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CAPINERA

Le Marche rappresentano sempre più una realtà enologica impostasi all'attenzione nazionale e internazionale, vuoi per la qualità dei suoi prodotti che per il rapporto qualità-prezzo che, con alcune eccezioni, si mantiene su livelli corretti, se non di particolare interesse, specie per quanto concerne alcuni prodotti "base" che poi tanto base non sono…
In questa corsa alla qualità, che ha interessato Aziende grandi e piccole, si sono in particolare distinte le aree storiche del Verdicchio, Rosso Conero e Rosso Piceno, soprattutto quelle ubicate nelle province di Ancona e Ascoli Piceno. Altri territori stanno subendo uno sviluppo più lento, o magari più in sordina, come ad esempio le zone del Maceratese, di certo non troppo note tra gli appassionati del vino.

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ARTIGIANI DEL ROSSESE

Nell'area di Dolceacqua vi è una lunga tradizione di microproduttori di Rossese, tradizione che sopravvive ancora oggi. Nei suggestivi vicoli medievali di Dolceacqua e degli altri borghi circostanti, non è raro imbattersi in minuscole, dimesse botteghe, sui cui vecchi scaffali si trovano bottiglie di olio extravergine e vino rossese, e barattoli di conserve. Sebbene proprio il turismo ne permetta la sopravvivenza, non si tratta di negozietti per turisti: la penombra polverosa, i muri spessi di pietra, gli scaffali disordinati, scarni come i modi di chi vi accoglierà, raccontano una storia antica e contadina. Fatta di lavoro quotidiano nei campi, piccole parcelle scoscese e terrazzate, dividendosi tra viti e ulivi. Fatta di consumo familiare e vendita diretta delle minuscole produzioni. Per chi giunge in questo angolo di Liguria, attratto dall'integrità dei suoi antichi borghi, la visita ad almeno una di queste botteghe è un'esperienza da non perdere. Fatevi condurre nei locali di vinificazione: ricavati perlopiù nelle cantine delle costruzioni medievali, ampie all'incirca come due moderni garage, sono un esempio di artigianato del vino. Qui il tempo pare proprio essersi fermato. E invece, purtroppo, non è così. Le giovani generazioni non sono attratte dallo stile di vita che questo tipo di attività comporta, e così i microproduttori di olio e Rossese diminuiscono di anno in anno, a volte vendendo i piccoli appezzamenti, spesso semplicemente abbandonandoli. Anche per questo vale la pena mettere da parte, almeno per una volta, la propria selettività un po' snob di esperti di vino, per vivere un'esperienza che è prima di tutto culturale. I vini, peraltro, hanno più di qualcosa da raccontare: noi li abbiamo assaggiati pressoché tutti, in annata 2001, e riportiamo qui sotto le nostre impressioni. Nel complesso abbiamo riscontrato qualche comprensibile imprecisione olfattiva, una certa diffusa ruvidità in bocca (pochi tra questi produttori hanno la diraspatrice, pochissimi fanno svolgere la malolattica) ma anche una struttura e un'ampiezza di beva a volte davvero sbalorditive, e spesso superiori a quelle dei Rossese "di marca". Evidentemente, le vecchissime, poco produttive vigne ad alberello basso sono in grado di donare a chi si ostina a coltivarle una materia prima di livello straordinario.


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I Baroli di Borgogno alla maniera dei Fulminati

Finalmente, dopo tanto sognare, eccole qui, le albeise Borgogno tirate a nuovo, '61, '71, '78, '82, '89, '90 e '96. Stappo, tappi nuovi, uguali. Decantate con cura prima della spedizione, dice l'azienda, va bene. Qualche perplessità.

Congerie di bicchieri diversi, mica sempre c'è modo di schierare la compatta batteria di Riedel, tra noi: veterani di migliaia di verticali, enotecari, ristoratori, un quasi enologo e un enologo di una azienda prestigiosa, un canadese averti, passione dappertutto.

Eppure nei bicchieri diversi il vino è uguale. Mormorii. Questo un colore da '61? È uguale al '78 come l'89 spiazzati come da un rigore di Maradona. Muto, mi ripasso in mente Porthos, rileggerò dopo di colori compatti e brillanti. Al mio tavolo è uguale, la sensazione dell'uniformità di colore spiazza i più e inquieta, alla mia destra sento qualcuno bisbigliare "vai, ce l'hanno piazzato dietro", ma andiamo avanti.

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Martino dice la sua, con affetto

SASSAIA Azienda Agricola LA BIANCARA di Angiolino Maule, annata 2001, 12%,
85% Garganega e 15% Trebbiano.

Nella produzione di questo vino è escluso ogni tipo di concimazione o trattamento sistemico. Fermentazione con buccia senza controllo della temperatura e senza l'aggiunta di lieviti e enzimi. Coltivazione su terreno vulcanico.

Colore: giallo dorato, brillante.

Naso: profondo, intenso, orgoglioso; fiori secchi gialli, biancospino, minerale, sentori di pinoli, uva matura, leggermente balsamico.
Banana matura e sentori di pesca e albicocca.

Bocca: Entrata morbida e convinta. Mineralità (azoto, potassio, sodio) spiccata, salino. Sono ben espresse tutte le proprietà della terra vulcanica. Si sente la gioventù ed è una gioventù briosa e solare, ma anche contrariata e tesa che potrebbe portare ad una caduta nervosa. L'acidità è ampia e ben distribuita. Note dimarmellata di pesca e albicocche. Buona persistenza con retrogusto di mela cotogna e mosto a mettere in evidenza questo incontro fra gioventù e vecchiaia, che mi sembra l'immagine più rappresentativa di questo vino.

Ottima espessione del terroir, come nelle intenzioni del viticoltore.

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Verticale di Gewürztraminer Zind-Humbrecht

Zind Humbrecht è produttore ritenuto da alcuni, per quanto attiene ai vini bianchi, tra i più grandi del mondo. Sul banco assaggio erano presenti cinque vini prodotti in annate che vanno dal '90 al '94, di due cru differenti: l'Herrenweg Turckheim, per quanto riguarda le annate '90-'91 e '92 e l'ancor più prestigioso Windsbuhl per il' 93 e il '94.
Per presentare questi due cru, ci varremo del commento cortesemente trasmessoci dallo stesso produttore. Come noterete il signor Zind Humbrecht ha accluso anche qualche nota e qualche previsione sullo stato organolettico dei vini: i lettori avranno dunque modo di paragonarle con le nostre riflessioni.

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VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI CLASSICO

Personalità e convenienza
Una delle zone ormai classiche per i bianchi mostra una buona omogeneità stilistica e qualitativa con alcune punte davvero eccellenti, ed in più non sembra per il momento voler effettuare "fughe in avanti" sul versante dei prezzi. Un buon Verdicchio costa meno di una discreta Vernaccia di S. Gimignano, di un Terre di Franciacorta o di un Greco – per citare solo alcuni bianchi "alla moda" – pur offrendo una qualità ed una capacità di invecchiamento spesso superiori.

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CARMIGNANO 2003

A parte il delirio ordinario del traffico su gomma, lasciarsi i fumi e i rumori della Grande Città alle spalle e affondare nei cipressi nelle lucciole e negli odori di macchia apre la mente e rinfranca l'animo. E' uno di quei passaggi di vita che ci ricorda tutt'un tratto che esiste un fuori, cose altre da ciò che si vive nella parentesi graffa della norma. E non è così scontato.

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Bordeaux 2000 e un intruso

Il nostro gruppo di degustazione è tornato alla carica volendo misurarsi con un'annata che si è da tempo preannunciata come mitica, in un territorio che lo è da sempre, sì da aver rapidamente raggiunto prezzi che pure potrebbero (benevolmente) definirsi tali.
Stiamo parlando del Bordeaux 2000, salutato da Parker come "El Dorado", seguito (o anticipato, poco ha importanza) dal coro unanime della stampa francese e nordamericana in primis.
A nostro avviso il bordolese è una delle poche regioni vitivinicole del mondo che non gode di famma immeritata: ancora oggi raggiungere quei livelli di complessità, eleganza, concentrazione e insieme austerità, per non parlare delle capacità di invecchiamento, rappresenta un traguardo oltremodo lontano per molti pur grandi vini del Vecchio e Nuovo Mondo. Alla prova dei fatti, quanto a mio avviso è più difficile imitare sta proprio nell'uso sapiente del legno che, vuoi per le sue caratteristiche intrinseche, vuoi certamente per il felice incontro con il terroir, non si concede mai troppo, né inclina verso l'appariscente ma dubbio crinale del "dolce a tutti i costi" con quegli eccessi di speziatura che adombrano la materia prima e danno talora l'impressione di star masticando una caramella alla menta, o una stecca di vaniglia, o polvere di borotalco...
Certo, però, di qui a giustificare un'impennata di prezzi che, dopo il consistente aumento inaugurato con l'annata '95, ha visto nell'annata in questione un ulteriore picco (con una media del 50% in più rispetto al '99), davvero ce ne corre...

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Ancora Piemonte, Toscana ed un pizzico di Slovenia

Cari navigatori,
qua sotto i resoconti delle nostre ultime bevute, in ordine di tempo, beninteso.
Abbiamo stappato qualche bottiglia buona e qualche altra meno... Di queste sicuramente
NON RICOMPREREMO: Alteni di Brassica 97 e il V. Nobile Tre Rose; mentre assolutamente da non perdersi il PAJANA 96 di cui abbiamo già fatto incetta (alla faccia dei tradizionalisti più convinti... secondo noi esprime fieramente il carattere del suo autore: esplosivo e furbo al contempo fiero di essere langarolo) ed il Bentivoglio che se anche semplice "non ci disgarba punto".

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Piemonte, Toscana e molto altro

Con grande sprezzo del pericolo ed indomita abnegazione, abbiamo bevuto i seguenti vini:

Piemontesi:
Barolo Castelletto 96 - Veglio Barolo Conteisa Cerequio 90 - Gromis Barolo 96 - F.lli Revello Monpra 98 - Conterno Fantino

Toscanacci:
Camartina 95 - Querciabella Solaia 94 - Antinori Sassicaia 93 - Tenuta San Guido Saffredi 97 - Le Pupille Cortaccio 97 - Villa Cafaggio Siepi '95 - Fonterutoli Brunello di Montalcino 1990 Vigna di Pianrosso - Ciacci Piccolomini d'Aragona Chianti Classico Ris. '93 Vigneto Rancia - Fattoria di Felsina

Francesi:
Cote du Rhone Villages - Prestige 1998 - Domaine La Soumade Pinot Noir Reserve 95 - Vin D'Alsace - Gérard Schueller

Marchigiani: Chaos 98 - Fattoria Le Terrazze

Abruzzesi: Montepulciano D'Abruzzo Villa Gemma 94 - Masciarelli

Trentini: Südtiroler Chardonnay Löwengang 95 - Alois Lageder

Friulani: Collio Merlot Graf De La Tour'97 - Villa Russiz

Umbri: Torgiano Rosso Ris. Vigna Monticchio 92

Come si può vedere dai vini scelti le nostre preferenze enologiche in quanto ad assaggi sono rivolte alla Toscana e al Piemonte, un retaggio che ci porteremo dietro a lungo visto che la Toscana è la nostra regione ed il Piemonte è il nostro ideale... Comunque tutte le bottiglie sono state acquistate da noi ed il nostro rapporto con le aziende produttrici è il solo scontrino fiscale... Ci ricompreremmo quindi queste boccie: Barolo Castelletto 96, il Solaia 94, il Saffredi 97, il Brunello Vigna Pianrosso 90, il Montepulciano D'Abruzzo Villagemma 94 e lo Chardonnay Löwengang 95... tutte bottiglie tranne il Brunello (che uno di noi aveva in cantina da lungo tempo) reperibili in enoteca cercando un po'... Antonio & Luca

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CARMIGNANO 1998

La D.O.C.G. di Carmignano, con meno di 200 ettari di vigneto, è la più piccola presente in Italia. Il Carmignano è prodotto con uve Sangiovese (almeno il 50%), Cabernet Sauvignon (dal 10% al 20%), Canaiolo nero (fino al 20%) ed altri vitigni rossi (fino al 10%). La cosa più importante evidenziata dalla degustazione è la presenza, in tutti i vini, di un carattere organolettico ben delineato, profumi sempre ben espressi, bocca equilibrata e di buon peso. Ancor più interessante la felice espressione assunta dal Cabernet Sauvignon nella zona e nei vini, dove seppur ampiamente riconoscibile, non marca con la sua presenza l’uvaggio, che mantiene anzi una sua spiccata personalità, assumendo toni moderni senza raggiungere espressioni troppo “internazionali”. Vini caratterizzati quindi da una naturale eleganza, fatta di tannini decisi e di una giusta dose di rinfrescante acidità, sicuramente regalo del sangiovese; tutte doti che unite ad un corredo polifenolico di tutto rispetto (si parla per l’annata 1998 di una media per estratto secco superiore ai 30 g/l) dovrebbero garantire a questi vini una gran longevità.

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