizia. Saporito, gioioso, leggiadro, riesce a essere evocativo nella dissolvenza delle sensazioni finali riconducibili a una vena sassosa, ripresa dal vino successivo.
“Le Due Terre” nasce nel 1984, il nome è un omaggio alla zona, caratterizzato da due tipologie di sottosuolo: argilla e marna (ponca). Proprio su quest’ultima poggiano i vigneti di refosco e schioppettino, entrambi raccolti nella seconda settimana di ottobre, il vino affina per ventidue mesi in tonneau.
Petto di faraona avvolto nella pancetta D’Osvaldo


Schioppettino 2012 Ronco Severo (Prepotto)
Più aperto e pieno del precedente, il vino di Stefano Novello ha un tannino raccolto, sempre attivo, e possiede una corroborante acidità unita al frutto saporito. Inevitabile il confronto tra i due di Prepotto: sembrano sincronizzati. La maggiore portata dello Schioppettino e il corpo leggiadro del Sacrisassi, come le altre differenze di costituzione, convergono in una peculiare, gratificante, sensazione minerale.
Il produttore dichiara di raccogliere le uve in vendemmia tardiva. Pratica lunghe macerazioni, circa quarantacinque giorni, i vini affinano in botti di rovere di Slavonia da venti hl per trenta mesi. Novello possiede un appezzamento con 4500 viti di Schioppettino a piede franco di circa 140 anni.

Minestrone di pasta e fagioli con il Pestat e l’olio del Carso, ricetta del Rosenbar di Gorizia

Refosco dal peduncolo rosso Scodovacca 2012 Denis Montanar (Villa Vicentina)

Affilato, teso, reattivo, per niente immediato, è imprevedibile e suadente, incide con la sua secchezza e in virtù di una maturità del frutto sottesa nel calore mediterraneo fiorito e speziato, quasi che il vino fosse originario della Languedoc. Sincerità totale, disarmata, ha modi rudi, grinta e profondità da vendere. Getta una luce nuova all’interno della degustazione con questo elemento di rottura: l’attitudine meridionale.
Scodovacca è una frazione pianeggiante del comune di Cervignano del Friuli, dove Denis ha alcuni possedimenti. Diraspatura, macerazione e fermentazione avvengono in tini aperti per venticinque giorni. Il Refosco affina sulle fecce fini per ventiquattro mesi, in tonneau di rovere da cinque hl.
Il frico


Pignol 2001 Bressan (Farra d’Isonzo)
L’asprezza e la sobrietà, il tono vegetale mentolato e quello vissuto dei fiori secchi fanno pensare a un vino regolare, coerente; infatti, ci sono rigore e finezza, anche freddezza... come se ci fossero intenzioni inespress(iv)e. In fondo c’è tutta la severità del vitigno rosso più esclusivo del Friuli: trama tannica fitta, setosa, uno spettro odoroso ristretto, delineato, acidità ed eleganza.
Il vigneto del pignolo, poco più di un ettaro piantato nel 1991, si trova in località Corona, nel comune di Mariano del Friuli. Il paese, posto a 32 metri slm, è compreso nella DOC Isonzo anche se il vino esce come Venezia Giulia IGT. Le uve affrontano una lunga macerazione, circa trenta giorni, affina per almeno tre anni in botti di rovere poi, imbottigliato, resta in azienda ad affinarsi per altri 15 mesi.
Arrosto di capocollo di maiale

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