


Una vecchia tappatrice che pare dalle forme e dai colori incarnare uno stile di meccanica jukebox si muove a ritmo artigianale in una propria imprecisione accompagnata dall′imprecisione dell′uomo.




L′inglese ha una voce cordiale che spesso si scioglie in un ridere allegro, assaggia serio e chiede notizie dei vini e della terra dove vivono le viti.

E andiamo a vederla questa terra che nei tratti dove è spoglia rimane rossa di argilla mista a calcare. Nelle piante qualche femminella ancora da togliere e i grappoli formati e chiusi che attendono di virare verso il colore bluastro dell′uva Croatina, della Vespolina o di Nebbiolo.

La risata forte dell′uomo d′Inghilterra percorre i filari, Giacomo indica le foglie e i diversi grappoli e si cammina forse senza sentire tutto il sole che scende sul mondo.
Poi salutiamo. L′auto riparte che la figlia ancora dorme sul sedile accanto al posto di guida e torniamo in cantina.

Proseguiamo sullo sterrato in mezzo al bosco per altri cinque minuti e alla fine giungiamo nei pressi della vigna.

È un luogo incantevole questo.

Nel pomeriggio chiedo a Carlo se ha voglia di fare due parole così ci mettiamo nella sala degustazione e mi racconta di come è nata la storia dell′azienda e i suoi sviluppi, della volontà di Giacomo e la scelta di iscriversi a viticoltura ed enologia e della collaborazione con Cristiano Garella, l′altro socio dell′azienda.


È ora di andare. Saluto la gente e la terra che nel quotidiano convivono e si adoperano a che il vino continui ad esistere nutrito di argilla e di fondo di rocce che sanno di sale e di piccola frutta.
