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Le degustazioni

2003 – Calori, contesti, controversie

a cura di francesca pasqui

Il 9 marzo si è tenuto l’incontro 2003 – Calori, contesti, controversie organizzato da Matteo Gallello e condotto da Sandro Sangiorgi. Realizzato con la collaborazione della Tradizione, Gabriele Bonci, di Pomarius e grazie al prezioso aiuto di Chiara Guarino, Pino Carone e Laura Pinelli.
Alle note di degustazione di Francesca Pasqui seguono i commenti dei partecipanti.
I vini, com’è consuetudine, sono stati serviti alla cieca: il Nero d’Avola come mise en bouche, poi Montepulciano, Brunello, Barolo e nell’ultima batteria Veliko, Verdicchio e Chenin. Con il cibo, alla fine, il Dogliani.

2003 bt

Sandro Sangiorgi: Ve li ricordate i 2003? Ne abbiamo scelti sette, quattro rossi e tre bianchi di provenienza diversa, per osservare come la stagione, nei vari luoghi, ha influito sulle caratteristiche delle uve. A volte la 2003 viene paragonata alla 1997, durante la quale ci fu un′estate più lunga ma, certamente, non altrettanto calda. Il ′97 fu il primo anno di un cambiamento climatico avvertibile e annunciato già da tempo dagli esperti. Molti vini di quell′anno, ora, sono appassiti, piuttosto fermi e questo non sta succedendo ai tanti 2003 assaggiati ultimamente.
Matteo, perché hai pensato al 2003?

Matteo Gallello: Perché ce n′erano troppi in cantina [ride]. Scherzi a parte, ho trovato interessante il fatto che – analizzando il sottotitolo dell′evento – sia considerata un′annata controversa con vini immediatamente pronti ma con qualche difficoltà. I calori ce li ricordiamo tutti... le temperature, in tutta Italia, si mantennero intorno ai 40 °C per settimane.
E, infine, i contesti, perché occorre diversificare le zone e capire, attraverso le testimonianze che ci portano i vini a tredici anni di distanza, la loro modalità espressiva. Un vino da una′annata generosa dal punto di vista climatico, è spesso più disponibile anche nei confronti del cibo o del nostro umore, perché tra alcolicità più spiccate e facilità di beva... È senza dubbio un′annata che ha qualcosa da dire, delle caratteristiche rilevanti, quindi ho pensato che sarebbe stata una bella opportunità fare una ricognizione.


0. Nero D′Avola Selezione Vrucara Feudo Montoni (vigneti di Cammarata – AG)
Calore misurato e acidità dissetante. I tannini sono delicati, regalano sensazioni tattili vellutate e compattezza. Posato.
Saverio
Al naso è molto vivace, con una buona acidità. C′è un discreto frutto un po′ evoluto, però sta bene, è ancora in gioventù.
Sandro
La mia bottiglia è un po′ più aperta: ha un′acidità più spiccata, fresca. Si sente il calore del luogo. Mi convince molto la qualità della materia che non si ferma alle note zuccherose, dolciastre. L′altra bottiglia è più autorevole, più chiusa, più dritta e, per quanto mi riguarda, meno interessante.

1. Montepulciano d′Abruzzo Emidio Pepe (Torano Nuovo)
Odore di terra e cuoio. Dopo la deglutizione si sentono profumi di foglie bagnate e pinoli. Tannino vivo, asciutto e appena un po′ amaro. Muscoloso, energico, risoluto.
Francesco
L’ho preferito perché riesce a sorprendere: ha una chiusura che, se si riesce a superare il pregiudizio dell′annata pesante e alcolica, può dimostrare che non è sempre così. Lo trovo un vino molto disponibile all′abbinamento. Mi è piaciuto, è fresco.
Emanuele
Ha un′energia fresca e sanguigna.
Luigi
Trovo che sia caratterizzato da un tannino vivo.

2. Brunello di Montalcino Il Paradiso di Manfredi (Montalcino)
Inizia con un forte odore di dado da brodo, poi si trasforma col passare dei minuti e profuma di radice di liquirizia e di erbe. C′è tanta freschezza e ha un tannino gentile.
Daniela
Mi è piaciuto tantissimo: è brillante, ha un colore luminoso. Oltre ai toni scuri, “vulcanici”, c′è anche della ciliegia. Si percepisce l′alcool, ma è vivo, fresco, verticale. Ha un tannino poco percettibile, quasi assente, è asciutto e lascia la bocca pulita.
Emanuele
A me è piaciuto subito: odora proprio di terra, di carne... è così bello! Sembra un vino autorevole ma, allo stesso tempo, aperto. Mi piace questa sua disponibilità.
Sandro
È appeso a un filo. La sensazione di dado, di funghi è come una specie di baratro per il vino. È difficile che il liquido si riprenda quando comincia a emanare odore di glutammato. E invece...
Ursula
Anche a me è piaciuto, soprattutto andando verso la fine, per la sua “crepuscolarità”.
Sandro
È un vino di tredici anni e di un′annata calda, dunque la crepuscolarità c′è tutta. È impalpabile, sfugge: diventa sempre più fresco e cambiano i profumi. Parte con la carne e dopo qualche minuto mostra un progresso nelle erbe, in finezza, in delicatezza.

3. Barolo Rocche dei Brovia (Castiglione Falletto)
Etereo, ricorda i prodotti chimici da giardinaggio e ha profumi piacevoli di china e liquirizia. Il più statico tra i rossi assaggiati. Un vino di aria, più che di terra.
Sandro
Il nebbiolo – questo è un Barolo del 2003 di Castiglione Falletto – ha un aspetto più aereo, più spiritoso, più etereo; ha come dote una raccolta di sentori più liquiriziosi, di china, erbe medicinali. Nel resto del Piemonte non si ritrovano così spesso questi profumi, che sono, invece, odori di vocazione esclusivamente langarola: Barolo, Barbaresco... Il medicinale raramente si trova nel sangiovese. Ho la sensazione che il Brunello abbia tenuto meglio l′annata rispetto al Barolo che, dei quattro vini assaggiati finora, mi sembra l′unico ad averla sofferta. Anche se ha grazia, la prevedibilità e la chiusura netta mi lasciano perplesso sulla riuscita. Certamente non è cattivo, è stato ben conservato, ma la zona del Barolo, nei vigneti migliori, soffre da un po′ di tempo le annate più calde.

4. Veliko Belo (ribolla 70%, sauvignon 20%, pinot grigio 10%) Movia (Ceglo)
Cremoso, grasso, profuma di pasticceria. Nonostante la bellezza indiscutibile, non incuriosisce e non sembra comunicare molto.
Nel corso della degustazione alcune bottiglie dello stesso vino presentavano delle differenze. La discrepanza più evidente si è verificata nel caso del Veliko Belo di Movia, poiché una delle due bottiglie conteneva un vino ossidato e dalle maggiori capacità espressive rispetto all’altro campione (descritto sopra) che, nonostante l’integrità, si è rivelato meno interessante.
Fabio
È morbido, avvolgente, grasso.
Sandro
Qui c′è la più grande differenza tra le due bottiglie. Una è bloccata intorno a una bella freschezza, questa bellezza da manuale.
L′altra, invece, dove il sughero ha ceduto, ha avuto una trasformazione virtuosa. Grazie all′incidente di percorso ci siamo trovati un vino chiaramente in fase ossidativa ma molto più coinvolto, capace di mettersi in gioco.

5. Verdicchio Gaiospino Fattoria Coroncino (Staffolo)
Profumi tipici di mandarino e fiori di arancio. In bocca si percepisce soprattutto grassezza, ma emergono anche un′acidità vivace e un ricordo di mandorla amara. Gradevole, ma senza sorprese o picchi emozionali.
Sandro
Il Verdicchio di Lucio Canestrari in quest′annata è davvero poco espressivo; così come la bottiglia di Veliko Belo non ossidata.

6. Lumiere de Silex Jean-Pierre Robinot (Chahaignes)
Vivace e dinamico, si espone con gradualità. Morbidezza, acidità e sapidità si alternano tra di loro. Si avverte una leggera traccia di ossidazione attraverso un sapore dolciastro che in seguito si trasforma in una sensazione fresca e marina.
Sandro
È un gioiello vivente. Per questa bottiglia vale la pena conoscere il Vino. È il migliore che abbia bevuto negli ultimi dodici mesi e io non faccio classifiche... In un momento è tutto luce, in un altro tutto cremosità, velluto, in un altro ancora è tutto acidità. Penso che lo Chenin di Robinot sia un mezzo miracolo. C′è un elemento dell′arte della natura.

7. Dolcetto di Dogliani San Fereolo (Dogliani)
Invita a molteplici assaggi e si rivela lentamente. Lascia una scia sapida e un leggero sapore ferroso. Generoso e dal profilo odoroso ristretto.
Sandro
Non è come il nebbiolo o il sangiovese che si espongono al pubblico ludibrio. Il dolcetto, per sua natura, si protegge. Riesce a essere buono dopo alcuni anni senza trasformarsi troppo. Non è emotivamente coinvolgente ma il vino di Nicoletta Bocca è nella sua fase di maggiore libertà espressiva.


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