
Non le ho chiesto come sia per lei viverci in questo luogo dopo esserci nata. Magari un giorno… intanto cammina fermandosi accanto alla vegetazione a contemplare le piccole coccinelle. Insieme guardiamo i treni, quelli che passano e quelli che passeranno e mi porteranno lontano.
In carrozza. Tra i ragazzi in pantaloni corti e un signore tedesco con i baffi che immortala la locomotiva del piccolo treno sulla pellicola analogica di una vecchia macchina fotografica, sale con me anche il signor Amarcord.
Siamo in contrada San Michele allora.
Ma adesso mangiamo qualcosa.
Il colore della campagna sfugge agli occhi, tanto sole tiene nel corpo, uno sterminato corpo di una tinta unita e continue sfumature di chiaro e scuro.


A fine pasto si parla di un passato contadino, di ricordi di figlio e azioni ripetute. La voce di Donatello prende la luce dei riflettori e si fa grossa di vita vissuta e racconta senza stancarsi.




La pendenza che nasconde la vista e la rende curiosa del dopo.

È l′ultimo acquisto. È un peccato quando vecchie vigne vengono espiantate solo perché il contadino non riesce più a lavorarle.


