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Le degustazioni

Lavorare per Essere nel vino, le note di giovedì 16 giugno

Vocazione, storia e innovazione, con Stefano Amerighi, Michele Lorenzetti e Maurizio Silvestri

16 giugno


Castelvero (pinot nero) 2012 Cascina Bandiera (San Sebastiano Curone)

Maturo e tratteggiato, un ossimoro che gli permette di vivere una confusione vitale e dinamica... è sottile, saporito, sempre gioviale e simpatico, timido; inevitabilmente si nasconde, per autodifesa; eppure resta dentro, a lungo.

Gattaia (pinot nero) 2012 Terre di Giotto (Vicchio)
Tondo ed espressivo, esibisce un comportamento diametralmente opposto al vino piemontese. È compiuto, cerca di conciliare la sua parte abbondante con un incedere fine e dinamico. Ci riesce in parte, soffermandosi però su toni un po’ troppo sfrontati che finiscono per essere labili.

Gattaia (chenin e sauvignon) 2012 Terre di Giotto (Vicchio)
Nitido e ricco, nell’impatto mostra una fusione buona ma che, nel bicchiere, sfocia nella codifica. È avvolgente, con una lieve linea ossidativa, richiama l’attenzione, tuttavia rischia poco, non acchiappa la lingua, non trascina.

Calcareus (nero d’Avola) 2009 Gueli (Grotte)
Il vino agrigentino si colloca tra le finezze sanguigne del nero d’Avola orientale e il fervore materico di quello occidentale. Euforico, attraente con una dolcezza che non è residuo zuccherino ma tattile soavità, il suo grande punto di forza è la tensione dalla freschezza schioccante.

Syrah 2013 Stefano Amerighi (Poggiobello di Farneta)
Sostanzioso, capace di muoversi e di servire, tra speziature e frutto consistente. Sottile il tannino, massiccio il corpo, ricco di riferimenti. Un vino divertito ma non frivolo, di certo il meno ortodosso dei vini di Amerighi, almeno…

Apice 2014 Stefano Amerighi (Poggiobello di Farneta)
… fino a questo Apice 2014! È ancora in maturazione, già si consegna scattante, caleidoscopico, emotivo. Ha delle consonanze con il Nero d’Avola di Gueli per spigliatezza e profondità. Mai sentito un Syrah italiano così agile e serrato; simbolico, evocativo, ispirato ai migliori Saint­Joseph.

Bianco (trebbiano e malvasia) 2010 Il Paradiso di Manfredi (Montalcino)
Avvolgente, definito. Non è nella sua natura fare sorprese: per essere un vino “casalingo”, ha un’encomiabile compostezza, alla quale unisce rassicuranti aspetti fioriti, appena ossidati. Emana un che di evaporato, soffre tra l’Apice e il Noè, resiste e fa valere la sua dimensione antica, delicata.

Noè (pecorino) 2013 Stefano Amerighi e Maurizio Silvestri (Trisungo)
Finissimo, montano, ferino. Vino senza compromessi, spartano, una freccia dritta, dirompente, che fende la lingua. Riesce a diventare accondiscendente solo dopo qualche giorno dall’apertura, ciononostante rimane una bestiaccia indomabile.

Noè (pecorino) 2014 Stefano Amerighi e Maurizio Silvestri (Trisungo)
Ancora più ignorante, chiuso, metallico del precedente; è il 2013 tirato all’essenziale, una rasoiata. Primordiale, un parossistico tambureggiare, la brutalità che meraviglia. Mi riporta al rock & roll più reboante, sbilenco e rudimentale del XX secolo, quello dei tedeschi NEU!.
Neu

A proposito, un consiglio scherzoso: il vino non sembra appartenere al Noè sereno e pacifico disegnato sull’etichetta, con tanto di colomba della pace e arca, merita forse la parola NOÈ!, un urlo su fondo bianco, drastico, primordiale e iconoclasta?


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