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Verticale Campo del Guardiano

Quella di Giovanni Dubini, proprietario dell’Azienda Agricola Palazzone, è una scommessa vinta.
Il suo lavoro è stato fondamentale per emancipare l’Orvieto Classico dall’immagine di vino fresco e esclusivamente di pronta beva; l’ha dimostrato, ancora una volta, questa verticale di Campo del Guardiano.
La prima annata di questo vino, il cui nome ha origine di tradizione contadina, risale al 1989.
Il terreno che ospita il vigneto è di natura sedimentaria e argillosa ed è esposto a est-nordest, i vitigni da cui è composto l’uvaggio sono Procanico (50%), Grechetto (25%), Verdello, Drupeggio e Malvasia (25%). Le percentuali attuali sono il risultato di cambiamenti minimi che hanno visto aumentare nel corso degli anni la quota di Grechetto, vitigno sicuramente più “immediato e fragrante”, che nel 1995 passa dal 5% al 15%, per poi diventare 20% nel 1996 e 25% dal 1998 in poi. Il vino è vinificato solo in acciaio inox e prima di entrare in commercio viene affinato per almeno 16-18 mesi nelle cantine di tufo dell’azienda. L’Orvieto Classico è DOC dal 1971e dal 1997 è possibile produrlo con la qualificazione "Superiore".

La degustazione si è svolta a Roma e vi hanno partecipato circa 15 giornalisti. Il produttore ha introdotto le diverse annate, che sono state degustate a gruppi di tre a partire dal millesimo 2003. Alla fine di ogni sessione chi ha voluto, ha reso esplicito il proprio giudizio.

 

2003
Colore giallo paglierino.
Naso di impatto minerale, il sentore è bianco fino al richiamo della sabbia; ci sono fiori gialli e frutta esotica che vivono un interessante contrasto con le impronte di erba appena tagliata e funghi freschi; con il passare dei minuti emergono sfumature di crosta di pane e agrume.
In bocca ha un impatto bruciante; può contare sull’energia di sapidità e acidità che mantengono vivo l’assaggio.
La tensione olfattiva e l’equilibrio gustativo evidenziano l’importante lavoro interpretativo di questa annata, che è stata una delle più calde e siccitose degli ultimi decenni.

2002
Colore giallo paglierino intenso, tendente al dorato.
Naso caldo all’impatto con sentori di rosa appassita e litchi in evidenza; dopo poco giungono sottili note di ossidazione di mela gialla matura e miele.
In bocca l’ingresso è lieve e la progressione lineare; l’acidità, di discreta tempra, finisce per essere troppo presto sola; manca il peso della materia e l’assaggio arriva con integrità fin dove può.
Il vino ha la dignità degli esseri fragili, un andamento forzato che comunque ti rende partecipe.
Giovanni Dubini ci ha raccontato delle condizione drammatica in cui le uve sono arrivate in cantina a causa dell’eccezionale piovosità estiva: solo grazie ad un drastico lavoro di selezione è stato possibile vinificare.

2001
Colore giallo paglierino vivo e intenso.
Naso dall’impatto chiuso quasi a proteggere la profonda complessità che emerge con il passare dei minuti: fiori gialli, agrume candito, ma anche crosta di pane e roccia.
In bocca presenta un’avvolgenza piena; è sapido e l’acidità ne esalta la progressione.
Vendemmia eccellente grazie anche alle buone escursioni termiche tra la notte e il giorno, avute durante il caldo mese di agosto, che hanno consentito una perfetta maturazione delle uve.

1999
Colore giallo paglierino intenso tendente all’oro.
Naso di erba appena tagliata, verderame e ferro: ha una rigidità che sorprende e quasi inganna; stando nel bicchiere, infatti, tende a spegnersi su note di carne cotta e pomodoro secco.
In bocca ha un impatto voluminoso; la materia, non ricchissima, fa fatica a reggere il confronto con la sapidità e l’acidità.
Il vino vive di un’esplosione olfattiva che finisce quasi per sopraffarlo e ne rivela la debolezza gustativa.

1998
Colore giallo dorato.
Naso chiuso di difficile lettura: l’impatto è tendenzialmente surmaturo, ma la spina minerale calcarea è vibrante e dona al vino un’affascinante tensione affiancando alle prime sensazioni note salmastre e gessose.
In bocca sorprende per ampiezza e avvolgenza; la mineralità è tagliente, la corposità fa sentire il suo peso e l’assaggio offre una progressione lunga.
E’ un vino arcigno, di quelli che chiedono tempo: a distanza di quasi un’ora continua a concedere poco all’esame olfattivo; tanta riservatezza, come spesso accade, si concretizza in un presenza gustativa vibrante che diventa memoria masticabile.
Quella del 1998 non è stata sicuramente la vendemmia ideale, ma colpisce come, ancora una volta, il lavoro in cantina teso ad assecondare il peculiare andamento delle singole annate venga premiato dal risultato finale di vini leali e coinvolgenti.

1997
Colore giallo dorato caldo.
Naso all’impatto di buona vitalità minerale, segnato da note di salsedine; fa fatica a conservarsi teso e finisce per raccogliersi su note di frutta gialla matura e casearie.
In bocca l’opulenza e il volume dell’impatto tendono a soffocare la spina acida dell’uvaggio; lo sviluppo gustativo risulta troppo lineare per emozionare.
Giovanni Dubini e molti dei degustatori presenti hanno apprezzato in modo particolare la coralità e la qualità dei ritorni di questo millesimo; ancora una perfetta interpretazione di un’annata difficile di cui personalmente ho sofferto il caldo e la poca dinamicità, forse troppo!
Confrontandomi con il curatore ho verificato che un’altra bottiglia aperta qualche settimana dopo ha dato un esito più autorevole e meno caduco.

1996
Colore giallo paglierino maturo.
Naso di ruggine, ferro vivo e crosta di pane, il richiamo di idrocarburi è nobile; l’evoluzione nel bicchiere vira verso sensazioni ematiche e l’equilibrio tende a spostarsi su sentori ossidativi di miele scuro.
In bocca l’impatto è ricchissimo e la corrispondenza rigorosa; nella progressione perde energia e l’incantesimo si spezza segnando una divisione netta con la seconda parte dell’assaggio.
Nonostante abbia condiviso con gli altri degustatori il fascino dell’andamento alsaziano di questo millesimo, conservo la sensazione di un vino che ha superato il punto più alto della sua espressione.
Il produttore ha dovuto operare un’attenta cernita delle uve, che presentavano una lieve botrytis; il mosto è stato ottenuto da una resa particolarmente bassa.

1995
Colore giallo dorato.
Naso dall’impatto ossidato con sentori di noce fresca, sughero buono e caramello; gli bastano pochi minuti per esaltarsi grazie a una bella energia minerale.
In bocca offre un rigore inaspettato; l’acidità è viva e tagliente, la progressione austera, lenta, ma inesorabile.
Il 1995 è stato un anno dall’andamento climatico irregolare; anche per questo millesimo la resa è stata bassa e questa bottiglia ha confermato, ancora una volta, il coraggio di Dubini, premiato per la sua capacità di accogliere e rispettare il frutto anche delle annate difficili.

1993
Colore giallo dorato.
Naso all’impatto di lieve ossidazione segnato da sentori di olio di oliva molto fini; sempre presente la traccia distintiva di pietra bianca che gli dona tensione.
In bocca il ritorno ossidativo di miele e frutta candita è netto e poggia su un corpo di buona concentrazione; può contare ancora su una fine sapidità minerale che gli consente una progressione avvolgente e un finale profondo.
E’ probabile che il vino abbia già superato il momento della sua massima espressione, ma ha ancora un passo e una vitalità invidiabili.
Un’estate contraddistinta da temperature alte e con poca presenza di piogge ha permesso di ottenere uve ricche di zuccheri.

1991
Colore giallo paglierino intenso.
Naso all’impatto di erba bagnata e nocciola fresca; in secondo piano note di buccia di agrumi, ma anche carne cruda.
In bocca riesce ad essere avvolgente e “gelido” allo stesso tempo, grazie ad una acidità ancora viva e aristocratica, inoltre lo sviluppo risulta profondo.
Comunica sensazioni di alterità e freschezza sorprendenti per un vino di 16 anni, ma fatica a coinvolgere sia per quanto descritto sia, sopratutto, per la poca costanza e l’instabilità che offre con il passare dei minuti.
L’andamento climatico è stato caratterizzato da temperature primaverili basse che hanno rallentato la crescita dei germogli e ritardato la fioritura.

1990
Colore giallo dorato intenso.
Naso caldo di bergamotto e cumino; con il passare dei minuti la chiusura iniziale cede a favore di sentori di idrocarburi, buccia di lime e tamarindo.
In bocca si offre con lo stesso calore avvertito al naso e l’assaggio risulta avvolgente e coinvolgente; il passo è lento e perentorio e la progressione lascia in eredità una sensazione di intensa presenza.
Dopo l’assaggio, il vino continua a lavorare a lungo e la memoria gustativa richiama continuamente l’attenzione.
Il perfetto andamento climatico e una produzione limitata hanno contribuito a caratterizzare la vendemmia 1990 come una delle più interessanti degli ultimi due decenni.

1989
Colore giallo dorato.
Naso maturo di miele e nocciola che presto diventano torrone; in profondità il compendio minerale, pur soffrendo l’irruenza delle note ossidate, risulta ancora vivo.
In bocca il ritorno è perentorio: la nocciola è calda e predominante; l’acidità è discreta e lo sviluppo di media lunghezza.
A bicchiere vuoto tende ad accentuarsi il sentore ossidativo che diventa monocorde, ma cos’altro mai si può pretendere?

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