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Novantasei - Novantasette

Un confronto piemontese tra le annate 1997 e 1996, due batterie di Barbere, Nebbioli e tagli che hanno restituito senza incertezze la fisionomia di due vendemmie esemplari per diversità.

Il progetto didattico “Porthos racconta…” si è quest’anno arricchito di un nuovo corso. S’intitola Esercitazioni (vedi il programma in pdf) e coinvolge gli alunni che hanno partecipato ad almeno un corso base e uno di approfondimento. Vi presentiamo qui le schede di una delle degustazioni che ci hanno appassionato di più. E’ un confronto piemontese tra le annate 1997 e 1996, due batterie di Barbere, Nebbioli e tagli che hanno restituito senza incertezze la fisionomia di due vendemmie esemplari per diversità. L’armonia e le vibrazioni della ’96 contro il caldo equilibrio e la serenità della ’97. E’ stata anche l’occasione per tastare il grado evolutivo di vini che hanno vissuto modelli di maturazione diversi o anche diametralmente opposti. Si va dalle botti grandi usate da quasi un secolo fino alla fermentazione in barrique nuove dopo 48 ore di macerazione passando per il cemento e l’acciaio.

 

Monferrato Rosso Cascina La Barbatella 1997
Colore granato teso.
Naso di stampo dolce e avvolgente, frutta matura e rovere in un insieme non stucchevole.
In bocca impatto vivo e sviluppo largo, acidità che torna lasciando una scia godibile, finale senza sorprese.
Il comportamento a bicchiere aperto ha fatto emergere il limite di questo vino perfetto e proprio per questo decisamente convenzionale.

 

Barbera d’Alba Vigna Pozzo Corino 1997
Colore granato intenso.
Naso segnato dal deciso sentore di legno, appena sotto il frutto ha un palpito verace, esce una spinta vena minerale che non ci abbandona neanche dopo qualche ora dall’apertura della bottiglia.
In bocca è aperto, vuole conquistarla attraverso una sensazione grassa, questo funziona nell’impatto perché il liquido arriva con forza, difficile il compito appena inizia la fase di sviluppo dove il rovere tende ad asciugare e tutto si ferma.

 

Langhe Rosso Arborina Altare 1997
Colore granato limpido e vivo.
Naso speziato e di foglie, tè in particolare, attraente nella sua esotica maturità, destinato però a esaurire la sua spinta odorosa dopo un inizio davvero buono; non diventa greve, si addolcisce banalizzando quella che poteva essere una promettente complessità.
In bocca ha energia, non possiede una progressione da grande vino, mantiene in compenso una freschezza diffusa che impedisce al sapore di sedersi e rimanere statico.

 

Barolo Margheria Massolino 1997
Colore granato limpido.
Naso ampio, caldo e avvolgente, si avverte una leggiadra varietà di note “africane”, invitante ma anche superficiale e per questo in rapido esaurimento.
In bocca conferma la semplicità espressiva, l’impatto è accogliente, lo sviluppo è elementare visto che non si fanno vivi né i tannini né l’acidità.
Forse la bottiglia non era felicissima, troppo dimesso il comportamento gustativo: avevo il ricordo di un Barolo maturo e generoso, in grado di offrire aspetti coinvolgenti in linea con l’esito dell’annata.

 

Langhe Rosso Pin La Spinetta Rivetti 1997
Colore granato molto intenso.
Naso schematico ed equamente diviso tra frutta, rovere e vena minerale, ha un’evocazione severa per essere figlio di una vendemmia così lasciva; rimane avvincente senza attraversare molti cambiamenti.
In bocca tiene in equilibrio l’inevitabile densità con il bel respiro del Nebbiolo (presente per almeno il 60%), la seconda parte dello sviluppo fa più fatica con il rovere a incidere senza pietà su una lingua che sperava in un protocollo meno prevedibile.

 

Barolo Classico Borgogno 1997
Colore granato limpido.
Naso lento e minerale, il suo calore è donato con delicatezza, foglie, cacao, erbe medicinali si incrociano senza mai perdersi; bene il comportamento a bicchiere vuoto dove il poco liquido residuo mantiene una bonaria severità.
In bocca è sereno, tannico, non particolarmente acido e per questo poco profondo.

 

Barbera dei Colli Tortonesi Monleale 1996
Colore granato maturo.
Naso che appare chiuso e in parte ancora crudo; questa sensazione rivela un limite nel percorso evolutivo, perché il vino ben presto perde la sua unità e fa emergere una sensazione cotta, creando un’evidente e insanabile contraddizione.
In bocca accade lo stesso, partenza austera e affascinante, sviluppo che disperde la sua energia e si diluisce in una prominente maturità.

 

Barbera d’Alba Clerico 1996
Colore granato limpido con una vena stagionata.
Naso rigoroso e minerale, sa di radici e di mare, la frutta è viva e ben integrata, notevolissima l’unità espressiva durante l’assaggio.
In bocca è secco, acido e lungo, si apre appena e lascia una sensazione succosa che alimenta la fragranza della corrispondenza gusto-olfattiva.
Strepitosa versione in acciaio, l’ultima prima della nascita di quella chiamata Trevigne e maturata in barrique; Clerico mi disse che temeva gli odori di riduzione che la Barbera senza rovere si portava in bottiglia, per questo decise di fargli fare del legno; i risultati non lo hanno premiato come sperava: mentre questo 1996 è in forma spettacolare, i successivi, pur superiori alla media dei rossi piemontesi moderni, non sono stati più capaci di evocare con tanta naturalezza.

 

Barolo Margheria Massolino 1996
Colore granato limpido.
Naso ermetico, vivo, sa di ruggine, ha accenni di spezie, prosciutto, tabacco, sale il sentore di brodo senza scomporre una crescente complessità.
In bocca è essenziale, tannico e fresco nell’anima dura, generoso nella parte alcolica; la sua dinamica è schematica e continua, da Barolo vero che non deve per forza durare quarant’anni.

 

Langhe Rosso Arborina Altare 1996
Colore granato di buona compattezza.
Naso cupo, il primo impatto segnala l’incisività del rovere, buon segno visto che il liquido si prende tutto il tempo per svelare la sua complessità: accenni di tamarindo e una nota balsamica accompagnano una linea di dolcezza.
In bocca è pulito e ha un’energia graduale, l’invadenza del legno è ben controllata, il vino fa valere la progressiva e lussuosa tannicità di una grande annata; l’aspetto importante è che non si perda nel bicchiere dietro alla prevedibile caramellosità che la maturazione in piccoli fusti spesso comporta.

 

Langhe Rosso Pin La Spinetta Rivetti 1996
Colore granato intenso.
Naso caldo, ampio e unito, poche le sfumature, il liquido tiene senza sbavature ma non aprendosi neanche un po’ ci nasconde in quale direzione sta andando, sia dopo averlo aspettato nel bicchiere, sia a qualche giorno di distanza nella bottiglia aperta.
In bocca conferma l’impressione olfattiva di un vino solido, fatto in maniera splendida e bravo a conservarsi, incapace però di lasciarsi andare e di conseguenza privo di quello slancio che rende appassionante una curva evolutiva.

 

Barolo Classico Borgogno 1996
Colore granato brillante.
Naso marino di estrema severità, chiuso eppure capace di svelarsi quasi fosse protagonista di un gioco delle parti a cui partecipano frutta distillata, cacao amaro, liquirizia ed erbe; uno sviluppo da manuale con in più i crudi elementi minerali, duri e imprevedibili, di un’annata tesa ed equilibratissima.
In bocca prima di lasciarci alla tannicità furibonda il liquido si prende il tempo di iniziare gradualmente e poi far partire l’acidità che dà all’insieme un ritmo vivacissimo e una fisionomia longilinea.
Uno dei migliori vini dell’annata, sostanzioso e promettente, impossibile non farci i conti se si vuole conoscere la tipologia.

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