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17

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La Saar

Riprendiamo la didattica con il Riesling, in una delle sue zone di elezione, la celeberrima Saar. Abbiamo avuto la necessità di comporre due classi: mercoledì 17 e 24 giugno

Con Max Argiolu

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Viti Meccaniche

16, 23, 28 giugno e 7 luglio - La viticoltura e l'enologia nell'epoca contemporanea.
Con Maurizio Gily e Giovanna Morganti

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Il calendario eventi 2019/2020

Ecco il calendario degli eventi che si svolgeranno presso la sede di Porthos tra ottobre 2019 e aprile 2020

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Porthos ha raccontato al Palmizio... Ripensare il Trebbiano - versatile, suadente, duttile

La premessa nella presentazione dell’evento:

Ho conosciuto il Trebbiano in una fase molto delicata della sua storia, quando solo in rarissimi casi si poteva parlare di vino di qualità. La gran parte del liquido in circolazione era completamente anonima. Il Trebbiano d’Abruzzo di Valentini e Pepe, il bianco di Montevertine nel Chianti e il Torgiano Riserva Vigna Il Pino di Lungarotti erano tra i pochi esempi virtuosi, perché non avevano tradito le radici culturali e colturali della varietà bianca italiana più diffusa, né avevano rinunciato a un’espressività autentica, in totale controtendenza con l’espansione dei bianchi fruttati a prescindere. Potete quindi immaginare la nostra soddisfazione quando, alcuni anni fa, abbiamo cominciato a percepire lo sforzo di numerosi viticoltori per riportare il Trebbiano nella sua dimensione di bianco versatile, suadente e tattile, caratterizzato dall’emancipazione dei profumi fermentativi da associare all’impronta di ogni luogo. È stato ripensato alla luce di ciò che i maestri avevano lasciato, senza perdere la preziosa libertà d’interpretazione, ma perseguendo un senso storico, vera bussola di ogni denominazione d’origine.
 La degustazione sarà un confronto tra almeno dieci esemplari serviti alla cieca originati da diverse regioni dell’Italia centrale, Umbria, Toscana, Marche e Abruzzo, nelle quali abbiamo scoperto lo slancio con cui viene custodita l’identità del Trebbiano, varietà resistente e malleabile ma non così incline a dare i migliori frutti ovunque la si pianti.

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Questa la considerazione finale che apre la descrizione dei piatti e dei vini:

Il Trebbiano si dimostra vino indipendente e sensuale, versatile e intensamente fisico, ma soprattutto capace di emanciparsi attraverso la fermentazione spontanea e in virtù di una territorialità piena, restituita integralmente. La nostra selezione ha esibito una partecipazione gustativa che alla gran parte dei vini è sconosciuta, così non è stato difficile trovare sempre un vino pronto a seguire le veraci specialità del Palmizio. Lo consideriamo un incrocio di croccanti schiettezze e singolari imperfezioni, da misurare con la capacità di ascolto e accoglienza che ogni enofilo può imparare a praticare.

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Il vino, il mare e le stagioni - Accostamento alla cucina de Il Palmizio di Alba Adriatica

L’evento si è svolto il 30 giugno presso la sede di Porthos; è stato organizzato da Matteo Gallello con l’aiuto di Miriana Baraboglia e di Emanuele Tartuferi, condotta da Sandro Sangiorgi con Valerio di Mattia e la partecipazione straordinaria del professor Leonardo Seghetti. Un grazie particolare a Walter D’Ambrosio della Fattoria “Le Gemme”, alla signora Bruna, Andrea e Luigi Scorrano di Pomarius, a Roberto Di Gregorio e Luciano Cacucci, a Nadia e Olga.

Come potete notare dal menu, è rispettata la stagionalità di ingredienti e condimenti. La vera forza della cucina de Il Palmizio è l’efficacia dell’essenzialità, così riesce a farsi ricordare facendo emergere senza tema di smentita la statura delle materie prime.

Accostamento alla cucina de Il Palmizio di Alba Adriatica - Porthos Edizioni
foto di miriana baraboglia

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Il matrimonio tra la pizza e il vino

foto di claudio caputo
note di matteo gallello

La serata è stata organizzata da Matteo Gallello, grazie all’aiuto di Miriana Baraboglia, Claudio Caputo e Roberta Facchini, condotta da Stefano Callegari - che ringraziamo per la grande disponibilità - e Sandro Sangiorgi.

Vini Callegari

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Un Pecorino

Il buffo nome, dovuto forse al fatto che era un’uva molto gradita alle greggi
che frequentavano i pascoli vicini, oppure alla forma del suo grappolo,
molto simile ai riccetti lanosi delle pecore, ha contribuito a dare notorietà
al suo vino in un mercato sempre più orientato
verso la riscoperta dei vitigni autoctoni.
da Paolo Merlini e Maurizio Silvestri, Un altro viaggio nelle Marche, 2012, Exòrma Edizioni

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