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Montepulciano d'Abruzzo Valentini

Degustazione verticale di cinque annate di un vino assoluto, capace come pochi di colpire, dividere, appassionare.

Figlio di scelte viticole – prima ancora che enologiche – tese a valorizzare un vitigno generoso e fascinoso, nella convinzione che in esso vi sia già tutto ciò che serve alla genesi di un’emozione.
Un vino originale e originario che nasce dalla prevalenza dell’istinto sulla ragione, da un approccio alle cose del mondo profondamente pragmatico e spirituale insieme, alla continua ricerca di quella “armonia dei contrari” intesa non come rassicurante mediazione tra fattori opposti, bensì come sintesi feconda dei mutevoli umori della natura, sintesi raggiunta attraverso l’ascolto, l’osservazione, il rispetto.

1988
Naso enigmatico e altalenante, si muove a strappi tra sentori di caffè e moncherì e un profilo più aereo, segnato da una leggera volatile; gli basta poco, tuttavia, per donarsi in un effluvio floreale struggente, solcato da ricordi di mandorle e olive verdi.
In bocca è acido, polveroso, nevrile, molto classico nei precisi ritorni di liquirizia e visciola sotto spirito. Non ha l’allungo dei migliori, però, e la tensione giovanile con cui inizia il suo percorso sulla lingua non sfocia nella persistenza che d’acchito lascerebbe immaginare.
Una bottiglia che consegna un Montepulciano inaspettatamente tenero, delicato; l’avidità di bellezza con cui prosciughiamo il bicchiere, però, ci impedisce di definirlo “piccolo”.

1992
Naso severo e spigoloso, spostato su note erbacee assai fini, poi di pepe e polvere di liquirizia non disgiunte da una latente vinosità; le sottili incisioni balsamiche in trasparenza completano un quadro di matrice espressiva piuttosto “nordica”, tutt’altro che fredda.
In bocca la progressione tattile è inarrestabile, dispiega con fare decontratto un’energia turbinosa come a voler dimostrare che “concentrazione” e “forza” non sono l’una il necessario presupposto dell’altra; chiude il suo slancio furibondo sfumando lunghissimo sui sentori di noce.
Vive la sua imprevedibilità senza contraddirsi mai.

1995
Naso inizialmente riottoso, su evidenti note di riduzione: è lento ad aprirsi, quasi a sfidare la pazienza di chi gli è di fronte, pronto a concedersi solo a chi mostri adeguate curiosità e voglia di non fermarsi alle prime impressioni; il premio è un flusso man mano più fine e coordinato, al punto da ribaltare l’ostinata chiusura iniziale in un’incantevole mediterraneità di mirto, origano e iodio.
Bocca brutalmente strepitosa, coesa ed energica, attraversata da una perentoria frustata minerale che scuote cuore e palato.
Vino di tesa e irrequieta eleganza, non si cura di piacere mostrandosi piuttosto per quello che è, e imprimendo una traccia profonda nella memoria grazie a una tattilità poderosa capace di far vibrare le corde più remote della sensorialità.

1997
Naso fosco, inaugurato da cupi sentori di pelliccia bagnata, poi si apre piano su delicate note di mou, nocciola tostata e crema all’uovo.
Bocca ruvida e densa, distende placida la sua ricchezza sostenuta da una sapidità sotterranea che ne mantiene la beva lieve e godibile; non è tagliente quanto gli altri ma, quasi mosso da un fiero rigurgito, non rinuncia ad accomiatarsi burbero su un finale serissimo di carne cruda e ginepro.
Un Montepulciano “consolatorio”, ma fino a un certo punto; la bonaria indolenza con cui si mostra non tragga in inganno: è sempre lui, a conti fatti.

2000
Naso verace e tumultuoso, impone la sua irruenza come un dono; i sentori di erba appena falciata e torrefazione che attraversano rapidi lo spettro olfattivo riescono solo in parte a edulcorare un’animalità viscerale ed indomita, declinata nei riconoscimenti odorosi di sangue e pasta di salame.
Bocca impetuosa, impressionante per profondità e forza; i corrispondenti ritorni carnosi segnano l’epilogo gustativo di un vino trascinante, ingrugnito ma non sgraziato, da amare o odiare senza mezze misure.
E’ questo un grande vino di suggestione, appassionante e appassionato, assai lontano da una stilizzata perfezione formale eppure dannatamente bello, irresistibilmente attraente.
Come tutte le cose vere, in fondo.

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