Su Porthos 11, autunno 2002, scrivevamo…

Il conflitto di interessi nel mondo del vino è come la mafia, non esiste.
I soliti maligni insinuano che esistono giornalisti ingaggiati dai produttori in qualità di consulenti, per raccomandare enologi, produttori di etichette o distributori internazionali, confondendo l’attività di critica con la produzione.
Quand’anche fosse vero, si tratta solo di definire meglio i ruoli: un giornalista che assaggia i vini per conto di un produttore fa critica preventiva, come il medico che consiglia aria buona e niente fritti.
Evidente il vantaggio del consumatore, che troverà così sempre perfetta rispondenza fra la bottiglia e quel che ne dice la stampa.
Questo non è conflitto di interessi, suvvia, è coerenza.

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