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Borgogna 2007 - Appunti sparsi su négoce, terroir, congiuntura e stile

È difficile evitare i luoghi comuni, quando si parla di Borgogna.

Borgogna 2007: appunti sparsi su négoce, terroir, congiuntura e stile

 

articolo

 

È difficile evitare i luoghi comuni, quando si parla di Borgogna. L’appassionato di vino accosta il nome di questa mitica regione con l’eccellenza qualitativa, ma il panorama è intricato, eterogeneo e non così rassicurante. La Côte d’Or – in misura minore il Mâconnais e lo Chablisien – annovera alcuni dei più prestigiosi lieu à vigne del pianeta, dove Chardonnay e soprattutto Pinot Noir hanno creato una straordinaria e radicata alleanza con il terroir. La produzione regionale include tuttavia vini di statura minore, talvolta modesta, spesso dal cattivo rapporto qualità prezzo.
La disagevole maturazione dell’uva dovuta alle particolari condizioni climatiche, la natura bizzosa del Pinot, l’ampia diffusione di selezioni clonali iperproduttive, la legislazione vitivinicola talora permissiva, le allegre estensioni territoriali delle aoc incoraggiano invasivi interventi di cantina, correzioni enologiche, talora apporti di mosti e vini esogeni (antica, illecita consuetudine che non pare estirpata). Altre bottiglie, più semplicemente, non sono all’altezza della loro reputazione. Difficile, ad esempio, trovare un vino AOC Bourgogne “entry level” che tenga alti i colori della regione e capace di regalare piena soddisfazione. Non è raro neppure imbattersi in cuvée village anodine o in premier cru indegni di tale classificazione; i grand cru non sono immuni da cocenti cadute qualitative e tutto questo trascende la proverbiale irregolarità espressiva borgognona.
L’adeguamento qualitativo in altre regioni di molti prodotti ordinari o di medio valore – consentita dalla diffusione della vinificazione moderna ma anche da un generalizzato favore meteorologico degli ultimi quindici anni – non sembra arridere alla Borgogna, la cui storica eccellenza deriva da condizioni naturali estreme, addomesticate e valorizzate dalla sapienza umana. La necessità di assicurare una regolarità qualitativa e l’avvicinamento a uno standard stilistico “internazionale”, ha sviato vari produttori dall’espressione di un terroir dal talento molto irregolare a distanza di poche centinaia, talora decine di metri. Di fronte alla rapida e oscillante trasformazione della tecnica e del mercato del vino, in Borgogna il rinnovamento è più controverso che altrove, perché la nobile e antica tradizione vinicola è profondamente radicata, i prodotti godono di una reputazione mondiale e di una peculiarità espressiva da salvaguardare. Impossibile, insomma, costruire su un terreno vergine, ma ci si trova di fronte alla complicata e difficile ristrutturazione di un antico e prestigioso edificio.
Le grandi maison del négoce, che acquistano parte o tutte le uve e i vini, si iscrivono più facilmente in questa dinamica di standardizzazione. Una situazione aggravata dalla perdita di savoir faire e di motivazione dei récoltant conferitori (comunque ben remunerati in virtù del prestigio delle appellation). L’acquisizione di alcune aziende da parte di soggetti facoltosi, estranei al mondo viticolo, con i loro tecnici e consulenti di formazione accademica e di provenienza esterna, dissipa la conoscenza del terroir.
Alcune di queste case dànno l’impressione di ragionare sempre più in termini di domanda e di input da parte del mercato e mostrano di rispondere in tempi rapidi alle tendenze dei buyer. Le gamme di prodotti si ampliano senza la padronanza dei relativi terroir; sulle etichette appare il nome dei due vitigni, infiltrazione del criterio del vin de cépage, che erode la cultura del vin de terroir. Paradosso e miopia evidenti, per una regione in cui la nozione di territorio è l’insostituibile fondamento della qualità e dell’identità vitivinicole.

Generalizzare sarebbe un errore: non è tutto così opaco e i misfatti umani non bastano, per ora, a cancellare la forza del macroclima né la nobiltà primigenia delle cultivar impiegate. In Borgogna, però, la vigilanza deve essere particolarmente elevata, pena la perdita, a medio-lungo termine, di vini inimitabili, tra i più pregiati al mondo.

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