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Porthos 35

Porthos 35 - Introduzione

Indice articoli

L'introduzione a Porthos 35. Una panoramica su i principali temi trattati.

Voi siete così giovane, così al di qua d’ogni inizio, e io vi vorrei pregare quanto posso, caro signore, di aver pazienza verso quanto non è ancora risolto nel vostro cuore, e tentare di aver care le domande stesse come stanze serrate e libri scritti in una lingua molto straniera. Non cercate ora risposte che non possono venirvi date perché non le potreste vivere. E di questo si tratta, di vivere tutto. Vivete ora le domande. Forse v’insinuate così a poco a poco, senz’avvertirlo, a vivere un giorno lontano la risposta.
Rainer Maria Rilke, da una delle Lettere a un giovane poeta,
traduzione di Leone Traverso, Adelphi 1988


Porthos Trentacinque è dedicato…

… Agli abbonati e ai lettori…
… compresi quelli che continuano a farne delle fotocopie.
Circola la convinzione che si legga sempre meno, in Italia e non solo, e che la carta stampata sarà sostituita dall’elettronica. Forse è vero, noi speriamo che la perdita di affezionati alla lettura sia rallentata da una corrente contraria, una resistenza di persone che hanno ancora voglia di pensare. Eppure si pubblica moltissimo in Italia e non capisco come. Quando sono chiamato a scrivere – la rivista e il libro sono lì ad aspettarmi – sento di non essere mai abbastanza pronto; ho bisogno ancora di tempo per leggere, ascoltare, guardare e, qualche volta, pregare.

… A quelli di Porthos (e non solo)
Penso di continuo a cosa ci manca per superare la soglia critica degli abbonati e vivere meno pericolosamente. La selezione delle idee è spietata. Via la tentazione di cambiare le nostre regole su come finanziarci, caso mai si potrebbe immaginare un gesto eclatante, per dimostrare quanto la scelta d’indipendenza sia stata illuminata. Via la tentazione di modificare l’impostazione circolare e trasversale che ci ha contraddistinto sin dall’inizio: il vino non è solo vino. Anzi, oggi mi sento di dire meglio: il vino è un mezzo per raggiungere la bellezza e la conoscenza.
Cosa rimane allora? Moltissimo. Tra le tante ipotesi più stringenti, quella praticabile immediatamente è fare meglio il nostro lavoro. Per citare Elio Petri: «l’ultima linea di resistenza è fare bene le cose».
Certo, in questi dieci anni abbiamo realizzato cose belle e raccolto significativi riscontri, ma non basta sentirci speciali per esserlo fino in fondo. Quindi, possiamo e dobbiamo scrivere in modo fruibile senza perdere l’originalità e la profondità che fanno durare i nostri articoli. Cercare con maggiore perseveranza gli argomenti che toccano le parti sensibili dei temi a noi cari, il vino e l’alimentazione, le persone e l’arte. Essere più vicini ai luoghi del vino, in modo da comporre monografie autorevoli e complete. Queste azioni ci aiuteranno ad allargare la nostra comunità, evitandoci l’isolamento così irresistibile quando si è minoranza, una solitudine che si trasforma in sparizione e significa la morte dei propri sogni.

… Alle aziende che si definiscono naturali
Un vino buono non può che essere un vino naturale, originato da un luogo sano e vivo, realizzato senza la mediazione della chimica di sintesi, ma grazie alla competenza, alla partecipazione e alla manualità del produttore. Per ottenerlo, non basta aver dichiarato di volerlo fare.

… Alle aziende che si definiscono convenzionali
Le interviste contenute nel parere tecnico, e gli atti del convegno di Trento, aprono uno spiraglio a coloro che, seppure definibili “convenzionali”, continuano a lavorare con amore e s’interrogano ogni giorno sul da farsi per non perdere la vitalità dei propri vigneti. Uomini e donne che sono attesi da una scelta ormai ineludibile, faticosa quanto si vuole e non priva di incognite, almeno nell’immediato.
Purtroppo si è diffusa l’opinione che la differenza tra naturale e convenzionale sia una questione stilistica, come quella fra tradizione e modernismo. Non è così. Non si tratta di fantasia applicata alla realizzazione del vino e di altri alimenti, non è scegliere una modalità d’interpretazione, come se il naturale o il convenzionale fossero opzioni sostenute dalla richiesta del mercato.
«Fare il vino è solo questione di passione – dicono – altrimenti non ne varrebbe la pena, vista la fatica e le spese che s’affrontano». Bene, questo è il momento per dimostrare che si tratta di convinzioni e non solo di dichiarazioni d’occasione. Nella nostra società, sono pochi i privilegi paragonabili a quello di possedere della terra e poter trasformare un frutto perfetto come l’uva.
I rischi, rispetto alla soddisfazione di riuscire, sono infinitamente minori.

… A Enrico Cozzoli

Porthos Trentacinque ospita una monografia di foto realizzate da Maurizio Di Ianni. Sono certo che il nostro autore principe sarà felice di dedicare questa selezione dei suoi migliori scatti a un collega morto in un incidente sul lavoro. Enrico, porthosiano praticante, innamorato del vino e di Patty, con la quale condivideva le puntate a via Mantegazza, stava diventando un bravo degustatore: aveva superato l’approccio meccanico delle prime armi e si preparava a offrire al liquido odoroso la parte più profonda di sé.

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