
Riscopro il paesaggio del frusinate nei pressi di Piglio che due anni prima avevo visto per la prima volta durante il viaggio appenninico. Allora ero sceso dal rifugio ai piedi del Terminillo fino a Rieti e di lì avevo raggiunto il paese in autobus. In un bar avevo chiesto indicazioni per la Visciola ricevendo in cambio sguardi interrogativi e visi dubbiosi. Poi faccio il nome di Piero e tutto si acclara e mi portano in auto fin alla casa. Suono dove c′è scritto Macciocca, nessuno risponde. Un uomo e una donna mi chiedono chi stia cercando e conosco così i genitori di Piero e mi metto ad aspettare nel cortile d′agosto, lo zaino posato su di una panchina.


Nella legnaia aiuto Piero a raccogliere i pezzi da bruciare e il fuoco prende cammino. Intanto prepariamo la tavola nel cortile tra gli alberi e il cielo aperto all′aria gradevole della prima pioggia d′agosto. Tovaglia, piatti e posate, il pane di Genzano, un′insalata con le verdure e la cipolla dell′orto e due bottiglie di Cesanese 2012. Quello della vigna detta Vignali e il Cesanese della Mozzatta.

Finalmente ci sediamo ed il tempo del dopo acquazzone si rasserena di parole e le parole di profumi in uno scambio benefico tra dentro e fuori secondo il ritmo armonico della convivialità.
Passiamo a prenderti domani e andiamo a raccogliere le nocciole per il dolce di Natale, il panpepato di Piglio.
Prima di poter passare su questa strada che divide le proprietà dovevamo portare a mano fin qui le olive raccolte. Ecco i noccioli.


Qui le nocciole abbondano in pianta e più volte si gira attorno all′albero per completare la raccolta.
Il primo sole illumina il giallo della Passerina.


Intorno le colline che precedono di poco gli appennini. Mozzatta è un vigneto circondato da siepi di rovi e piccoli alberi, qualche balla di fieno e distesi ricacci di vigna selvatica.


Seguo Rosa nell′orto a raccogliere le verdure per la pasta del pranzo poi con Piero facciamo due passi per le strade di Piglio. Nella sala comunale i quadri dell′amico Piero Ricci che ha adattato l′immagine di Vincenzo, il padre di Rosa, intento a zappare, ora fermo e evocatore nelle etichette del Cesanese.





E parliamo degli inizi. Rosa e Piero stanno seduti vicino mentre il vento trascorre con le nostre parole e qualche tuono al di là delle pendici di quota mille accompagna il temporale.
La voce di Piero esce forte dalla gran cassa del suo corpo, non ci sono mezze misure, dice schietto quello che pensa e la ruvida schiettezza è intenerita da un sorriso che fa ancor più risaltare le parole.
Poi è tempo di riposo.
