Paesino di montagna, bassa stagione, a cena le possibilità sono poche, solo un ristorante è aperto.
Non è un locale gourmet, qualche portata non è disponibile perché Gino (nome di fantasia) non è ancora arrivato. È il titolare, il capo, quello che comanda. Ed è italico, diversamente dalla cuoca e dal cameriere, volonterosi e gentili, ma in chiara difficoltà a dover rispondere che questo non c’è e quello neppure. Non importa, noi e gli altri commensali abbiamo fame e nessuno è nervoso, si mangia e neppure male.
Al momento dello scontrino c’è un problema, la cassa è stata aggiornata e Gino, che non si è fatto vedere, non ha messo il personale in condizione di operare. I due provano e riprovano, nulla da fare, il cameriere telefona a Gino e chiede aiuto: come si fa lo scontrino? E che cazzo ne so, sbotta Gino, evidentemente scocciato. In sottofondo rumori confusi, il cameriere insiste e Gino si scoccia sempre più, dalla cucina si affaccia la cuoca, sorride amaro:
«È al bingo…».
In breve, grazie ai due non italici abbiamo mangiato, mentre l’italico stava al bingo. E lo scontrino lo facciamo un’altra volta.
Quanto alla remigrazione, un candidato l’avrei, se torna dal bingo.
Scontrini e remigrazione