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Alba Wines Exhibition 2007: appunti di degustazione

Appunti di degustazione da Alba Wines Exhibition 2007.

 

Barolo

Brezza: il Barolo Bricco Sarmassa è buono anche se la sua godibilità è affaticata dal troppo calore.

Mascarello Bartolo: il Barolo, ottenuto da tre vigneti tra il comune omonimo e La Morra, ha una florealità balsamica, l’acidità è ben assimilata; è un vino spontaneo, a tratti facile ma sempre coinvolgente, uno dei migliori.

Pira: il Barolo Cannubi ha un naso molto tipico: liquirizia, radici, terra; in bocca è mordente e spigliato, meno condizionato dal legno rispetto ad altre annate.

Rinaldi Francesco: il Barolo Le Brunate ha un naso ampio, in bocca è intenso anche se leggermente bruciante.

Rinaldi Giuseppe: Barolo Brunate-Le Coste, sentori di frutta, liquirizia, rabarbaro che si ritrovano in bocca, i tannini sono vivaci, l’acidità non abbandona mai; grande pulizia nelle sensazioni finali.

 

Castiglione Falletto

Boroli: Barolo Villero, colore granato scarico, naso chiuso al primo impatto, in bocca sa di frutta matura, molto piacevole, astringente e succoso nello stesso tempo; l’altro cru presentato, il Cerequio, sito in territorio di Barolo, ha una complessità più consistente, in bocca mantiene una discreta freschezza.

Brovia: Barolo Villero, colore granato, in bocca forte sapore di liquirizia, a renderlo superiore agli altri è la bella dinamica; il Ca’ Mia, situato a Serralunga, ha una maggiore articolazione del profumo con affascinanti sentori marini, in bocca esibisce una grande sapidità.

Franco Molino: Barolo Villero, è il più tannico dei vini dello stesso cru, i profumi sanno di tabacco, radici e terra.

Monfalletto: Barolo Enrico VI, il naso è franco, appena prevedibile, in bocca è avvolgente e lungo, il legno si sente ma non risulta aggressivo.

 

La Morra

Molti i vini con tannini verdi ed asciutti, vegetali, poco frutto e tanto legno; alcuni di loro appaiono già troppo trasformati e monocordi, salvo qualche eccezione come…

Cascina Ballarin: Barolo Bricco Rocca, questo piccolo produttore dell’Annunziata ha presentato un vino di forte carattere, naso ferroso ed ematico, in bocca è sapido e prolungato, con una forte ritorno di radice di liquirizia.

Marcarini: il Barolo La Serra ha un colore granato scarico, il naso sa di spezie e tabacco, al palato è salino, balsamico e mostra una perfetta corrispondenza gusto olfattiva.

Veglio: Barolo Castelletto, un interessante naso verde di frutta ancora non matura, in bocca ha un’entrata morbida ma è nel contempo tannico, persistente e con una discreta acidità.

Da segnalare inoltre la buona prova del Barolo Cerequio di Chiarlo, del Barolo Serre di Gagliardo da vigneti in La Morra, Serralunga, Monforte e Barolo, e del Barolo La Serra di Roberto Voerzio.

 

Monforte d’Alba

I vini di Monforte esprimono un’equilibrata sintesi tra tannini e frutta matura, inoltre sono dotati di una mineralità che spesso li rende sapidi.

Gianfranco Alessandria: mi sono piaciuti entrambi, il Barolo Gramolere è più rustico, il Barolo San Giovanni ha una maggiore eleganza.

Manzone: il Barolo Le Gramolere è accattivante sin dalla prima olfazione, in bocca è sapido e persistente.

Monti: il Barolo Bussia si distingue grazie al saporoso equilibrio.

Parusso: Barolo Mariondino, il naso è poco espressivo, in bocca si sente un po’ tropo calore ma ha una buona persistenza; senz’altro superiore il Riserva Bussia 2001, colore granato scarico, entrata in bocca sottile, sensazione molto lunga e un’ottima acidità.

 

Novello

Cogno: Barolo Ravera, ha un ottimo naso minerale, in bocca è leggiadro e fa di questa levità la sua peculiarità.

 

Barolo di Serralunga

In linea generale tutti i vini di Serralunga sono risultati tra i migliori: la materia è ricca, la struttura tannica è articolata, la pregevole freschezza è un’opportunità per essere longevi. A rappresentare il terroir il Vigna Rionda di Massolino, sia con il 2003 sia con la riserva 2001. Quest’ultimo risulta ancora crudo nel senso migliore del termine, cioè in fase di crescita, mentre molte delle riserve 2001 di altre zone presentano già una fase discendente.

 

Verduno

Alario Claudio: Barolo Riva, naso verde poi verdure bollite in bocca è molto astringente sa di fico maturo e di prugne cotte, discreta acidità.

Fratelli Alessandria: di quest’azienda ho apprezzato in ugual misura entrambi i vini presenti: il Monvigliero, da uno dei più noti cru di Verduno, ha al naso un forte sentore di liquirizia, in bocca sa di erbe aromatiche, mentre il Gramolere, il vigneto è sito in Monforte, ha uno dei pochi nasi floreali della degustazione, in bocca ha grinta e dinamica.

Ascheri: il Barolo Vigna dei Pola gode di un’ottima acidità e risulta equilibrato; il Barolo Sorano di Serralunga ha il tipico naso territoriale di erbe medicinali e tannini perentori.

 

Altri comuni

La Spinetta: Barolo Vigneto Campè, questo è di Grinzane Cavour, ha un naso austero e speziato, piccante, in bocca è verde di foglie macerate, tannico, ha un carattere che si distingue dagli altri.

 

Barolo Riserva 2001

I vini che seguono hanno dato prova di complessità e di personalità con sicura possibilità di evoluzione.

Bergadano: il Barolo Riserva Sarmassa ha colore granato scarico, naso molto interessante, il sapore copre bene e il gusto è piuttosto persistente.

Borgogno Giacomo: il Barolo Riserva ha intatta tutta l’austerità dei vini di questa azienda, dopo il primo assaggio hai voglia di berlo ancora, la frutta e l’acidità unite danno l’impressione di un frutto succoso che si rompe in bocca e la sua sapidità coinvolge tutto il cavo orale.

Cavallotto: il Barolo Bricco Boschis Vigna San Giuseppe ha un naso ematico e profondo, in bocca entra morbido, ha un perfetto equilibrio tra acidità e tannini, è persistente anche se prevedibile nel finale; il Barolo Vignolo un naso molto territoriale ma meno complesso del precedente, in bocca ha una acidità violenta che lo rende più impegnativo da comprendere.

Viberti: il Barolo Riserva La Volta ha un sentore marino e una sapidità che lo fanno ricordare.

 

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