
Sulle colline si spiegano strisce e strisce di piante di vite e boschi di nocciole. Arriviamo in località Monterovere. Stampati in un cielo aperto i tre bicchieri della Cascina Tavijn, il Grignolino, il Ruché e la Barbera.



Caterina rientra dalla porta da dove l′ho vista uscire e noi dietro. Ho il bicchiere in mano, piego il capo verso un interno che contiene e annuso il liquido che tende al rosso. Davanti a me un tavolo sul quale stanno bottiglie reclinate, alcune etichette sparse nell′ordine, le mani di una donna che compiono gesti di vita addomesticata assieme al movimento di impulsiva scoperta di una figlia ancora bambina. Rimetto il naso nel bicchiere e una sensazione di piacere fa il suo corso attraverso di me e la aggiungo ai due volti di donna che parlano della loro esperienza e si sorridono. Mi viene da pensare agli inizi, a quando si entra per la prima volta in una casa, in un mondo. Sono lì da meno di cinque minuti e mi sono passate dagli occhi immagini di lavoro e di famiglia e di condivisione e gioco, spazi. E c′è questa piacevolezza che circola dal bicchiere al resto in un senso che sento accoglienza.


Poi usciamo in cortile dove il gatto attraversa nuovamente lo spazio. Caterina mi porta a vedere i piccoli del gatto e ne prende uno e se lo porta al petto. Chiedo a Nadia se intanto posso aiutare i genitori ad imbottigliare.
Vai pure, io finisco di preparare le bottiglie.
Ritorno in cantina e chiedo dove posso stare per aiutare. Ottaviano mi lascia il posto alla tappatrice, una vecchia tappatrice a pedale, e si concentra sulle cataste. Teresa è seduta e tra una bottiglia e l′altra risponde a qualche mia curiosità e me ne rivolge di sue. Così il marito, attento a sfruttare tutto lo spazio possibile per sistemare le bottiglie piene del Grignolino. Il tempo scompare nell′azione e parlarci dentro, in questo agire continuo, è qualcosa che avvicina e accomuna. Il mio sentirmi straniero svanisce nel gesto e nella semplicità di chi ascolta e mi dice.

Se vuoi andiamo a posare i tuoi bagagli e scendiamo ad Asti allo stand del vino. Tanto ci sarà anche domani da imbottigliare.
Saluto Teresa e Ottaviano che ritorna al mio posto a mettete i tappi ed esco nel cortile ancora pieno di sole della sera.
Quel muro che abbiamo davanti, ricordo che in qualche punto luccicava. Sarà il fatto che forse avevamo bevuto o che il tempo ha cancellato quelle parti luccicanti…




Nadia si mette a tagliare un salame cotto, tipicità dei luoghi, un salame stagionato e una grossa pagnotta. Qualcuno versa il vino nei bicchieri e brindiamo alla convivialità. Un Grignolino che si proietta nel tempo e che accompagna con grazia la carne insaccata e rinfranca il corpo e il pensiero.

Già, l′amico grafico ha detto che questo vino è un vino con la cresta.

Mangio un pezzo di pane e lo assaggio. Il mio primo sorso. La sua semplicità e purezza mi rendono felice. Si accendono nel cervello i ricordi delle alici in salamoia, quella salinità amarognola e una vicinanza al sapore del rabarbaro. Il bicchiere scende quasi tutto d′un fiato.


Hanno il colore del vino, per nulla pungenti e assai digeribili. E continuo a versarmi il Grignolino nella versione con la cresta.




Sarà stato un colpo per loro ma sono sicuro che avranno provato anche una enorme soddisfazione.

Mi fermo un attimo a prendere Bianca.
Certo.

Saluto e ringrazio Teresa della cena, Nadia accompagna le figlie a letto ed io vado a trascorrere la mia ultima notte astigiana.